Giovedì 24 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto un annuncio storico attraverso il suo account X: a settembre, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina. Con questa decisione, Parigi diventa la prima grande potenza del G7 a compiere un passo del genere, scatenando reazioni opposte.
Da una parte, Hamas ha accolto con favore la notizia, definendola un “segnale incoraggiante”. Dall’altra, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha reagito con durezza, accusando la Francia di “legittimare il terrorismo” con questa scelta.
La mossa di Macron non è improvvisa: da mesi il presidente francese aveva lasciato intendere la possibilità di un riconoscimento formale, rimandato in precedenza a causa delle tensioni regionali. Ora, con questo gesto, la Francia punta a rilanciare il dialogo per una soluzione pacifica e duratura tra Israele e Palestina.
Il Presidente francese ha sottolineato con fermezza l’importanza di trovare una soluzione politica stabile per la regione mediorientale. “Nel rispetto del nostro impegno tradizionale verso una pace equa e permanente – ha dichiarato – la Francia procederà al riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese. Formalizzerò questa decisione in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre. La priorità assoluta resta porre fine al conflitto a Gaza e garantire la sicurezza della popolazione. Una risoluzione pacifica non è un’utopia, ma un obiettivo concreto”.
In un’azione diplomatica coordinata, la Francia e l’Arabia Saudita preparano un vertice al più alto livello per riportare al centro del dibattito internazionale la formula della coesistenza tra due Stati. Questo incontro, che riunirà leader mondiali, mira a ridare slancio a un processo di pace da tempo in stallo.
L’intenzione di riconoscere ufficialmente la Palestina non è nuova nell’agenda di Macron: già nella scorsa primavera il presidente francese aveva ventilato questa possibilità, programmando inizialmente l’annuncio per il mese di giugno. Tuttavia, la recrudescenza delle tensioni tra Tel Aviv e Teheran aveva costretto a un temporaneo ripensamento, dimostrando quanto la situazione regionale resti fragile e soggetta a improvvisi mutamenti.
Washington condanna la mossa francese
Il governo americano ha manifestato una netta opposizione alla decisione di Parigi, definendola un grave errore strategico. Attraverso un duro comunicato, il Segretario di Stato Marco Rubio ha criticato senza mezzi termini l’iniziativa francese, descrivendola come “un’azione precipitosa che rischia di rafforzare Hamas, danneggiando al contempo la memoria delle vittime degli attacchi terroristici dello scorso ottobre”.
La posizione degli Stati Uniti rimane invariata: qualsiasi riconoscimento dello Stato palestinese, secondo Washington, dovrebbe emergere esclusivamente da trattative dirette tra le parti in causa, non attraverso iniziative unilaterali. Questa linea riflette la tradizionale cautela americana nel bilanciare sostegno a Israele e apertura al dialogo con il mondo arabo.
L’OLP ha espresso viva soddisfazione per la decisione francese, interpretandola come un fondamentale riconoscimento dei diritti del popolo palestinese. In una dichiarazione ufficiale, i rappresentanti dell’organizzazione hanno elogiato Parigi per” il suo impegno nel difendere i principi del diritto internazionale e nel sostenere la legittima aspirazione palestinese a costituire un proprio Stato sovrano”.
Anche Hamas, pur mantenendo le sue distanze politiche, ha giudicato positivamente la mossa di Macron, descrivendola come “un significativo passo avanti verso la giustizia per il popolo palestinese”. Il movimento ha poi lanciato un appello alla comunità internazionale, invitando altri paesi ad “emulare il coraggioso esempio francese” nel riconoscimento dei diritti nazionali palestinesi.
Queste reazioni contrastanti evidenziano come la questione palestinese continui a dividere la scena internazionale, con posizioni che riflettono differenti visioni del conflitto e delle sue possibili soluzioni.
Il Primo Ministro israeliano ha espresso una ferma condanna della mossa di Macron, descrivendola come “un pericoloso precedente che legittima la violenza terroristica”. In toni accesi, Netanyahu ha avvertito che “il riconoscimento di uno Stato palestinese non rappresenta un passo verso la pace, ma una minaccia esistenziale per Israele”.
Il leader israeliano ha poi rincarato la dose, sostenendo che “la vera ambizione palestinese non è la convivenza pacifica, ma la sostituzione dello Stato ebraico”. Queste dichiarazioni riflettono la profonda diffidenza di Tel Aviv verso qualsiasi iniziativa diplomatica che possa, secondo la sua visione, indebolire la posizione strategica di Israele nella regione.
La reazione infuocata di Netanyahu sottolinea quanto la questione palestinese rimanga un nervo scoperto nella politica israeliana, con implicazioni che vanno ben oltre il piano simbolico per toccare temi sensibili come la sicurezza nazionale e la sopravvivenza stessa dello Stato.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez, pioniere del riconoscimento palestinese già nel maggio 2024, ha espresso pieno sostegno all’iniziativa di Macron. In un post su X carico di significato politico, Sánchez ha affermato: “È nostro dovere preservare ciò che certi leader intendono annientare. La coesistenza di due Stati sovrani rappresenta l’unica prospettiva realisticamente percorribile per una pace duratura”.
Attualmente, la maggioranza degli Stati membri dell’ONU (142 su 193) ha formalmente riconosciuto la Palestina come Stato. Tuttavia, permangono significative assenze tra le potenze occidentali: oltre agli Stati Uniti, numerosi alleati chiave – tra cui Canada, Australia, Giappone e buona parte dei paesi europei – mantengono ancora una posizione di cautela, preferendo attendere l’esito di negoziati diretti tra le parti.
Questo divario riflette le persistenti fratture nella comunità internazionale riguardo all’approccio da adottare nella complessa questione israelo-palestinese, con l’Europa particolarmente divisa al suo interno sulla strategia da perseguire.
Fonte immagine: PBS














