Meloni e il caso Almasri: responsabilità politica, non penale.

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L’archiviazione per la premier, ma il procedimento prosegue per i ministri. Parodi: ‘Scelte di governo non sempre coincidono con il penale’. Nordio reagisce duramente: ‘Dichiarazioni inaccettabili.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, intervenendo a Radio Anch’io, ha precisato che la posizione della premier Giorgia Meloni nel caso Almasri rientra in una logica di responsabilità politica, non giudiziaria.

“È naturale che il capo del governo si faccia carico delle scelte politiche dell’esecutivo, ma questo non implica automaticamente un coinvolgimento penale”, ha spiegato Parodi. “Un eventuale processo, qualora accertasse determinati fatti, avrebbe comunque ripercussioni politiche, anche indirette, sulle figure coinvolte”. Il riferimento è alla possibilità che i ministri possano essere chiamati a rispondere dell’operato del capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, se il caso dovesse approdare in tribunale.

Le repliche accese
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha reagito con durezza alle dichiarazioni di Parodi, definendole “sconcertanti” e fuori luogo: “Fino a oggi ho sempre considerato il presidente dell’ANM una persona equilibrata. Mi stupisce che citi il mio capo di gabinetto, il cui nome, per quanto ne sappia, non compare negli atti. A meno che Parodi non abbia accesso a informazioni riservate”. Nordio ha poi aggiunto: “Queste affermazioni rappresentano un’inaccettabile ingerenza nelle prerogative istituzionali”.

Parodi ha replicato con una nota ufficiale, smentendo di aver mai menzionato Bartolozzi: “Chiunque ascolti la registrazione dell’intervista può verificare che non ho fatto alcun riferimento specifico. Il mio era un discorso di carattere generale, svincolato dall’indagine in corso. Il ministro Nordio ha ragione: se avessi oltrepassato i limiti, sarebbe stata un’invasione di campo, cosa che mi è estranea sia per formazione che per indole”.

Le polemiche politiche
Intanto, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha rinfocolato il dibattito, attaccando Meloni su La Repubblica: “Quante volte l’abbiamo invitata in Parlamento a chiarire perché è stato rimpatriato un torturatore e stupratore? Ha sempre rifiutato, delegando Piantedosi e Nordio, che hanno presentato una ricostruzione inverosimile. Ora sostiene che la decisione su Almasri fosse condivisa? È pura fantasia”.

Diversa la posizione di Mariastella Gelmini (Noi Moderati), che ha difeso la premier: “Con il suo post, Meloni ha smascherato l’assurdità di un’inchiesta politicizzata. Proteggere la sicurezza nazionale, assumendosene la responsabilità, non può essere trasformato in un ‘piano criminoso’ ordito dai ministri all’insaputa del governo. L’archiviazione per la premier e il procedimento per Nordio, Piantedosi e Mantovano dimostrano la natura pretestuosa di questa vicenda, utile solo all’opposizione per fare propaganda”.

I dettagli giudiziari
Il Tribunale dei Ministri ha archiviato la posizione di Meloni, ma ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro Piantedosi (Interno), Nordio (Giustizia) e il sottosegretario Mantovano, accusati di favoreggiamento, peculato e, per Nordio, omissione di atti d’ufficio. La questione riguarda il mancato deferimento alla Corte Penale Internazionale del generale libico Osama Almasri, accusato di crimini contro l’umanità e rimpatriato a gennaio.

Meloni ha annunciato l’archiviazione con un post polemico: “Dopo sei mesi di indagini e fughe di notizie, i giudici hanno archiviato il mio caso, ma presumo che si procederà contro i miei ministri. È assurdo sostenere che abbiano agito senza consultarmi: ogni decisione è stata concordata. Se devono rispondere in tribunale, dovrei esserci anch’io”.

Le reazioni della maggioranza e dell’opposizione
Matteo Salvini (Lega) ha rilanciato l’unità del centrodestra: “Mentre altri dicevano ‘non ricordo’ (allusione a Conte e Toninelli nel caso Open Arms), noi andiamo avanti compatti”.

Le opposizioni, però, non abbassano la guardia. Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) accusa: “Chi ha favorito il ritorno di un criminale deve risponderne. Meloni evita le sue responsabilità”. Angelo Bonelli (Europa Verde) è ancora più duro: “Assurdo è aver liberato uno stupratore. Se il governo rispetta la legge, lasci fare al processo”.

Meloni, intanto, assicura: “Sarò al fianco dei miei ministri in Parlamento quando si voterà sull’autorizzazione a procedere”.

Fonte immagine: ANSA

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