News in Sessuologia Scientifica dal Cile, un articolo del dott. Christian Thomas Torres, tra i maggiori esperti dell’America Latina

Iva, 1940 https://www.maramarietta.com/wp-content/uploads/2024/03/16-yva-1940.jpg
La persona amata è un mistero perché nemmeno chi ama sa bene di amare e persino di chi ama. Freud lo diceva già in “Lutto e Malinconia” che chi amiamo di più è in primo luogo un’istanza psichica, cioè una rappresentazione, una parte inconscia di chi ama. In questo non c’è distinzione di amore etero o affetto omo e succede anche nell’amore profondo di due amici o amiche.
La persona amata è rappresentazione e parte dell’inconscio di chi ama. In realtà il lutto, cioè la perdita della persona amata implica un crollo della rappresentazione psichica che aleggia l’io e ci porta ad uno svuotamento della nostra energia interna.
Questo ci dimostra che la persona amata nella realtà non è la stessa della nostra rappresentazione personale, la persona è morta, non c’è, o se n’è andata con un altro, o ha smesso di amarci.
Non c’è eppure la sua rappresentazione è più viva che mai, lasciandoci sanguinare con l’insieme delle altre rappresentazioni del Sé, togliendoci la “voglia di vivere” o di fare altre cose, di lavorare, prendersi cura degli altri, ecc.

Rudolf Koppitz, 1927 https://www.maramarietta.com/wp-content/uploads/2024/03/17-rudolf-koppitz-1927.jpg
Persona reale e rappresentazione psichica non sono la stessa la stessa cosa. Cosa amiamo di questa persona? Cosa è di lui o lei del nostro inconscio? Lacan dice particolarità piccole e lo dice anche Freud, tratti particolari, piccoli, quasi trascurabili. Jacques A. Miller sostiene:
Amare è accedere a una verità, la verità di chi sono io!
Queste affermazioni ci fanno pensare al mistero dell’amare, a ciò che è nostro, mio e lo sposto verso l’altro che si veste fantasmaticamente per far finta che sia questo e incantarmi con questa illusione.
Per questo amare è mostrare che sono in mancanza, incompleto, ciò che è sempre complesso soprattutto per gli uomini, come afferma Miller, perché amare significa assumere questa mancanza primaria, essenziale, che colloca l’altro/a nel luogo della mancanza, trasformandola in fallo per colmare la mancanza.
Ricordo ai lettori che il fallo, sempre immaginario, non è ciò che si pensa che sia, ma solo l’illusione che ci sia qualcosa che venga a porre rimedio a questa incompletezza, che come diceva Lacan, più che persa è una perdita da vincere.
Senza perdita non c’è amore e senza amore non c’è illusione e senza illusione utopica la vita sarebbe, come dice Joan M Serrat, un saggio per la morte.
Traduzione per gentile concessione del Dottor Christian Thomas Torres (CESCH) a cura del Dottor Umberto Palazzo, Editorialista de IlCorriereNazionale.net















