Nuovo massacro a Gaza: 36 morti, tra cui una donna incinta e il suo bambino. La fame diventa tragedia globale

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Un nuovo giorno di violenza ha insanguinato la Striscia di Gaza, dove oggi lunedì 28 luglio, gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno 36 palestinesi, tra cui una donna incinta e il suo bambino, nato senza vita dopo un disperato tentativo di salvarlo. Nonostante il crescente allarme internazionale per la crisi umanitaria, Israele ha annunciato un parziale allentamento delle restrizioni agli aiuti, anche se le organizzazioni umanitarie denunciano che i provvedimenti siano ancora insufficienti.

Domenica, il governo israeliano aveva dichiarato che le operazioni militari a Gaza City, Deir al-Balah e Muwasi sarebbero state sospese per 10 ore al giorno, al fine di facilitare la distribuzione degli aiuti e garantire percorsi sicuri per i convogli. Parallelamente, sono ripresi i lanci aerei internazionali di beni di prima necessità.

Tuttavia, secondo un funzionario delle Nazioni Unite, che ha parlato sotto condizione di anonimato, la situazione sul campo rimane critica: i camion del Programma Alimentare Mondiale autorizzati a transitare dal valico di Kerem Shalom sono stati assaltati dalla folla prima di raggiungere le destinazioni previste. Senza vie alternative e in un contesto di estrema insicurezza, gli aiuti faticano ad arrivare a chi ne ha disperato bisogno.

Tra le vittime degli attacchi di lunedì, una donna al settimo mese di gravidanza, uccisa in un raid aereo israeliano su un’abitazione nella zona di Muwasi, a Khan Younis. I medici dell’ospedale Nasser hanno tentato di salvare il bambino con un parto cesareo d’urgenza, ma la piccola, tenuta in vita da un ventilatore, è morta poche ore dopo.

Nello stesso giorno, un altro bombardamento ha distrutto una casa a due piani a Khan Younis, uccidendo almeno 11 persone, per lo più donne e bambini. Altri cinque palestinesi hanno perso la vita in attacchi separati in diverse zone della Striscia.

L’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni immediate sugli episodi, sostenendo di non essere a conoscenza di attacchi durante la finestra umanitaria prevista tra le 10:00 e le 20:00. Le autorità israeliane ribadiscono di colpire esclusivamente obiettivi militanti, attribuendo le vittime civili alla presenza di Hamas in aree densamente popolate.

La fame a Gaza è reale”: persino Trump prende le distanze da Netanyahu

Nella Striscia di Gaza, la carestia non è una fake news, come qualcuno ha cercato di far credere, ma una tragica realtà che colpisce soprattutto i più vulnerabili: i bambini. A riconoscerlo, questa volta, è stato persino Donald Trump, che dalla Scozia ha preso le distanze dalle posizioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dalle smentite del suo governo e dell’esercito (IDF) sulla gravità della crisi alimentare.

Da mesi, le principali organizzazioni internazionali – dall’ONU alle agenzie umanitarie indipendenti – lanciano allarmi sulla carestia in corso, ben al di là delle sole fonti vicine a Hamas. E ora, con l’intervento sorprendente dell’ex presidente americano, il dibattito si riaccende: perché negare l’evidenza quando i bambini muoiono di fame sotto gli occhi del mondo?

Le immagini di bambini scheletrici e denutriti hanno scosso l’opinione pubblica mondiale, spingendo persino gli alleati più stretti di Israele a esprimere preoccupazione. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito “terribili” le condizioni dei minori a Gaza, mentre la comunità internazionale chiede un accesso illimitato agli aiuti.

Israele, che aveva bloccato completamente i rifornimenti a marzo per esercitare pressioni su Hamas, ha parzialmente riaperto i corridoi umanitari a maggio. Tuttavia, il nuovo sistema di distribuzione, sostenuto dagli Stati Uniti, è stato segnato da caos e violenze, con le agenzie umanitarie che denunciano il collasso dell’ordine pubblico.

Secondo il COGAT, l’ente israeliano che coordina gli aiuti, domenica sono stati autorizzati 180 camion, mentre le Nazioni Unite stimano che ne servirebbero almeno 500 al giorno per soddisfare le necessità di una popolazione stremata da mesi di guerra e assedio.

Intanto, nella giornata di oggi, aerei giordani ed emiratini hanno paracadutato 17 tonnellate di aiuti, una quantità che, secondo il Programma Alimentare Mondiale, riempirebbe meno di un singolo camion. Philippe Lazzarini, direttore dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, ha avvertito che i lanci aerei sono “costosi, inefficaci e pericolosi”, incapaci di invertire la spirale della fame.

L’ospedale Awda, nel centro di Gaza, ha riferito di aver ricevuto i corpi di sette palestinesi uccisi dal fuoco israeliano nei pressi di un centro di distribuzione gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation, un’organizzazione statunitense sostenuta da Israele. Almeno altre 20 persone sono rimaste ferite nell’episodio.

La guerra, scatenata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui morirono circa 1.200 israeliani e 251 furono presi in ostaggio, ha provocato finora oltre 59.800 vittime palestinesi, secondo il Ministero della Salute di Gaza. Sebbene il conteggio non distingua tra combattenti e civili, le Nazioni Unite lo considerano la fonte più affidabile in assenza di alternative indipendenti.

Mentre il conflitto prosegue senza tregua, la comunità internazionale si interroga su come porre fine a una crisi che continua a mietere vittime innocenti e a lasciare un intero popolo sull’orlo della carestia.

La Germania attiva un ponte aereo umanitario per Gaza

In risposta alla drammatica crisi umanitaria che sta devastando Gaza, la Germania ha annunciato l’immediato avvio di un ponte aereo per garantire la consegna di aiuti essenziali alla popolazione stremata. Lo ha dichiarato il cancelliere Friedrich Merz, sottolineando che Berlino sta inoltre valutando misure per intensificare la pressione su Israele di fronte a una situazione definita “catastrofica”.

Con questo intervento umanitario, la Germania non solo risponde all’emergenza, ma si unisce alle voci che chiedono un accesso immediato e senza ostacoli agli aiuti, nella speranza di alleviare le sofferenze di una popolazione civile sempre più allo stremo.

Fonte immagine: ANSA

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