Mattoni sotto l’ ombrellone…Ho aperto questo saggio sapendo che mi avrebbe bruciato dentro. Paolo Desogus e il suo “In difesa dell’umano” non è una lettura, è un corpo a corpo. E io l’ho cercato, questo fuoco
Pasolini brucia ancora: Desogus contro la macelleria digitale dell’umano
Paolo Desogus, nel suo saggio “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia,” non si limita a un’analisi accademica: squarcia il velo su una delle menti più lucide e tormentate del Novecento, restituendoci un Pasolini che brucia ancora, che ferisce ancora, che disturba ancora. La nozione di contraddizione non è qui un comodo espediente critico, ma diventa lama tagliente che penetra nelle viscere del nostro tempo malato. Quella dicotomia “con te e contro te” pulsa come sangue nelle vene dell’opera pasoliniana, e Desogus la segue senza pietà, senza sconti, mostrando come non sia debolezza biografica ma potenza dialettica che attraversa ogni fibra della produzione del poeta friulano.
E qui il colpo di genio: Desogus ci sbatte in faccia come Pasolini, già negli anni Sessanta, avesse fiutato la bestia che si stava risvegliando. Quella trasformazione antropologica del capitalismo che oggi ci divora vivi, che non si accontenta più del nostro sudore ma vuole le nostre anime, i nostri desideri, i nostri corpi. Il neocapitalismo digitale non è più un padrone che sfrutta: è un vampiro che colonizza, che succhia fino all’ultima goccia di umanità.
E Pasolini l’aveva visto, l’aveva sentito arrivare come un terremoto sotto la pelle della storia.
Il mondo postmoderno e tecnologico che trasforma l’eros in algoritmo, le relazioni in transazioni di dati , questo inferno Pasolini l’aveva già attraversato con lo sguardo profetico di chi sa leggere i segni sui muri. L’ultimo consumatore “totalmente sradicato, senza storia né ombra” non è una metafora: è il nostro specchio, è quello che siamo diventati, è l’epilogo spaventoso di una colonizzazione che ci ha rubato fino al respiro.
Ma Desogus non si ferma alla diagnosi.
Scava nel laboratorio stilistico pasoliniano e ci mostra come ogni verso spezzato, ogni violazione del metro fosse un pugno in faccia al potere. La forma non è ornamento: è arma, è resistenza, è il grido di chi non si arrende all’omologazione culturale. Non nostalgia, ma lucidità feroce che utilizza la “ragione impura” di Pasolini , quella sintesi esplosiva tra Dante, Gramsci e la teoria critica , per leggere il presente con occhi che non mentono mai.
Il confronto con la filosofia novecentesca, Gramsci, Foucault, Roberto Esposito, non è erudizione da salotto ma corpo a corpo con il pensiero, biopolitica che diventa carne viva. Desogus critica il concetto di parresia e gli contrappone la “superiore attualità” benjaminiana: Pasolini non è solo l’intellettuale che dice la verità anche quando costa sangue, ma colui che raggiunge una dimensione più profonda, quella capacità di leggere il presente con una lucidità che va oltre il sacrificio personale.
La sua sofferenza e le sue contraddizioni non sono debolezze: sono gli ultimi strumenti critici rimasti in piedi per resistere alla “fabbricazione” dell’uomo sradicato che il potere neoliberale vuole imporci.
E qui Desogus demolisce con precisione chirurgica chi ha ridotto Pasolini a un “incoerente” senza teoria. Ci mostra un intellettuale nutrito di psicoanalisi, antropologia, linguistica, una mente forgiata dalla filosofia più rigorosa. È proprio questa capacità di vivere la contraddizione come metodo, di articolarla in termini esistenziali e storici, che rende Pasolini un interlocutore che non invecchia mai, che continua a mordere in un presente dominato dall’algoritmo e dall’omologazione.
Desogus evita ogni tentazione reazionaria, ogni fuga nel passato. Si mantiene su un filo di rasoio critico che guarda la contemporaneità senza illusioni ma senza cedere.
Quel “fuoco” morale e intellettuale che accende la difesa dell’umano contro la de-umanizzazione definitiva non è retorica: è necessità vitale, è l’unica alternativa al suicidio collettivo.
Questo saggio di Desogus è un pugno nello stomaco, una scossa elettrica che attraversa ogni pagina. Alta densità e precisione, sì, ma soprattutto coraggio di restituire a Pasolini la sua forza dirompente, la sua attualità bruciante. La dialettica interna e la contraddizione non sono più curiosità letterarie ma strumenti di guerra per leggere e combattere il presente di colonizzazione affettiva e digitale.Un testo che non fa sconti, che non cerca consolazioni.
Desogus scuote senza indulgenze, ma con il rigore feroce di chi vuole aprire squarci di luce nelle tenebre della contemporaneità.
E ci riesce. Cristo, se ci riesce.















