“Già raccolti 100 miliardi di dollari dai dazi”, annuncia il presidente americano, scatenando reazioni negative dal Giappone, che definisce la mossa “deplorevole”. Intanto, l’amministrazione statunitense ha rivolto le prime misure commerciali verso Paesi non prioritari negli scambi bilaterali, escludendo per ora il Giappone e la Corea del Sud.
Mentre il clima economico si fa più incerto, l’Unione Europea resta in attesa di un accordo con Washington, mentre i mercati valutano i possibili effetti delle nuove tensioni commerciali
L’amministrazione statunitense non smette di inviare le sue “lettere di avvertimento” ai Paesi considerati responsabili di aver accumulato un surplus commerciale eccessivo a danno degli Stati Uniti. Per ora, Washington ha scelto di escludere l’Unione Europea dalla lista dei destinatari, concedendo così ai partner europei un ulteriore margine di tempo per portare avanti i negoziati in corso.
Tuttavia, le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Il Giappone, colpito da dazi del 25% su alcuni prodotti, ha definito la decisione di Trump “estremamente deplorevole”, ribadendo però la volontà di continuare il dialogo con gli Stati Uniti per raggiungere un accordo vantaggioso per entrambe le parti.
Anche la Cina, con cui i rapporti commerciali restano altalenanti, ha fatto sapere che non si tirerà indietro e difenderà i propri interessi di fronte alla pressione americana. Intanto, il clima di tensione globale sembra destinato a protrarsi, con il rischio di nuove ritorsioni in un gioco al rialzo che minaccia di destabilizzare ulteriormente gli equilibri economici internazionali.
Sul fronte macroeconomico non sono previsti dati significativi, ad eccezione delle vendite al dettaglio di maggio per l’eurozona e della fiducia delle piccole imprese negli Stati Uniti, che dovrebbe rimanere pressoché invariata.
Le Borse europee reagiscono con cautela alle nuove minacce doganali di Trump
Un lieve nervosismo, ma nessun segnale di isteria. È questo il tono che prevale nelle piazze finanziarie europee dopo l’annuncio delle prime misure concrete da parte di Donald Trump sui nuovi dazi alle esportazioni di alcuni partner commerciali degli Stati Uniti. Il presidente americano ha confermato un inasprimento delle tariffe, ma ha anche concesso una tregua, prorogando al 1° agosto la scadenza per i negoziati.
Tra i paesi più colpiti, Giappone e Corea del Sud dovranno affrontare dazi del 25%, mentre il Sudafrica si troverà ad affrontare una penalizzazione del 30%. Nonostante l’inasprimento, i mercati sembrano aver reagito con relativa calma, forse confidando nella possibilità di un accordo prima della scadenza estiva.
La mossa di Trump, sebbene aggressiva, lascia ancora spazio alla trattativa, evitando – per ora – un’escalation che potrebbe destabilizzare ulteriormente gli equilibri globali. Resta da vedere se le parti coinvolte riusciranno a trovare un compromesso o se, al contrario, questa sarà solo la prima mossa di una più ampia guerra commerciale.
Il Commissario europeo per l’Economia, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato di non avere conferma sull’eventuale ricezione della lettera da parte della Commissione Ue. Tuttavia, ha ribadito che i colloqui della scorsa settimana hanno registrato passi avanti significativi, tanto da raggiungere un’intesa di massima tra le parti.
Un segnale che lascia intravedere margine di trattativa, nonostante le incertezze formali ancora sul tavolo.
“L’obiettivo dell’Europa è raggiungere un accordo definitivo entro la scadenza del 9 luglio”, ha affermato Dombrovskis, evidenziando l’impegno dell’UE a chiudere positivamente la trattativa.
I negoziatori stanno attualmente mettendo a punto un’intesa preliminare che prevede un’aliquota del 10% sulla maggior parte delle esportazioni europee, con esenzioni o aliquote ridotte per settori strategici, come quelli degli alcolici e dell’industria aeronautica, considerati cruciali per l’economia del Vecchio Continente.
Il testo, ancora in fase di definizione, mira a bilanciare le esigenze delle diverse economie coinvolte, garantendo al contempo condizioni eque per le imprese europee.
Nella seduta di lunedì, Wall Street ha subito un duro colpo: il Dow Jones e il Nasdaq hanno chiuso in calo, rispettivamente dello 0,94% e dello 0,92%. Sul Vecchio Continente, invece, le borse hanno reagito con maggiore ottimismo, concentrandosi sulla tregua di tre settimane concessa dal presidente Trump per i negoziati commerciali, e hanno aperto in leggero rialzo.
Milano ha iniziato la giornata superando i 40.000 punti, per poi registrare un lieve rallentamento nel corso della mattinata, seppur mantenendosi in territorio positivo. Anche
Parigi, Francoforte, Londra e Madrid hanno mostrato timidi progressi, mentre Amsterdam è rimasta l’unica fuori dalla parità, muovendosi in lieve negativo.
