Ex Ilva tutto rimandato al 31 luglio. Commissione Tecnica formata da ministero, enti locali e Snam. Valuterà la scelta di produrre acciaio in 3 forni elettrici , alimentati da gas naturale liquefatto (GNL) , generato da una nave rigassificatrice collocata nel porto di Taranto e alimentata da navi metaniere. Appare quasi una provocazione una nave rigassificatrice in una delle Città più inquinate d’Italia come certificato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Impatti generati non solo dalla ex Ilva ma anche da raffineria Eni, da industria cementiera Cementir e altre attività industriali presenti nell’area. Una nave rigassificatrice è assoggettata alle direttive ” Seveso II e III” , che disciplinano gli impianti a rischio di incidente rilevante.
L’accordo sulla ex Ilva diventa sempre più difficile e questo è un elemento positivo per quanti auspicano la fine di un impianto , che ha prodotto reddito , occupazione ma anche morte e patologie gravi , intollerabili , in un contesto normativo e tecnico improntato alla sicurezza e alla sostenibilità.
Il ministro delle imprese e del made in Italy ricorre al vecchio schema : sulla ex Ilva tutto rimandato al 31 luglio sulla base anche di una valutazione tecnica sull’acciaio “ verde” (sonora balla ! ndr) senza nave rigassificatrice nel porto di Taranto. La tecnologia che unisce la riduzione diretta del ferro (DRI) con i forni ad arco elettrico (EAF) offre grandi opportunità , per rendere verde l’acciaio: puoi usare gas naturale o idrogeno, come fonte di energia e agente riducente. Si capisce facilmente che puoi parlare di verde se la fonte energetica l’idrogeno è generata da fonti rinnovabili diversamente come nel caso di Taranto impiegare gas naturale liquefatto , ti porta unicamente alla riduzione della emissione di CO2.
La proposta del ministro di usare una nave rigassificatrice nel porto di Taranto , a ragione è fortemente osteggiata dagli enti locali. IL coniglio tirato fuori dal Ministro sarebbe un comitato tecnico composto da enti locali , Regione e Snam per la valutazione nave rigassificatrice si/no
Una nave rigassificatrice presenta vari problemi di impatto ambientale dovuti a possibili perdite di gas, incendi , esplosioni ed emissioni di sostanze inquinanti nell’ambiente circostante.
Non casualmente è assoggettata alla Direttiva SEVESO (Direttiva 96/82/CE, nota come Direttiva Seveso II), in particolare i terminali sono considerati come gli impianti che contengono sostanze infiammabili in quantità superiori a quelle fissate dalla legge.
In questi casi le Autorità Competenti applicano una procedura di valutazione per garantire , che le misure di prevenzione e mitigazione prese rendano l’impianto sicuro.
Il progetto del terminale viene quindi analizzato in un Rapporto di Sicurezza, sottoposto al comitato tecnico regionale di cui fanno parte tutte le Autorità coinvolte nella valutazione della sicurezza.
Sebbene l’esperienza storica non mostri casi di rilascio di GNL da nave o impianto, il Rapporto di Sicurezza deve mostrare che, in caso di un rilascio per cause non prevedibili, il Terminale sia sicuro e compatibile con il territorio circostante.
La Direttiva 2003/105/CE (Seveso III) “modifica della direttiva 96/82/CE sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”. Direttive recepite nell’ordinamento italiano.
Il settore industriale del GNL presenta ottimi precedenti per quanto riguarda la sicurezza in tutto il mondo. Ciò è dimostrato dal fatto che, sin dai suoi inizi circa 40 anni fa, sono stati portati a destinazione con successo più di 80000 carichi di GNL senza che si sia verificato un grave incidente che abbia provocato lo sversamento del carico.
Tuttavia bassissima frequenza incidente non vuol dire azzeramento del rischio perché l’analisi storica incidentale del GNL ci restituisce alcuni gravi incidenti .
IL più grave è stato l’esplosione di gas naturale a Cleveland circa ottanta anni fa , che causò la morte di 130 persone e la distruzione di 2.5 Km2 della città di Cleveland, nell’est dell’Ohio. Inoltre varie esplosioni di navi metaniere a cui si aggiunge l’esplosione nell’impianto di esportazione di LNG a Skikda (Algeria) nel 2004. La commissione deve individuare entro il 28 luglio ,una soluzione per approvvigionare gas in modo sostenibile sia in termini di impatto ambientale che economico. Di importanza fondamentale sarà la valutazione
dei quattro impianti di Dri necessari a coprire il fabbisogno del preridotto per la” produzione nazionale di acciaio”. La quota di produzione a Taranto sarebbe di 6 milioni di tonnellate rispetto alla attuale produzione UE di 11.400 milioni di tonnellate. Queste le dichiarazioni del presidente di Federacciai “ L’industria siderurgica europea soffre una progressiva perdita di competitività rispetto a mercati come quello statunitense e asiatico, complice anche un approccio talvolta ideologico alla sostenibilità. È essenziale correggere il tiro, bilanciando la transizione ecologica con il supporto alla capacità produttiva e alla competitività industriale». Chiaro? Gli impatti ambientali inesistenti e quindi la sostenibilità un orpello ideologico , omettendo che Il cuore della siderurgia italiana è al Nord e oltre l’85% di quel che viene prodotto è «acciaio secondario», ottenuto fondendo rottame ferroso all’interno di forni elettrici. La produzione di acciaio primario in Italia è pari a meno del 15% della produzione nazionale. Taranto ha prodotto lo scorso anno 2 milioni di tonnellate di acciaio. Nel 2023 il consumo interno di acciaio in Italia è stato di 15 milioni di tonnellate e importazioni di acciaio per 11 milioni di tonnellate. Rispetto all’eccesso di produzione globale di Cina e ora anche di India , ai dazi USA e ai problemi sanitari di Taranto sarebbe lungimirante un nuovo modello industriale per Taranto. Infine considerata la situazione ambientale della Città appare davvero una scelta cinica proporre nel porto una nave rigassificatrice del GNL considerato gli impatti che genera.















