Rispetto a prima, quando il diabete colpiva persone sulla sessantina, abituate al fumo, a un’alimentazione errata e a stare ferme sul divano, ora la patologia sta diventando una problematica anche tra i più giovani, vale a dire nativi digitali, universitari, trentenni e quarantenni che, in molti casi, passano le loro giornate tra smartphone, bibite zuccherate e cibo spazzatura. Essi, in particolare, hanno a che fare con il diabete di tipo 2, dovuto all’eccesso, nel sangue, di glucosio, il quale riesce a resistere all’insulina, l’ormone che regola i livelli di zucchero. Tuttavia, questa malattia è solitamente tipica della fase adulta, mentre è il diabete 1 che affligge i più giovani e che è causato da un attacco autoimmune al pancreas.
CONSEGUENZE DEL DIABETE
La patologia può causare danni a cuore, reni, occhi, arterie e cervello. Un articolo, uscito su The Lancet Diabetes & Endocrinology, redatto da un gruppo di esperti, capitanato da un medico italiano, Giuseppe Maltese, il quale lavora al King’s College di Londra, mette in chiaro che la prevalenza globale del diabete di tipo 2, tra i giovani, è in crescita del 40% negli ultimi anni. Esso non è solo un antipasto di quello classico, bensì, in base ai dati del follow-up trentennale dello Uk Prospective Diabetes Study, una variante più aggressiva, con problemi precoci, mortalità più elevata e decorso più veloce. Il diabete 2 è, quindi, un diabete che fa più male e che agisce più velocemente, rispetto a quelli più vecchi. Per questo, esso diminuisce la qualità della vita, segnata da problemi anzitempo e ricorrenti ospedalizzazioni. Come spiega Maltese, “bisogna prepararsi a una sfida, che può mettere a rischio il futuro di milioni di giovani. È, quindi, necessario mantenere molto alta l’attenzione della comunità medica e scientifica”. Poi, aggiunge: “Le persone con diagnosi prematura presentano un più rapido declino della funzione delle cellule beta pancreatiche, deputate alla secrezione di insulina, una più difficile gestione della glicemia e un rischio più elevato di sviluppare precoci complicanze microvascolari, quali nefropatia, retinopatia, neuropatia, e macrovascolari, tra cui infarto e ictus”. Questa crisi sanitaria, oltre, e invia principale, sulla salute delle persone, potrebbe impattare sulle finanze statali, anche se le ripercussioni economiche, al momento, non sono quantificabili. L’unico dato certo è che l’Italia è tra i 10 paesi al mondo con la spesa più alta per il diabete. Se la rotta non cambiasse, il budget potrebbe espandersi vistosamente.
DA CONSIDERARE L’ASPETTO PSICOLOGICO
Dice Maltese: “Nei giovani, la gestione del diabete è spesso ostacolata da una bassa aderenza terapeutica. Ragazzi, e giovani adulti, saltano i controlli, dimenticano i farmaci, vivono male la diagnosi perché si sentono diversi. E, in questa fascia d’età, in molti casi, il diabete è accompagnato da stili di vita a rischio: fumo, alcol, uso di sostanze stupefacenti. Un mix esplosivo, che rende la gestione clinica più difficile, e la malattia ancora più grave e impattante”.
LE CAUSA DEL DIABETE 2
La domanda è: come mai, questo nuovo tipo di diabete, si sta facendo strada? Risponde il professor Dario Pitocco, responsabile dell’Unità operativa complessa di Diabetologia dell’IRCCS Policlinico Gemelli di Roma: “L’alimentazione iper-calorica, il consumo eccessivo di cibi ultra-processati e la drastica riduzione dell’attività fisica rappresentano il terreno fertile per lo sviluppo della malattia”. Prosegue Pitocco: “Ma, nello stesso tempo, è riduttivo pensare che tutto si possa ricondurre allo stile di vita individuale. Alla base del diabete 2 c’è, spesso, una predisposizione genetica: si parla di ereditarietà poligenica, ovvero la trasmissione di più geni, che, insieme a fattori ambientali, portano alla comparsa della malattia”. “I due meccanismi principali” – conclude Pitocco – “sono la resistenza all’insulina, con il corpo che non risponde adeguatamente a questo ormone, e la ridotta capacità di produrla in quantità sufficiente. Questo crea un circolo vizioso: l’insulino-resistenza porta a una produzione maggiore di insulina, che, a sua volta, favorisce l’aumento di peso, rendendo il corpo ancora più resistente. Quando le cellule beta del pancreas non riescono più a tenere il passo, la glicemia si alza e compare il diabete”. Un fattore che complica ulteriormente il quadro è la comparsa, spesso silenziosa, della patologia, la quale, all’inizio, e per molto tempo, può essere asintomatica. Poi, quando compaiono i sintomi tradizionali dello scompenso glicemico, come sete intensa, aumento della minzione e dimagrimento, spesso il danno è già fatto. Un ottimo modo di prevenzione è identificare i soggetti a rischio: chi ha familiarità, chi è sovrappeso, chi ha pressione alta o colesterolo deve essere periodicamente monitorato. Un altro segnale di insulino-resistenza è l’eccesso di grasso addominale, subito da trattare, prima che il problema precipiti.
LE CURE
Negli ultimi anni, sono stati predisposti dei farmaci per diabete e obesità, alcuni dei quali somministrabili dai 12 anni in su. Come illustra Maltese, “gli agonisti del recettore GLP-1 e gli inibitori SGLT2, conosciuti per i benefici sul controllo glicemico, hanno effetti anti-aging e pro-longevità. Essi, fino a questo momento adoperati specialmente con gli adulti, potrebbero tornare utili anche ai più giovani. Ma, comunque, serve sempre un approccio personalizzato e multidisciplinare”. Anche per il diabete di tipo 1, autoimmune e presente, soprattutto, in bambini e giovani adulti, le innovazioni non mancano: “Si sta iniziando a usare il teplizumab. Si tratta di un anticorpo monoclonale, che può ritardare l’insorgenza della malattia. Non è una cura definitiva, ma rappresenta un passo avanti nella prevenzione”, sostiene Pitocco. Tuttavia, i giovani non devono abbattersi, qualora venga diagnosticato il diabete, perché, se controllato bene, non crea problemi. Un esempio di ciò è Alexander Zverev, terzo tennista al mondo, che ha a che fare con il diabete dall’età di 4 anni. Capita di notarlo, tra i vari set, a bordocampo, mentre si misura la glicemia e si inietta l’insulina. Nonostante questo, è sul podio del tennis mondiale.
Nicolò Caudini















