Etica dell’intelligenza artificiale

Scienza & Tecnologia

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L’intelligenza artificiale è entrata con forza nelle nostre vite, nella nostra quotidianità.

Il suo utilizzo, di pari passo con quello dei social network, è diventato sempre più diffuso – Mass Adoption – trovando impiego nella medicina – sanità, nel lavoro, nella programmazione, nell’educazione – formazione ma anche nei trasporti e mobilità. E ovviamente nella creatività e intrattenimento.

Sempre più spesso si ricorre all’utilizzo dell’IA, in particolare all’utilizzo del sistema di messaggistica che si interfaccia con l’utente.

E’ ovunque, basta semplicemente effettuare una ricerca su GOOGLE e a darci supporto troviamo Gemini.

E’ comparso anche su WathsApp. Difatti Meta, azienda proprietaria del sistema di messaggistica, ha introdotto la sua IA all’interno delle chat.

Da pura fantascienza l’IA è diventata presenza concreta nella nostra vita quotidiana.

Ma se da un lato, nel contesto lavorativo, risulta un valido aiuto, dall’altro, con questa rapida evoluzione sono emersi dubbi e timori.

Tra i sentimenti che emergono maggiormente nei confronti dell’IA c’è spesso la paura. Paura che gli esseri umani possano essere presto sostituiti: Sul lavoro, nelle decisioni, e perfino nei rapporti affettivi. Le persone temono di diventare obsolete e di essere rimpiazzate.

Si sente sempre più spesso parlare di “ IA che ruba il lavoro”. Ma la paura va oltre il dato statistico. E’ la percezione che il valore umano venga presto considerato inferiore a quello della macchina. In termini di produttività, velocità, adattamento, errori, l’algoritmo ha un passo notevole rispetto all’essere umano…

Ma come possiamo ridurre il distacco con l’IA e tenere il passo con l’evoluzione delle tecnologie?

Il lavoro, non è solo un vettore di sostentamento e inclusione sociale, è anche un pilastro dell’identità.

Tutto questo è inevitabile o possiamo ancora scegliere? Cosa si può fare per ridurre il gap con la tecnologia? Abbiamo un dovere sociale e politico per proporre soluzioni, come ad esempio una formazione continua per aumentare le competenze digitali. Ma anche la riconversione professionale e l’introduzione del reddito minimo garantito.

Infine la valorizzazione dei lavori umani – educativi, relazionali, assistenziali – che l’IA non può sostituire.

La paura è legittima, ma non deve paralizzare. Serva una visione etica e inclusiva. Che metta l’uomo al centro e la tecnologia diventi uno strumento per migliorarsi, uno strumento per la dignità e non per la sostituzione.

Conclusioni.

L’approccio all’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve essere accompagnato da un educatore, già all’interno delle scuole bisogna insegnare ed educare i giovani studenti a farne uno strumento professionale di elevata utilità. Spesso si utilizza l’IA per farsi produrre temi, ricerche e semplici traduzioni. Anche il suo utilizzo nella generazione di immagini o video, piuttosto banali, può ridurre l’utilità della IA.

Facciamo scuola anche di questo strumento, una scuola di crescita che non sia legata alla paura del suo utilizzo.

Per stare al passo con i tempi è necessario crescere.

Raffaele Maglione

foto agenda digitale

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