Il Rotary parla siciliano: Francesco Arezzo di Trifiletti eletto presidente Internazionale del Rotary International.
L’uomo, la storia, le radici e la Professionalità che lo hanno portato alla più prestigiosa carica rotariana.
Biography – Interview
Francesco Arezzo di Trifiletti, originario di Ragusa, Sicilia, è il primo italiano a ricoprire la carica di Presidente Internazionale del Rotary International dopo decenni.
Porta con sé l’eleganza sobria della sua Ragusa e la determinazione di chi ha sempre creduto nel valore del servizio.
Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Odontostomatologia e in Ortognatodonzia e’ impegnato nel mondo imprenditoriale come imprenditore agricolo e proprietario di un boutique hotel.
Rotariano dal 1989.
Ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità nel Rotary, tra cui Governatore del Distretto 2110, Rappresentante del Presidente del RI, Consigliere RI e Presidente della Convention Internazionale di Melbourne.
Conosciuto per il suo stile sobrio, la sua cultura umanistica e la sua dedizione al servizio, incarna un ideale rotariano aperto al dialogo, alla pace e alla costruzione di legami autentici tra i popoli.
È anche Cavaliere di Onore e Devozione dello SMOM, Sovrano Militare Ordine di Malta.
L’intervista
Presidente Arezzo, cosa significa per Lei questo ruolo prestigioso e allo stesso tempo impegnativo?
È un onore straordinario ricoprire la carica di Presidente del Rotary International e sono profondamente grato per la fiducia che i Rotariani di tutto il mondo hanno riposto in me.
Rappresentare un’organizzazione di 1,2 milioni di soci, tutti impegnati a modo loro per fare la differenza in modo positivo, è allo stesso tempo un’esperienza che ti fa sentire umile e galvanizzato.
Non lo considero solo un ruolo di leadership, ma anche un’opportunità per ascoltare, sostenere e aiutare a promuovere l’operato dei nostri soci.
Uno degli aspetti più gratificanti di questa posizione è incontrare i Rotariani di tutto il mondo, vedere da vicino il loro impatto e imparare dalle loro esperienze.
Questo mi dà speranza e mi aiuta a concentrarmi su ciò che conta davvero: aiutare il Rotary a continuare a essere una forza di cambiamento duraturo.
La Sua lunga esperienza nel Rotary è ben nota e molto apprezzata: quali valori fondamentali L’hanno guidata nel Suo percorso verso la presidenza?
Ho incominciato questo percorso come ortodontista a Ragusa, in Sicilia. Non avrei mai immaginato che il Rotary mi avrebbe aperto le porte del mondo in questo modo.
Grazie al Rotary, ho acquisito non solo una consapevolezza globale, ma anche una profonda crescita personale.
Ho scoperto le doti di leadership che non sapevo di avere e mi sono ritrovato a parlare in pubblico, cosa che non avrei mai immaginato di fare, soprattutto perché da giovane avevo la balbuzie.
Chi avrebbe mai pensato che un ortodontista un giorno sarebbe salito su palchi internazionali per rivolgersi a migliaia di persone? Ma questa è la forza del Rotary: aiuta le persone a scoprire ciò che possono dare e poi fornisce loro gli strumenti per farlo.
I valori che mi hanno guidato nel corso degli anni – servizio, rispetto, apertura mentale e umiltà – affondano le loro radici in quell’esperienza. Mi ha consentito di conoscere persone provenienti da ogni ceto sociale e mi ha aiutato a capire che possiamo ottenere molto di più quando collaboriamo superando le barriere culturali e i confini.
Diamo il meglio di noi stessi quando ascoltiamo, quando collaboriamo e quando agiamo con empatia. Sono questi i valori che mi hanno portato qui e che continueranno a guidarmi come Presidente.

Quali sono le Sue priorità strategiche per quest’anno rotariano? Può darci un’anteprima delle direzioni chiave che intende promuovere a livello globale?
Quest’anno desidero aiutare il Rotary a rimanere concentrato su ciò che sa fare meglio: riunire le persone per risolvere problemi reali. Ciò significa continuare a sostenere iniziative che promuovono la pace, l’istruzione, la salute e le opportunità economiche, specialmente nelle aree in cui tali bisogni sono maggiori.
Naturalmente, l’eradicazione della polio rimane la nostra priorità globale principale. Abbiamo compiuto progressi incredibili, riducendo i casi di poliovirus selvaggio di oltre il 99,9%, ma finché non raggiungeremo lo zero, non possiamo fermarci. Sono anche orgoglioso dei Programmi di grande portata del Rotary, che dimostrano come i nostri soci possano creare un impatto misurabile a lungo termine quando collaborano con partner e comunità per trovare soluzioni su larga scala basate sull’evidenza. Il mio obiettivo è sostenere questo tipo di lavoro ponderato e collaborativo ovunque si svolga e contribuire a realizzarlo altrove.
