Di Domizia Di Crocco
Quando pensiamo ai terroristi, immaginiamo uomini adulti, armati, ideologizzati. Ma oggi, in molte parti del mondo arabo, a combattere — o meglio, a crescere nell’attesa di farlo — sono i bambini. Non ancora soldati, ma già educati all’odio, allevati con un senso di missione che non è più liberazione, ma vendetta. Il caso di Gaza è emblematico, e tragico.
Per anni la causa palestinese è stata una questione nazionale, politica, legata al diritto — negato — di avere una terra, una dignità, uno Stato. Anche nelle sue forme più dure, era una lotta per la liberazione. Poi è arrivata Hamas, e qualcosa è cambiato.
Con Hamas, la resistenza è diventata jihad. La lotta per la Palestina è stata riempita di simboli religiosi, versetti, martirio. Non più un popolo che chiede giustizia, ma una comunità di fedeli che combatte per Allah. Questo spostamento — da una causa politica a una guerra sacra — ha fatto più danni della peggiore delle occupazioni. Perché ha trasformato i bambini palestinesi in soldati non solo della rabbia, ma della fede cieca. E la fede, quando è usata come arma, diventa incorruttibile. E per questo, pericolosissima.
Così oggi, nei campi profughi e nei quartieri distrutti, vediamo bambini che non parlano di diritti, ma di martirio. Che non sognano libertà, ma vendetta. Che non citano Arafat, ma l’imam locale. Hamas ha preso una causa legittima e l’ha trasformata in fanatismo. Ha tradito i palestinesi, rendendoli pedine di una guerra che non si può vincere, e da cui nessuno uscirà libero.
Il parallelo con Al Qaeda non è forzato. Come Al Qaeda, anche Hamas ha capito che il modo più efficace per tenere vivo un movimento è costruire un nemico eterno e dare un’identità assoluta, religiosa, a una lotta che era concreta e terrena. E come Al Qaeda, Hamas ha investito nei bambini. Li ha educati, addestrati, usati. Gli ha tolto il futuro, promettendogli il paradiso.
E noi? Ancora una volta, distratti. Illusi che basti eliminare un capo o firmare un accordo. Ma finché un bambino continuerà a crescere in un mondo dove l’odio è l’unica lingua parlata, la guerra sarà sempre pronta a ricominciare.
Là dove c’era una bandiera, oggi c’è un Corano brandito come un fucile. E dove c’era un sogno di Stato, oggi c’è solo un’idea di martirio. È questo il vero fallimento di Hamas. E il nostro, se restiamo in silenzio.















