Editoriale
Due fatti recenti scuotono la nostra fragile coscienza democratica e impongono una riflessione dura, senza sconti, sulla qualità dell’informazione, sulla manipolazione della narrazione e sul rischio gravissimo che corre oggi la libertà di espressione nel nostro paese.
1. Il caso dell’aggressione in autogrill: la narrazione ribaltata
Ricordate lo scalpore mediatico di pochi giorni fa? Un turista francese, ebreo, vittima – secondo i racconti unificati delle nostre tv e dei social – di una brutale aggressione antisemita in un autogrill di Lainate. Il caso sale alla ribalta: interviste, speciali, retorica indignata condita da dichiarazioni di politici e persino un ex ministro della Cultura, Sangiuliano, mobilitato a “denunciare” l’odio che dilaga. Solo che oggi, a distanza di qualche giorno, scopriamo che la verità è più complessa e scomoda: quell’uomo, il presunto testimone e vittima, è lui stesso INDAGATO per lesioni aggravate dall’odio razziale. Insieme a lui, tre cittadini di origine palestinese. Due fascicoli distinti: i primi accusati di percosse aggravate dall’odio razziale, il secondo – l’ebreo francese – di lesioni aggravate sempre dall’odio razziale.
Non c’è solo la brutalità di uno scontro, ma la brutalità della menzogna, del racconto parziale e strumentale. Citiamo fatti, non congetture: chi nei giorni scorsi predicava l’onda dell’antisemitismo e attaccava la “protervia araba” sapeva bene che la storia era ben più sfumata. Ma, attenzione: qui l’antisemitismo vero non c’entra. Qui c’entra l’uso strumentale dell’identità religiosa o etnica per fabbricare una narrazione che serve all’agenda di pochi e stritola la dignità di tutti. Se una persona viene intervistata come simbolo di una presunta persecuzione e poi si scopre che figura anch’essa fra gli indagati, domandiamoci: dov’erano la deontologia, la verifica delle fonti, l’onestà intellettuale dei nostri media? Che ne è stato del dovere di raccontare la complessità e non la favola a senso unico dell’“ebreo vittima dell’arabo violento”? La stampa, così, si trasforma da guardiana della democrazia a megafono cieco di convenienza politica. Questo è inaccettabile e pericoloso.
2. Il Ddl contro l’antisemitismo: quando la legge imbavaglia la critica
Nel frattempo in Parlamento arriva il secondo spettacolo inquietante: la Lega, appena “premiata” per il suo sostegno alla causa ebraica, presenta un disegno di legge che afferma di voler contrastare l’antisemitismo, ma che – con cinico tempismo – punisce in realtà chi osa criticare il governo israeliano e le sue politiche a Gaza e in Cisgiordania. Il testo adotta la definizione operativa dell’IHRA, già duramente contestata a livello internazionale perché presta il fianco a pericolose confusioni: la critica a Israele rischia d’essere equiparata all’antisemitismo, criminalizzando qualunque voce non allineata e limitando il diritto di manifestare.
Vi è di più: si introduce la possibilità di vietare riunioni, manifestazioni, persino dibattiti pubblici, in nome di una presunta tutela dalla propaganda antisemita, imbavagliando di fatto qualunque dissidenza, anche le richieste di pace, giustizia, autodeterminazione dei popoli. Una torsione autoritaria di proporzioni inaudite, contestata, giustamente, da tutte le opposizioni.
Le domande da porre, ad alta voce
Questa legge serve a proteggere gli ebrei in Italia o a mettere il silenziatore a chi denuncia il massacro in corso a Gaza? Perché, proprio ora, in una settimana in cui Israele è sotto accusa internazionale per le sue azioni a Rafah – tanto gravi che persino alleati storici come gli USA e la UE avvertono del rischio di crimini di guerra – la destra italiana dedica un “premio” e una legge bavaglio a chi vuole l’impunità per Netanyahu?
Vergogna. Questo serve dire, senza remore. Vergogna per un paese che abdica al suo spirito liberale, che trasforma la lotta necessaria contro l’antisemitismo in un manganello per censurare ogni voce scomoda. Vergogna per una stampa complice e pavida, che rinuncia a mettere in discussione il frame fabbricato da agenzie, politicanti e ambasciate, a costo di gettare nel tritacarne chi cerca solo la verità.
Il rischio più grande
Mai come oggi la vera minaccia alla convivenza viene da chi, per convenienza di parte, cancella la responsabilità individuale e storica, confondendo l’essere ebrei con l’essere israeliani e il dissenso con l’odio. La legge va riformata e la narrazione va restituita alla verità, anche quando è scomoda e contraddice i vizi e gli interessi di chi governa.
Chi protesta dev’essere ascoltato, non criminalizzato; chi denuncia dev’essere protetto, non strumentalizzato; e la libertà va sempre difesa, soprattutto quando è la libertà di criticare il potere.
Vergognatevi, davvero. Perché così facendo, oltre a rendervi ridicoli davanti al mondo, preparate il terreno per la prossima stagione di repressione e menzogna – nella quale nessuno sarà più al sicuro.
Non si difende la memoria ripetendo gli errori che la Storia ci ha insegnato a riconoscere: si difende la libertà difendendo la verità, sempre.
foto Holocaust Encyclopedia















