Di Domizia Di Crocco
C’è qualcosa di profondamente affascinante nel percorso che la Moldavia sta intraprendendo verso l’Unione Europea.
Un piccolo Paese incastonato tra Romania e Ucraina, troppo spesso dimenticato dalle cronache internazionali, che oggi
reclama con forza il suo posto dentro la grande casa europea. Non è solo una questione di geopolitica, ma di identità,
di speranza, persino di dignità nazionale.
Chi conosce la Moldavia sa bene che la sua storia recente è stata segnata da fragilità: una democrazia giovane, un’economia
che fatica a decollare, un’emigrazione massiccia che ha svuotato interi villaggi. Eppure, è proprio in questa condizione
di vulnerabilità che nasce il desiderio europeo. Non tanto come miraggio di prosperità immediata, quanto come ancoraggio
a valori di stabilità, legalità e sviluppo.
Osservando il processo di adesione, mi colpisce la determinazione del governo di Chișinău, che ha imboccato la strada delle
riforme, spesso dolorose e impopolari. Combattere la corruzione, rafforzare lo stato di diritto, garantire un sistema
giudiziario indipendente: non sono slogan, ma condizioni imprescindibili per essere credibili agli occhi di Bruxelles.
E qui sta il punto cruciale: l’Europa non può permettersi di abbassare l’asticella, ma neppure di chiudere le porte a chi,
come la Moldavia, sta mostrando buona volontà.
Personalmente, guardo con simpatia a questo percorso. L’ingresso della Moldavia nell’UE sarebbe non solo un vantaggio per
il Paese, ma anche un segnale forte a tutta la regione: che il futuro non è nelle mani delle sfere d’influenza, ma nella
capacità di costruire istituzioni solide e di rispettare le regole comuni. Certo, i tempi saranno lunghi e la strada
disseminata di ostacoli: l’influenza russa resta forte, la fragilità economica pesante, e la stanchezza dei cittadini un
rischio concreto.
Eppure credo che l’Europa, se vuole restare fedele ai propri principi, debba investire nella Moldavia, accompagnarla,
non lasciarla sola. Non si tratta di un gesto caritatevole, ma di una scelta strategica: rafforzare il fianco orientale
dell’UE, costruire una democrazia stabile ai confini con l’Ucraina, dimostrare che il progetto europeo non è un club chiuso
ma un orizzonte aperto a chi dimostra impegno.
Il mio consiglio alla Moldavia, se posso permettermi, è di non vivere l’adesione come un fine in sé, ma come un processo di
maturazione interna. L’Europa non è una bacchetta magica che risolve i problemi dall’esterno: è un contesto in cui prosperano
solo i Paesi che sanno riformarsi davvero. Se la Moldavia riuscirà a fare di questo percorso un’occasione di cambiamento
autentico, allora l’ingresso nell’UE non sarà un traguardo burocratico, ma una conquista culturale e politica di enorme valore.
foto Alamy















