Deve essere proprio sfortunata la segretaria del Pd Elly Schlein, che alla Stampa aveva dichiarato che il governo Meloni dovrebbe prendere a modello economico, quello spagnolo del suo amico Pedro Sanchez, il cui partito è travolto da una serie di gravi scandali che stanno mettendo a serio rischio l’ esecutivo stesso. Ebbene sono passate poche ore dalla intervista della Schlein ed ecco arrivare la clamorosa notizia da Bruxelles, secondo cui la commissione avrebbe deciso di tagliare di 1,1 miliardi di euro dall’erogazone della quinta rata del piano ( l’Italia è alla settima).
Lunedì scorso, infatti, la Commissione Europea ha autorizzato la quinta erogazione del piano spagnolo, ma ha trattenuto circa 1 miliardo di euro a causa del mancato rispetto di alcune tappe fondamentali, tra cui l’aumento dell’accisa sul gasolio e il miglioramento della digitalizzazione degli enti locali e regionali.
La nuova erogazione ammonta a 24,137 miliardi di euro lordi (22,926 miliardi di euro netti), distribuiti tra 6,991 miliardi di euro in trasferimenti e 15,935 miliardi di euro in prestiti, lasciando un surplus di 1 miliardo di euro per raggiungere i 23,9 miliardi di euro netti inizialmente richiesti, che includono 8 miliardi di euro in sovvenzioni e 16 miliardi di euro in prestiti. Una nuova piccola tegola per il premier Sanchez, che sta cercando di resistere di fronte agli scandali che hanno letteralmente decapitato il suo partito , il Psoe.
Tra le questioni in sospeso figurano la modifica della tassazione del gasolio e la digitalizzazione degli enti regionali e locali. “La maggior parte dell’obiettivo è stata raggiunta, sebbene la Commissione abbia richiesto più tempo per continuare a lavorare sull’analisi di alcune delle prove presentate, al fine di valutarne la piena conformità”, afferma il Governo. Inoltre, a seguito di una recente decisione della Corte di Giustizia dell’UE, sono in corso i lavori per adattare l’obiettivo relativo alla riduzione del lavoro temporaneo nel pubblico impiego, in relazione al primo ordine di pagamento.
Secondo Caixa bank Research, in un report di maggio scorso, la Spagna deve ancora raggiungere l’85% delle tappe e degli obiettivi di investimento stabiliti nel Piano di Ripresa, Trasformazione e Resilienza (PRTR). In particolare, la maggior parte del budget destinato alla ristrutturazione edilizia, alla politica industriale, alle energie rinnovabili, alle risorse idriche e all’idrogeno verde, tra gli altri programmi di investimento, deve ancora essere implementata.
“Ad oggi, la Spagna ha già implementato il 70% delle riforme del Piano [alcune delle quali di vasta portata, come lavoro, pensioni e formazione professionale], ma solo il 15% dei progetti di investimento, in parte a causa della natura stessa del Piano, che nei suoi primi anni ha posto maggiore enfasi sulle riforme, e in parte a causa di alcuni ritardi iniziali nell’attuazione”, sostiene il servizio di ricerca in un’analisi pubblicata mercoledì. Ed è per questo che la commissione europea a piu riprese ha esortato il governo spagnolo a fare di piu sul piano, che sarebbe a forte rischio di ridimensionamento. Insomma tra scandali e difficolta sul Pnrr, l’esempio spagnolo proposto dalla segretaria del Pd non sembra proprio la piu azzeccata.