Nel Suo discorso inaugurale ha parlato di “umanesimo del servizio”. Potrebbe approfondire questa visione?
Quando parlo di “umanesimo del servizio”, penso all’importanza dell’empatia in tutto ciò che facciamo. Dietro ogni statistica, ogni progetto e ogni necessità c’è una persona: un nome, un volto, una storia. Troppo spesso cadiamo nell’abitudine di pensare in termini di numeri, rapporti, obiettivi astratti, ma è il legame umano che dà significato al nostro operato.
Nel Rotary, il servizio non consiste solo nel fornire soluzioni. Si tratta di essere presenti, ascoltare e lavorare a fianco delle persone e delle comunità. Questa mentalità – rispettosa, concreta e incentrata sulle persone – è al centro di ciò che intendo per umanesimo del servizio. Non ci limitiamo a fornire aiuti o a finanziare progetti, ma costruiamo relazioni e fiducia.
In un mondo segnato da guerre, povertà e crisi ambientali, quale contributo specifico può dare il Rotary per costruire ponti di pace e solidarietà?
Il Rotary fa parte delle comunità locali di tutto il mondo e questo ci conferisce una forza particolare.
Non operiamo dall’esterno, ma siamo già presenti sul posto, in contatto con le persone e i luoghi in cui si verificano le sfide e i cambiamenti.
Questa presenza locale, unita alla nostra rete globale, ci pone in una posizione unica per costruire la pace attraverso attività pratiche e basate sulla comunità.
Tutto ciò che facciamo, dal sostegno all’istruzione al miglioramento dell’assistenza sanitaria e alla creazione di opportunità economiche, contribuisce a costruire quel tipo di stabilità che permette alla pace di crescere.
I nostri centri della pace, gli scambi per giovani, i progetti di pubblico interesse e le sovvenzioni globali affrontano tutti le cause profonde dei conflitti, come la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione.
La pace non si costruisce solo attraverso negoziati formali, ma si costruisce lentamente, attraverso la fiducia, le opportunità e gli atti di servizio quotidiani.
Il Rotary ha anche una lunga storia di sostegno alla pace attraverso le partnership.

Abbiamo partecipato attivamente alla formazione delle Nazioni Unite e manteniamo ancora uno status ufficiale di consulenti con diverse agenzie dell’ONU.
Questo legame riflette il nostro impegno comune a costruire la pace attraverso la cooperazione internazionale e lo sviluppo sostenibile.
Lei conosce bene il valore delle relazioni tra i popoli del Mediterraneo: quanto è importante oggi la diplomazia dei sentimenti nella missione del Rotary?
Il Mediterraneo ha qualcosa di speciale: è una regione plasmata dal movimento, dalla storia e dal dialogo tra culture diverse.
Ho sempre creduto che prima di poter costruire la pace, sia necessario costruire la comprensione. E spesso questo non inizia con negoziati formali, ma con interazioni quotidiane: un pasto condiviso, una conversazione, una storia.

Il Rotary crea gli spazi in cui queste relazioni personali e umane possono mettere radici.
L’ho visto nei programmi per i giovani che riuniscono ragazzi provenienti da diverse parti del Mediterraneo.
Potrebbero essere arrivati con delle riserve mentali, ma poi partono avendo stretto delle amicizie. Questo tipo di diplomazia emotiva, che io definirei “Diplomazia dei Sentimenti”, è una parte silenziosa ma potente della missione del Rotary.
Come vede il futuro del Rotary, bilanciando tradizione e innovazione, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con le giovani generazioni e le tecnologie digitali?
Sebbene il Rotary sia ricco di storia e tradizione, e ne siamo orgogliosi, dobbiamo anche adattarci, e lo stiamo facendo.
I giovani di oggi cercano modi per avere un impatto che siano flessibili, significativi e allineati ai loro valori.
Ciò significa creare nuovi tipi di club – virtuali, ibridi, basati su progetti – e ripensare il modo in cui interagiamo con le comunità per rimanere rilevanti e accessibili.
La pandemia ha accelerato molti di questi cambiamenti, spingendo i club ad adottare le piattaforme digitali e a ripensare il modo in cui si riuniscono e operano. Questo tipo di flessibilità è rimasta con noi e ci ha aiutato a raggiungere più persone.
Allo stesso tempo, continuiamo a dare valore alle relazioni personali, al mentoring e al coinvolgimento della comunità.
Il futuro del Rotary consisterà nel trovare il giusto equilibrio, rimanendo ancorati al servizio ma essendo aperti a nuovi modi di farlo.