Borsa Milano in rialzo (+0,6%) sull’onda di Wall Street, trainata da Bpm e Unicredit
Piazza Affari prosegue il rally dopo un avvio incerto a Wall Street, sostenuta dall’ottimismo legato al nuovo rinvio dei dazi statunitensi.
Il Ftse Mib segna un +0,61%, sfondando quota 40.000 punti e portandosi a 40.156. A spiccare è Banco Bpm, in forte rialzo del +4,45%, dopo le indiscrezioni di Bloomberg sull’UE, che avrebbe intenzione di criticare il governo italiano per le condizioni “eccessivamente rigide” imposte a Unicredit nell’ambito del Golden power per l’OPA su Bpm. Proprio Unicredit, guidata da Andrea Orcel, avanza del 2,7%, toccando 58,9 euro.
Tra le altre banche: Intesa Sanpaolo+0,33%; Monte dei Paschi+0,95%; Mediobanca +0,51%
Bene anche il settore energetico, con:Saipem+2,16%; Eni+1,27%; Tenaris+1,02%;
In evidenza Stellantis (+1,98%) mentre arretrano Unipol (-1,47%) e alcuni titoli del lusso: Brunello Cucinelli -0,74%; Moncler-0,31%;
Un mercato vivace, dunque, con i finanziari e l’energia a trainare la performance.
A Piazza Affari gli investitori continuano a tenere gli occhi puntati sul rischio bancario, un tema che rimane al centro del dibattito finanziario. In particolare, si analizzano le ragioni alla base del via libera incondizionato concesso dall’Antitrust alle operazioni su Mediobanca, una decisione che ha suscitato interesse e qualche interrogativo.
Intanto, l’Autorità Garante della Concorrenza ha convocato per venerdì il suo Consiglio di Amministrazione per esaminare nel dettaglio l’offerta legata a Siena. Nella sua valutazione, l’Antitrust ha passato al setaccio tutti i settori coinvolti – dal credito alle imprese fino al recupero crediti bancario – senza rilevare criticità significative.
Un responso che, almeno per ora, sembra tranquillizzare i mercati, anche se la situazione resta sotto stretta osservazione.
Generali è un altro nome sotto i riflettori, con il mercato che sussurra di un possibile alleggerimento di Unicredit nella sua quota della compagnia assicurativa. Intanto, Piazza Gae Aulenti (cuore finanziario di Milano) è in attesa del verdetto del Tar, previsto per domani, sul ricorso contro le condizioni imposte dal Governo in merito all’OPA su Banco BPM.
E mentre si scrive il prossimo capitolo di questa partita, il Cda di Banca Popolare di Sondrio si riunisce per definire la risposta a BPER, dopo il rilancio dell’offerta. Un altro tassello nel complesso mosaico delle operazioni bancarie che tengono il mercato col fiato sospeso.
Il Ftse Mib oggi ha un leader chiaro: Campari, che guida la classifica con un ottimo andamento, mentre Leonardo si piazza subito dietro, in attesa dell’incontro con i sindacati previsto per il 9 luglio, dove si discuterà delle strategie per la nuova divisione Aeronautica.
Tra i performers positivi spiccano anche Buzzi e Inwit, che continuano a registrare solidità.
In coda, invece, troviamo Amplifon, Diasorin e Stmicroelectronics, quest’ultima particolarmente sotto pressione dopo le nuove stime di Samsung: il colosso coreano ha infatti rivisto al ribasso l’utile operativo del secondo trimestre, prevedendo un crollo del 56% su base annua. La causa? Le restrizioni USA all’export di componenti high-tech verso la Cina, una mossa che continua a pesare sull’intero settore tech.
Un mercato, insomma, con luci e ombre, dove le dinamiche geopolitiche si fanno sentire più che mai.
Materie prime in movimento: petrolio sotto pressione, gas e oro in lieve ripresa
Il greggio segna il passo oggi, con il Brent che cede terreno e scende a 69,2 dollari al barile, dopo la decisione dell’OPEC+ di incrementare la produzione già ad agosto, alleviando così le preoccupazioni sull’offerta.
Diverso il quadro per il gas naturale, che ad Amsterdam guadagna un+0,9%, toccando 33,9 euro al megawattora. Anche l’oro mostra timidi segnali di recupero (+0,05%), con il contratto spot a 3.338 dollari l’oncia, nonostante le speranze di distensione commerciale possano ridurne l’appeal come bene rifugio.
Sul fronte valutario, il prezzo dell’oro in euro sale a 1.174 dollari, mentre sul secondario rimane ai minimi da 15 anni. Intanto, lo spread BTP-Bund si mantiene stabile a 87 punti base, con il rendimento del decennale italiano che sale leggermente al 3,54%, contro il 3,52% di ieri.
Un quadro misto, insomma, con il mercato alle prese con spinte contrastanti tra energia, metalli preziosi e tensioni sui tassi.
Fonte immagine: ILLUSTRAZIONE: AFP/Getty Images















