Ma quanto è buono il caffè?

Ambiente, Natura & Salute

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Al piacere di bere il caffè, vanno aggiunti i diversi benefici per una sana longevità, scoperti recentemente.

Quando eccedono i nutrienti necessari, le cellule del nostro corpo cercano di recuperare con l’autofagia, meccanismo scoperto dallo scienziato giapponese Yoshinori Ohsumi che per queste ricerche ha ricevuto il premio Nobel nel 2016.

L’attivatore classico dell’autofagia è un digiuno alimentare di almeno un paio di giorni che fornisce una decisa ripulita alle nostre cellule allontanando sostanze nutritive di scarto e/o in eccesso.

 

Un caffè al tavolo, ultimo piano del  KaDeWe di Berlino (foto personale)

Enzimi come AMPK attivano l’autofagia e allungano la vita di organismi animali, ma vi sono anche alimenti che la contrastano, tipo quelli a base di grassi saturi quali patatine fritte e altro cibo di produzione industriale che notoriamente non ci proiettano in  una direzione di sana longevità.

 

Caffè secondo A.I.

L’osservazione che il consumo di alcolici aumenti l’infiammazione epatica e il consumo di caffè la diminuisca, ha incentivato studi sull’impiego del caffè come stimolante dell’autofagia.

Il caffè, in numerosi studi, ha dimostrato di aumentare la durata della vita in specie studiate nei laboratori come lieviti, vermi e cavie, di facile impiego per i ricercatori.

Anche negli umani, una ventina di studi osservazionali su circa dieci milioni di persone ha decretato che il consumo di almeno tre tazzine di caffè al giorno riduce del 13% la possibilità di morte per qualsiasi causa, vale a dire un anno di vita in più.

Poiché il dato positivo è stato rilevato anche con il caffè decaffeinato, secondo i ricercatori, il merito va dato più che alla caffeina, all’antiossidante più presente nei chicchi di caffè:

l’acido clorogenico.

 

 

Una tostatura del caffè lenta e forte con la produzione di chicchi molto scuri  può ridurre drasticamente l’acido clorogenico penalizzando l’azione salutare del caffè, come se si eliminasse l’acido ascorbico (vitamina C) dal succo d’arancia. Anche aggiungere latte o panna può ridurre l’efficacia dell’acido clorogenico del caffè, abbassandone la biodisponibilità in maniera sensibile, mentre un consumo quotidiano di bevande con caffeina può dare dipendenza fisica.

Va tenuto presente però che come sostiene Michael Greger  nel suo volume “Come non Invecchiare”:

[…] se sarà confermato che il caffè induce autofagia e aumenta la longevità, il suo consumo quotidiano potrebbe in definitiva risultare vantaggioso […]

Numerosi altri Studi sull’uomo confermano i benefici del caffè:

Caffè in compagnia secondo Fotor A.I.

Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nutrients, condotta da studiosi dell’Università di Bologna, il caffè aiuta anche a mantenere bassa la pressione sanguigna. Dallo studio è infatti emerso che chi ne beve due o tre tazzine al giorno ha la pressione più bassa di chi ne beve una sola tazzina o non ne beve affatto.

Secondo uno studio pubblicato su International Journal of Cancer, il consumo di caffè riduce del 50% il rischio di contrarre il cancro della prostata, ricerca effettuata da Neuromed di Pozzilli (IS) tramite osservazione di 7 mila soggetti di età superiore a 50 anni.

La diagnosi di tumore della prostata in 4 anni, è risultata più bassa in chi consuma almeno tre tazze di caffè al giorno.

Un recente studio dell’Università di Coimbra in Portogallo, rivela che il consumo moderato di caffè può ridurre il rischio di malattie croniche, migliorare la funzione cognitiva e contribuire a un invecchiamento sano, con potenziali benefici che si estendono oltre le aspettative. Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, la dose ideale di caffeina per un adulto sano è di circa 400 mg al giorno, l’equivalente di 3-5 tazze di caffè.

Oltre alla caffeina, il caffè contiene 2.000 composti bioattivi, molti dei quali con effetti antiossidanti e antinfiammatori. Questi componenti combattono i radicali liberi e riducono l’infiammazione sistemica, rallentando i processi di invecchiamento. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che il caffè potrebbe influire positivamente sulla regolazione dei livelli di zucchero nel sangue e sulla salute del microbioma intestinale. 

Umberto Palazzo

Editorialista de IlCorriereNazionale.net

 

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