Il Rotary è stato spesso all’avanguardia, investendo in iniziative globali come End Polio Now. Qual è la prossima grande sfida da affrontare insieme?
L’eradicazione della polio rimane la nostra priorità assoluta.
Dal 1988, il Rotary e i nostri partner hanno contribuito a vaccinare oltre 3 miliardi di bambini, prevenendo più di 20 milioni di casi di paralisi. Siamo arrivati ad avere solo due Paesi endemici e, con uno sforzo costante, possiamo rendere la polio la seconda malattia umana ad essere eradicata.
Oltre alla polio, il Rotary si sta concentrando su iniziative ampliabili e di grande impatto.
I Programmi di grande portata ne sono un buon esempio: progetti che affrontano sfide importanti come la salute materna e infantile in Nigeria, la lotta alla malaria in Zambia, la prevenzione del cancro cervicale in Egitto e l’agricoltura climaticamente intelligente in India.
Questi sforzi dimostrano che il Rotary non è solo impegnato ad avere un impatto, ma anche a garantire la sostenibilità, soluzioni basate sull’evidenza e un profondo coinvolgimento della comunità. È lì che vedo il nostro futuro.
Quali sono state le Sue esperienze più commoventi del suo mandato presidenziale finora, incontrando club e comunità in tutto il mondo?
Ogni visita a un club è speciale, perché mi permette di vedere come il Rotary prende forma in culture, lingue e comunità diverse.
Ma un momento che mi è rimasto impresso è stato l’organizzazione di un evento RYLA per giovani provenienti da tutto il Mediterraneo: Italia, Turchia, Francia, Nord Africa e altri Paesi.
All’inizio c’era un po’ di esitazione, dovuta alle barriere linguistiche e alle differenze culturali, ma nel giro di pochi giorni è stata sostituita dalla fiducia e dall’apertura.
L’ultimo giorno, si sono riuniti e hanno cantato “Imagine” di John Lennon e hanno recitato una scenetta che avevano scritto sulle differenze culturali tra i loro Paesi.
Era semplice, ma diceva molto. Questo tipo di trasformazione, da estranei cauti a un gruppo affiatato, è ciò che il Rotary può rendere possibile ed è una delle cose più belle che abbia mai visto.
Quale messaggio finale vorrebbe lasciare ai Rotariani ed ai lettori de Il Corriere Nazionale?
A tutti i miei amici Rotariani dico semplicemente: il Rotary non è qualcosa a cui si partecipa, è qualcosa che si vive.
It has changed my life.
Ha cambiato la mia vita.
Mi ha aiutato a crescere in modi che non avrei mai creduto possibili, sia dal punto di vista personale che professionale.
Il Rotary mi ha insegnato a guidare, a servire e a parlare con determinazione.
In un mondo che spesso sembra frammentato, il Rotary offre uno spazio in cui le persone si riuniscono, non per competere, ma per collaborare. Non per dividere, ma per unire.
Che siate giovani o anziani, professionisti o studenti, c’è un posto per voi in questa famiglia globale.
Continuiamo a guidare con umiltà, a servire con passione e a costruire un futuro radicato nella pace, nel dialogo e nell’umanità condivisa.
Tommaso Garofalo















Complimenti Garofalo, articolo che esprime tutta la passione e l’impegno del Presidente.
Grazie Marcella, assolutamente sì. In effetti Francesco Arezzo rappresenta la diversità nella dirigenza mondiale, portando avanti quel concetto italiano che si è sempre distinto nel mondo
Un compito di grande responsabilità i rotariani saranno fieri perché mosta umanità e impegno
Annunziata,
Grazie per il tuo commento che coglie un aspetto fondamentale della leadership di Francesco Arezzo. Hai ragione, la presidenza internazionale del Rotary è una responsabilità enorme, e lui la sta onorando non solo con competenza, ma con una profonda carica emotiva che traspare dalle sue parole e dai suoi gesti.
Trovo che la tua espressione “fierezza per i rotariani del mondo” sia estremamente calzante. Il suo modo di vivere l’incarico, unendo la concretezza del “servizio” con la forza dei “sentimenti”, non solo dimostra una coerenza ammirevole, ma ci rende orgogliosi di far parte di un’organizzazione che ha in sé queste potenzialità.
Come hai sottolineato, la sua visione si fonda su un Umanesimo del servizio coniugato con la Diplomazia dei Sentimenti. Non si tratta di concetti astratti, ma di una filosofia che si traduce in azioni quotidiane: mettere le persone al centro, generare empatia e costruire ponti di fiducia, superando le barriere culturali e i conflitti.
