Ciclone Vaia , alluvioni e siccità: gli eventi italiani del cambiamento climatico

Ambiente, Natura & Salute

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IL sesto compleanno in questi giorni del ciclone italiano denominato Vaia. Circa 14 milioni gli alberi sradicati dalla furia del vento che, spirava sui boschi del Trentino alto Adige, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Abeti rossi e bianchi, faggi, foreste di conifere alpine.

Una grande lezione abbiamo imparato da Vaia, dall’Emilia e cioè che   siamo esposti a eventi estremi e che, molto probabilmente lo saremo sempre di più in futuro prossimo.

Abbiamo imparato che l’unico strumento è la prevenzione che vuol dire essere pronti rispetto, a questi fenomeni, attuando politiche sul territorio di lungo periodo, spostando l’attenzione sulla programmazione, sulla pianificazione, sulla manutenzione e sulla consapevolezza del capitale umano.

Questo si chiama adattamento climatico che, unitamente alla riduzione delle emissioni concorre a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Esiste presso il ministero della transizione ecologica il piano di adattamento ai cambiamenti climatici, ma zero finanziamenti per la sua attuazione.

Settimane fa commentavamo gli uragani americani e oggi alla distanza di circa un anno le alluvioni in Emilia Romagna, Toscana e Sicilia.

In USA mai registrati prima in termini di intervallo di tempo tra fenomeni e, soprattutto come intensità e forza devastante.

L’uragano Helene che ha prodotto danni per 250 miliardi di dollari e 227 morti, incredibilmente dopo 14 giorni l’uragano Milton che, viaggiava a 200 chilometri l’ora.

Era scritto nel sesto rapporto, agosto 2021 di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) (AR6 WG1): “In futuro eventi meteorologici estremi, come ad esempio forti piogge, si verificheranno in modo ancora più violento e frequente, IPCC lo considera quasi certo. Anche la quota dei cicloni tropicali molto forti (uragani di grado massimo 4 e 5) continuerà ad aumentare”.

IL riscaldamento globale determina l’aumento degli eventi estremi che, tendono ad aumentare di frequenza e di intensità.

Tra questi ci sono anche gli uragani, per i quali la scala Saffir-Simpson, che comprende cinque categorie ed è in uso da mezzo secolo, potrebbe non bastare più.

A sollevare la questione sono stati di recente molti autorevoli esperti.

La scala usata oggi, la   Saffir-Simpson classifica i cicloni in categorie che vanno da 1 (con venti compresi tra 119 e 153 chilometri orari) a 5 (con venti oltre 254 chilometri orari).

I climatologi hanno fatto notare che, negli ultimi anni non solo è aumentata significativamente la frequenza degli uragani inseribili nella categoria 5, ma sono accaduti anche eventi di un’intensità talmente elevata per i quali l’attuale classificazione potrebbe essere inadeguata.

La correlazione tra uragani e clima è la seguente: pianeta più calo ha oceani più caldi quindi il calore che, è una forma di energia si accumula in mari e oceani. L’aria più calda fa evaporare più acqua, e questo vapore acqueo si trasforma poi in piogge intense, bombe d’acqua e uragani.

Utile ricordare che la distinzione tra uragani, tifoni e cicloni non esiste praticamente: è lo stresso fenomeno meteorologico.

Ciclone è la classificazione del fenomeno nell’oceano indiano, uragano nell’Atlantico settentrionale e tifone nel Pacifico nord occidentale.

Anche l’Italia ha avuto il suo uragano anche se la schiera di negazionisti climatici è in forte aumento. Sei anni oggi dall’uragano Vaia con venti, a velocità superiore a 200 chilometri l’ora.

Circa 500 comuni 494 del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia.

Abbattuti una quantità di alberi stimati in circa 9 milioni di metri cubi.

Da noi gli effetti notevoli del riscaldamento globale si chiamano alluvioni e siccità.

L’Emilia Romagna colpita da eventi alluvionali nel 2023 e nel 2024.

Le catastrofi diventeranno la norma checché ne dicono i negazionisti, sovente rappresentanti di interessi lesi dalle politiche pubbliche contro i cambiamenti climatici.

Può apparire come una esagerazione ma, in Italia 2,4 milioni di persone sono a rischio di abbandono dei luoghi in cui vivono. Stima derivante dai dati ISPRA. Stima sulla base della valutazione del rischio alto, ma se consideriamo anche quello medio i profughi climatici potenziale italiani diventano 10 milioni.

Denunciamo anche il pericolo rappresentato dal consumo e dalla cementificazione del suolo.

L’Emilia Romagna è la terza regione per consumo di suolo pari al 9% del territorio regionale. IL valore medio nazionale è del 7,2% ed è considerato fuori limite.

Saranno i disastri che per assolversi la coscienza le classi dirigenti classificheranno come“ eventi naturali”.

La Natura svolge il suo ruolo.

Siamo noi a non adattarci attuando in tempi ragionevoli le politiche di prevenzione

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