Hanno ammazzato il fondo. Il fondo è vivo?
Per combattere la noia di un giorno piovoso mi metto a scorre il database per vedere di comprendere la resistenza dei cavalli da resistenza. Rilevo, ma non con stupore, che cavalli che in carriera hanno terminato più di 5 120 non ce ne sono tanti, molti di loro dopo due, tre 120 finite passano da un paio di eliminazioni alla scomparsa dal panorama garistico. Nelle 160 poi tale dato viene più evidente. Come leggere ciò? Il mio punto di vista è che l’endurance logora e logora tanto.
L’attuale tipologia di gare ( flat race) e relative velocità siderali raggiunte incidono sul benessere del cavallo, sulla sua integrità e sul suo futuro garistico. La pericolosa deriva in nome di un mercato ristretto ( e di pigrizia e mancanza tecnica) non viene interrotta perché non garba ai possibili acquirenti dei cavalli che, giocoforza monopolizzano il mercato di riferimento. E le “autorità “ che fanno? Sempre pronte a sventolare bandiere “ nell’interesse del cavallo” invece di intervenire sull’origine del male ( vedi doping, vedi deserto • eh sì deserto perché tutto sembra proiettato verso tale destinazione – ) si cimentano in castelli di carta fatti di regole e regolette che, prima o poi, gli si ritorceranno contro con minor tesseramento.
Perché non viene analizzato il fenomeno che un cavallo dopo 5 ( Max 8 il mitico Rok) 120 o 160 non gareggia più? Una volta, quando l’endurance si chiamava fondo un binomio durava anni, ci son stati specie in Italia binomi formidabili ( Fiorucci/Farid , Rosi/Alex , Ambrosio/ Hassan tanto per citarne alcuni) che hanno dato lustro al fondo italiano in Europa e nel mondo per anni. Oggi, tranne poche eccezioni ( in Italia nessuna mi sovviene) , ciò non avviene più. I cavalli migliori prendono strade desertiche, del resto come si fa a non resistere a certi prezzi sopratutto se non abbiamo una politica premiale o quantomeno conservativa allevatoriale. Gli altri ?Tirano a campare. Purtroppo il panorama nazionale e regionale non va meglio.
Inflazione di ragazzini genitorialmente “ pompati ”. Non sia mai facessero esperienza su un ronzino , come ai bei vecchi tempi . Guai ! Se non hanno sotto la sella ( rigorosamente griffata) un destriero PSA strapagato non possono fare una 30. Figurarsi una 60! E poi come evolvono? Un tempo l’endurance era sopratutto gioia di andare in gara, godersi una esperienza sportiva con il proprio cavallo che solitamente lo si cresceva da piccolo e lui avanzava con te, vinceva con te, perdeva con te. Ora si perde l’essenza del significato sportivo. Ora qualificano ( obbiettivo primario) con due 60 quindi qualificano con due 90 e…fine dei giochi.Perché le FEI costano, le FEI sono lontane …Chi scollina ( o meglio il portafogli
lo fa scollinare ) si ritrova in FEI dopo sole 4 gare due CEN A e due CEN B . Totale 240 km gara e ti abilitano a correre in FEI.
E li, poi, mancante di esperienza e umiltà ( toh c’è un peso minimo che prima quando eri fenomeno non c’era) scassi irrimediabilmente il cavallo che, povero,nulla può. Ma tranquillo giovinetto di bell’aspetto. Il Papi mette mano al portafogli, e compra dal guru di turno un nuovo cavallo, possibilmente già qualificato ( ci mancherebbe che il pargoletto perda tempo con le oramai inutili qualifiche, è esperto lui, ha il giubbetto UAE, mette la bandana , il vetrap alle caviglie già dalla 30) . In sintesi se sintesi può esserci il circolo vizioso della mostra disciplina non è al momento interrompibile. Si autoalimenta di ego e stupidità. Viene spontaneo chiedersi se agli istruttori questo pressappochismo arrivista sia o non sia balzato agli occhi? L’
istruttore nel suo primario ruolo deve anche educare! Ai miei tempi se non andavi bene a scuola non giocavi la domenica. Se non ti allenavi bene non giocavi la domenica. Se non … ora le regole comportamentali ed educative sono state soppiantate , anzi ridicolizzate in nome della captatio benevolentia o meglio captatio cliente. Non si vede più la realtà, non si coglie per dirla alla Oxa quale sia la differenza tra il più cieco amore ( per là discipline) e la più stupida pazienza.E così che possono aumentare i prezzi e nessuno si oppone, modificare i regolamenti a piacimento incrementare le App per controllare , cancellare le regioni da panorama garistico ecc.ecc. Il tutto, ovviamente sotto la bandiera “ benessere del cavallo”.
Paradigmatico: il fondo ha toccato il fondo o non c’è fine al fondo
Graziano Todaro















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Interessante articolo, ottima analisi, purtroppo poco sentita da chi pratica questa disciplina.