Il Presidente Arezzo sta dimostrando al mondo che la vera forza del Rotary non risiede nei numeri, ma nella sua capacità di connettere le persone e di ispirare un cambiamento positivo, partendo dal cuore. E questo, per tutti noi, è un grande motivo di fierezza.
Tommaso Garofalo D 2120
Trovo che Il presidente Francesco Arezzo sia stato, nel suo discorso, molto coinvolgente: non si è limitato ad indicare i valori che sono alla base del Rotary, ma ha trasmesso entusiasmo con le sue parole cariche di passione. Poter sostenere infatti che il Rotary è qualcosa che si vive e che, proprio attraverso questa realtà, si genera un’empatia che risulta fondamentale per posizionare le singole persone al centro del servizio rotariano, non il risultato quantitativo del progetto, da la misura della forza delle potenzialità che il Rotary può esprimere attraverso l’impegno volontaristico dei suoi aderenti. Dirompente, in grado di ridimensionare enormemente l’importanza delle vecchie liturgie sui rapporti internazionali, è il concetto di Diplomazia dei Sentimenti, che si realizza attraverso la fiducia generata dagli atti di servizio quotidiano.
L’immagine di un gruppo di giovani, provenienti da paesi diversi, spesso con difficoltà di rapporti tra loro, che cantano insieme “Imagine” di John Lennon, evoca l’idea che, al di là della narrazione spesso egoista e perfino ostile elaborata dai potenti della terra, esiste una storia di solidarietà e comprensione in cui i popoli sono pronti a riconoscersi. Maria Ferrante Assistente del Governatore Adriana Muscas – Distretto 2080
Maria,
Ho letto con grande piacere le tue riflessioni sul discorso del presidente Arezzo e ti ringrazio per le bellissime parole. Ho avuto l’onore di intervistare il nostro amato presidente e sono rimasto profondamente colpito, proprio come te, dalla sua visione.
Hai colto perfettamente il punto cruciale del suo messaggio, quello che propugno e definito “Diplomazia dei Sentimenti”, un concetto che, a quanto pare, sta risuonando con forza.
Non si tratta di una fredda strategia politica, ma di qualcosa di molto più profondo e autentico: una rete di fiducia che si costruisce giorno dopo giorno, persona per persona, attraverso azioni concrete di servizio.
Nel corso dell’intervista, il Presidente Arezzo ha parlato di “Umanesimo del Servizio” e ha sottolineato che, al centro di ogni progetto, non ci sono numeri o statistiche, ma la singola persona con la sua storia e le sue emozioni.
Ha colpito molto anche a me la sua frase che riassume tutto: “Il Rotary non è qualcosa a cui si partecipa, è qualcosa che si vive.”
La scena che evidenzi, con i giovani di diversi paesi che cantano insieme “Imagine”, è l’immagine perfetta di questa filosofia.
È la dimostrazione che, al di là delle tensioni tra le nazioni, il vero motore del cambiamento è l’empatia che riusciamo a generare tra le persone.
È proprio questo il nostro compito: far capire che il Rotary è una forza capace di creare ponti, di superare le barriere e di trasformare l’ostilità in solidarietà.
E il tuo intervento, così ricco di passione, è un passo importante in questa direzione.
Grazie ancora per il tuo contributo così lucido e appassionato.
Tommaso Garofalo D 2120
Trovo che Il presidente Francesco Arezzo sia stato, nel suo discorso, molto coinvolgente: non si è limitato ad indicare i valori che sono alla base del Rotary, ma ha trasmesso entusiasmo con le sue parole cariche di passione. Poter sostenere infatti che il Rotary è qualcosa che si vive e che, proprio attraverso questa realtà, si genera un’empatia che risulta fondamentale per posizionare le singole persone al centro del servizio rotariano, non il risultato quantitativo del progetto, da la misura della forza delle potenzialità che il Rotary può esprimere attraverso l’impegno volontaristico dei suoi aderenti. Dirompente, in grado di ridimensionare enormemente l’importanza delle vecchie liturgie sui rapporti internazionali, è il concetto di Diplomazia dei Sentimenti, che si realizza attraverso la fiducia generata dagli atti di servizio quotidiano.
L’immagine di un gruppo di giovani, provenienti da paesi diversi, spesso con difficoltà di rapporti tra loro, che cantano insieme “Imagine” di John Lennon, evoca l’idea che, al di là della narrazione spesso egoista e perfino ostile elaborata dai potenti della terra, esiste una storia di solidarietà e comprensione in cui i popoli sono pronti a riconoscersi.
Maria Ferrante – Rotary Club Aprilia-Cisterna – Assistente del Governatore Adriana Muscas A.R. 2025-26