“Beato chi non ha perduto la sua speranza” come i nonni!
Dario Patruno
Il prossimo 27 luglio si celebra la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Istituita dal papa Francesco nel 2021 all’uscita dell’Italia dal Covid, intendeva omaggiare i nonni, veri eroi di questa pandemia.
Questo il testo tratto dal Libro del Siracide: “la beatitudine è di coloro che non hanno perso la propria speranza” (cfr. Sir. 14,2).
Siamo chiamati ad essere uomini di speranza, la propria innanzitutto per trasmetterla agli altri.
Lo vedo e lo sperimento di persona mentre guardo i miei nipoti, durante accertamenti diagnostici che mi aiutano a “stadiare” una patologia tumorale ed affrontare con fiducia il futuro.
I miei due nipoti, visti a distanza, grazie alla tecnologia, mi aiutano e spronano ad essere più forte, ma anche lo sguardo ormai spento ma lucido della mamma novantacinquenne mi dicono come i genitori, nonni a loro volta e in alcuni casi, bisnonni, sono fondamentali nella nostra vita. Ho avuto la fortuna di conoscere quattro nonni e ricordo i loro insegnamenti oggi più di ieri in una prospettiva che chiamerei “nostalgia del futuro”.
Il Papa Leone XIV conclude il messaggio in maniera realistica e molto vera “Il bene che vogliamo ai nostri cari – al coniuge col quale abbiamo passato gran parte della vita (per me saranno 40 l’anno venturo), ai figli, ai nipoti che rallegrano le nostre giornate – non si spegne quando le forze svaniscono. Anzi, spesso è proprio il loro affetto a risvegliare le nostre energie, portandoci speranza e conforto.
Questi segni di vitalità dell’amore, che hanno la loro radice in Dio stesso, ci danno coraggio e ci ricordano che «se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno» (2Cor 4,16). Soprattutto da anziani, dunque, perseveriamo fiduciosi nel Signore. Lasciamoci rinnovare ogni giorno dall’incontro con Lui, nella preghiera e nella santa Messa. Trasmettiamo con amore la fede che abbiamo vissuto per tanti anni, in famiglia e negli incontri quotidiani: lodiamo sempre Dio per la sua benevolenza, coltiviamo l’unità con i nostri cari, allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno. Saremo segni di speranza, ad ogni età.”
Con Dio o senza Dio tutto cambia. Ma siamo consapevoli che anche noi cristiani ci comportiamo spesso in maniera disumana?
Nel 1941 in paese della provincia di Bari, Corato mio padre giovane studente liceale, mentre la folla ascoltava dal megafono il discorso del Duce che inneggiava alla guerra, vide un vecchio piangere a dirotto come un bambino. Al momento non comprese, nel corso degli anni purtroppo quel pianto aveva i suoi perché! I morti furono tra 415.000 e 443.000 persone, di cui tra 330.000 e 350.000 militari e 85.000 civili.
“…allarghiamo il nostro cuore a chi è più lontano e, in particolare, a chi vive nel bisogno…” Già la povertà, i nonni poveri che non possono aiutare economicamente i nipoti e diventano un peso, devono essere considerati una risorsa umana più che economica, sempre, perché solo così siamo figli credibili agli occhi dei genitori e dei figli e nipoti.
Save the children ha denunciato che i bambini in guerra sono sotto attacco. È inaccettabile! Ogni guerra è una guerra contro bambini e bambine: diciamo stop alla guerra, in Ucraina, a Gaza e a tutte le guerre nel mondo, che continuano a ferire i più indifesi. I bambini devono essere protetti dalla violenza e dalla devastazione dei conflitti armati.
Che fare? Sperare che i nonni siano gli artefici di una rinascita.
Papa Francesco, ci ricorda il nuovo pontefice, ha voluto che la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani si celebrasse anzitutto incontrando chi è solo. E per la medesima ragione, si è deciso che quanti non potranno venire a Roma, quest’anno, in pellegrinaggio, possano «conseguire l’Indulgenza giubilare se si recheranno a rendere visita per un congruo tempo agli anziani in solitudine, […] quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cfr Mt 25, 34-36)». Visitare un anziano è un modo per incontrare Gesù, che ci libera dall’indifferenza e dalla solitudine.
Se pensate per un attimo che mio nipote, cinque anni, quando due compagni di classe litigano, a rischio della sua incolumità, interviene per calmarli, non possiamo che inorridire di fronte alle guerre grandi e piccole.
L’umano avvicina al divino, la nostra disumanità allontana quanti vorrebbero avvicinarsi al Mistero ed è venuto il momento che i nonni facciano proprie nella loro fragilità le parole di Maria “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.” (Lc.,52-53)














