Un’emozione lunga una notte. Antonello Venditti, con la forza di un ragazzino e la voce finalmente ritrovata dopo qualche performance non proprio memorabile, ieri sera ha trasformato la Radio Norba Arena della Fiera del Levante in un tempio di musica, parole e ricordi. È stato un concerto speciale, parte del tour che attraversa tutta Italia per celebrare i quarant’anni di Cuore, l’album che nel 1984 segnò un’epoca e che ieri è tornato a vivere in tutta la sua potenza.
Venditti, i suoi mitici Ray-Ban scuri incollati al volto come un marchio di fabbrica, è salito sul palco con un’energia sorprendente, mosso dall’adrenalina che – insieme all’amore e a Roma – è sempre stata, come lui stesso racconta, l’unica droga che ha assunto. Un contrasto struggente con la tragedia di tanti ragazzi della sua generazione, falciati dalle dipendenze tra la fine dei Sessanta e i Settanta, anni che Antonello ha attraversato a testa alta, testimone e cantore delle contraddizioni di un Paese intero.
Cantautore simbolo per chi è nato e cresciuto negli anni Settanta e Ottanta, Antonello molto vicino al PCI dell’epoca salvo poi fare un paio di passi indietro, ha saputo raccontare l’amore in tutte le sue forme – passionale, politico, universale – e regalare canzoni che oggi appartengono al nostro DNA culturale. È la voce che ha saputo dire la verità anche quando faceva male, e ieri sera Bari ha voluto restituirgli un grazie collettivo.
La serata si è aperta con la dolcezza di Raggio di luna, una ballata che parla di speranza e nostalgia. Poi l’energia di Bomba o non bomba, racconto di un viaggio giovanile che è anche metafora di un’epoca sospesa tra inquietudine e sogni.
Giulia ha riportato la platea alle atmosfere intime delle storie d’amore adolescenziali, mentre Lacrime di pioggia ha sciolto i cuori con la malinconia di un sentimento perduto.
Momento di grande commozione con Peppino – la canzone dedicata a Giuseppe Impastato, esempio di coraggio e impegno civile – e soprattutto con Lilly e Valle Giulia, due brani che Venditti aveva quasi rimosso dalla memoria per la loro carica di dolore, ma che ha voluto riabilitare per questo tour come atto di verità verso se stesso e il pubblico ricordando una Paola che ai tempi dei moti di Valle Giulia ne era stata la sua ragazza.
Giulio Cesare ha risvegliato l’orgoglio romano, preludio a una delle vette emotive della serata: Notte prima degli esami. Non c’è stato un solo spettatore seduto quando le prime note hanno acceso un coro di migliaia di voci, un inno generazionale che compie quarant’anni senza perdere un grammo di potenza.
Con Mai nessun video mai e Non è la cocaina, Venditti ha ricordato come la dipendenza e l’ossessione possono travolgere le vite. Poi la dedica più sentita: Ci vorrebbe un amico, nata dal legame con Lucio Dalla, che dopo la separazione da Simona Izzo gli tese una mano, lo convinse a rifugiarsi nel castello-studio vicino Como e gli restituì la voglia di vivere. Una gratitudine che Venditti non ha mai smesso di celebrare.
L’ottimista, scritta su Bettino Craxi, ha suscitato un boato: un brano di ironia e critica pungente, che portò Craxi a indignarsi, mentre il figlio Bobo si schierò dalla parte di Antonello, diventando suo amico.
Con Piero e Cinzia celebre motivo dedicato a una storia d’amore andata male, è il ritratto di una generazione che, catapultata negli anni adulti (matrimonio, responsabilità, figlio in arrivo), si trova a fare i conti con le complessità della vita. Piero e Cinzia diventano così emblematici di quel passaggio dalla spensieratezza giovanile alle sfide adulte. Per l’occasione Venditti ha chiamato sul palco la ragazza con cui ebbe un acceso battibecco a Barletta l’anno scorso: un gesto di pace che il pubblico ha applaudito con calore.
Stella, Dì una parola, Che fantastica storia è la vita che ci ricorda che ad ogni caduta corrisponde una risalita, e Unica hanno dipinto il ritratto di un artista capace di trasformare la sua biografia in canzoni universali.
Finale travolgente con Amici mai a ricordarci che certi amori non finiscono mai, fanno dei giri immensi e poi ritornano prepotentemente, Alta marea – con le mani al cielo – e una versione scatenata di In questo mondo di ladri che ha fatto alzare tutti in piedi.
L’ultimo bis, Ricordati di me, ha preparato il gran finale: Roma capoccia, cantata tra le immagini sul maxischermo di Proietti, Trilussa, Sordi, Totti e Verdone, quasi un abbraccio collettivo alla città che per Venditti è madre, amante e musa.
È stato un concerto che ha unito generazioni, una serata di quelle che restano cucite sulla pelle.
Quando le luci si sono spente e l’ultimo accordo ha smesso di vibrare nell’aria, è rimasta un’unica certezza: la musica di Antonello Venditti non appartiene al passato. È un patrimonio vivo, un filo che lega padri, madri, figli e nipoti. E stanotte, sotto il cielo di Bari, ognuno ha ritrovato un pezzo di sé. Una voce, mille emozioni. Un cuore che continua a battere.
Massimo Longo















