Giorgia Meloni due giorni ha ribadita che la riforma della giustizia proposta dal governo, e presente come una delle priorità nel programma elettorale del centro destra,, è necessaria per eliminare le storture. Ed in effetti di storture nella giustizia italiana c’è ne sono ancora molte, troppe. Per cercare di essere poi espliciti in questo senso può essere utile analizzare i recenti dati della relazione della Commissione europea per l’efficacia della giustizia (CEPEJ). Una vera e propria fotografia sulla situazione della giustizia nei paesi dell’ Unione. Ebbene nel rapporto che si riferisce ai dati del 2022, la commissione fotografa una situazione positiva quanto al budget complessivo destinato alla giustizia nel 2022, risultato pari a 5.921.758.141 euro, con un aumento del 21,6% rispetto al 2020. Il che si quantifica in 100,6 euro per abitante: dato che si pone al di sopra della media europea. Il budgetallocato è inoltre pari allo 0,31% del PIL italiano, leggermente al di sopra della media europea.
Positiva appare la valutazione sulla digitalizzazione della giustizia. Quanto al complesso delle Information and Communication Technologies (ICT), il rapporto osserva che «Italy has an ICT Deployment index of 6,5, belonging to the group of states with highest index that is well above the CoE median».
Chiudono questa panoramica i dati concernenti la durata media dei procedimenti. Il rapporto CEPEJ è molto utile per svolgere un confronto tra durata media dei procedimenti in Europa e quella dei procedimenti in Italia, calcolata tramite il parametro del disposition time.
Volendo porre il focus della disamina sul procedimento penale, nell’ultimo rapporto 2024 (riguardante i dati del 2022), la durata media dei procedimenti penali in Europa è pari a 133 giorni in primo grado, 110 in secondo grado e 101 in terzo grado. In Italia, invece, il procedimento penale dura in media 355 giorni in primo grado, 750 in appelloe 132 in Cassazione. Il confronto tra Italia e standard europeo continua quindi a restituire un quadro negativo, sebbene non si possa sottacere un miglioramento rispetto al precedente rapporto del 2022 (riguardante i dati dell’anno 2020). In quest’ultimo report, a fronte di una durata media dei procedimenti penali in Europa pari a 149 giorni in primo grado, 121 giorni in appello, 120 giorni in terzo grado, l’Italia registrava una durata media di 498 giorni in primo grado, 1.167 giorni in appello e 237 giorni in Cassazione. Ma questa situazione che si protrae da decenni non riguarda quindi solo un problema di mancanze di risorse, ma di malfunzionamento del sistema giudiziario in genere, a cominciare dalla stortura della mancata separazione delle carriere, che tante polemiche sta creando in queste settimane.
Qualcuno potrebbe dire che si tratti di questione di secondaria importanza e fatta forse per mettere sotto controllo la magistratura. Nulla di più falso e inverosimile. Anzi è vero proprio il contrario, perché con la riforma proposta dal governo che prevede anche la creazione di un doppio CSM, uno per la parte giudicante e uno per quella requirente , aumenta la terzieta dei giudici, la loro indipendenza ed autonomia e li libera dai condizionamenti politici indotti dalla appartenenza alle varie correnti interne.
La composizione e la selezione dei membri di entrambi i CSM per come promossa con la riforma esclude categoricamente possibili ingerenze della politica nell’indicazione discrezionale di componenti che, seppur qualificati, non devono rispondere che alla propria esperienza e competenza, salvaguardando ulteriormente la divisione tra poteri e le prerogative di questi peculiari organi di autogoverno. Senza contare La divisione in due CSM consentirà di evitare valutazioni professionali compiacenti, le promozioni e per l’appunto le nomine, garantendo una maggiore trasparenza e la previsione di scelte più genuine, senza condizionamenti reciproci tra rappresentanti degli inquirenti e del giudicanti. Quello che sta accadendo in Spagna con il partito del premier socialista Sanchez messo sotto accusa dai magistrati, dimostra come la separazione delle carriere ( che vige in Spagna in maniera anche più netto che nel progetto di riforma Nordio) non toglie affatto indipendenza alla magistratura nei confronti della politica. Anzi
Ma di questo nessuno parla, perché si ha la sensazione che le storture di cui parla Meloni, evidentemente facciano comodo a chi in perfetto stile gattopardesco vuole che tutto cambi perché nulla cambi. E fa benissimo il governo ad andare dritto per la sua strada. C’è lo chiede l Europa, ce lo chiede il buon senso, e lo chiedono i tropi cittadini vessati da una giustizia malata.















