Vertice all’Eliseo tra Macron, Zelensky e i leader europei. Divisioni sugli impegni militari, mentre Mosca rilancia l’offensiva e chiude ogni spiraglio diplomatico.
Nella giornata di oggi, giovedì. i principali sostenitori europei di Kiev si riuniranno a Parigi per verificare fino a che punto Washington intenda impegnarsi nella sicurezza futura dell’Ucraina. L’iniziativa arriva in un momento in cui le proposte di mediazione avanzate da Donald Trump restano senza sviluppi concreti, mentre Vladimir Putin, forte del sostegno di diversi partner internazionali, appare più rigido che mai.
Alle 10:30 (8:30 GMT), il presidente francese Emmanuel Macron accoglierà all’Eliseo la cosiddetta Coalizione dei volenterosi, che raccoglie una trentina di Paesi – in gran parte europei – a sostegno di Kiev. Accanto a lui sarà presente il capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky.
Nel pomeriggio, alle 14:00 (12:00 GMT), i leader si collegheranno in videoconferenza con Donald Trump per affrontare due questioni centrali: un inasprimento delle sanzioni americane contro Mosca e il contributo che ciascun partner potrà garantire per rafforzare la sicurezza ucraina. All’incontro prenderanno parte, tra gli altri, il presidente finlandese Alexander Stubb, i capi di governo di Polonia, Spagna e Danimarca – Donald Tusk, Pedro Sánchez e Mette Frederiksen – oltre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa. Da remoto interverranno anche il premier britannico Keir Starmer, co-presidente della riunione, insieme al leader tedesco Friedrich Merz e alla presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni.
Macron ha sottolineato che l’Europa è pronta ad assumersi responsabilità inedite per la difesa dell’Ucraina, aggiungendo che ora ci si attende un passo analogo da parte statunitense. Anche il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha rimarcato che gli alleati attendono chiarezza da Washington sul tipo di impegno che intende assumere.
All’interno della coalizione alcuni governi, come Francia, Regno Unito e Belgio, valutano persino l’ipotesi di dispiegare forze in territorio ucraino, ma soltanto dopo un eventuale cessate il fuoco e come misura di dissuasione nei confronti di Mosca. Altri, come la Germania, restano invece molto più cauti: “Senza un accordo di tregua non è pensabile inviare soldati, e anche dopo nutro forti riserve”, ha dichiarato Merz.
Dal canto suo, la Russia ha ribadito che non tollererà “interventi esterni” e la portavoce Maria Zakharova ha definito le garanzie di sicurezza richieste da Kiev un rischio per l’intero continente.
Lo scorso 18 agosto a Washington Trump aveva promesso che gli Stati Uniti avrebbero offerto una forma di protezione all’Ucraina, senza tuttavia precisarne i contorni. Tale “rete di sicurezza” potrebbe riguardare l’intelligence, la logistica o le comunicazioni, escludendo comunque l’invio di truppe americane. Mercoledì l’ex presidente ha lasciato intendere che “qualcosa accadrà” se Putin non rispetterà le sue condizioni, dopo l’incontro avvenuto due settimane fa in Alaska, rimasto senza risultati concreti.
Nel frattempo, Putin ha voluto riaffermare la propria centralità sulla scena internazionale apparendo a Pechino accanto al presidente cinese Xi Jinping e al leader nordcoreano Kim Jong Un. Dalla capitale cinese ha avvertito che, se i negoziati con Kiev dovessero arenarsi, la Russia continuerà a perseguire i suoi obiettivi per via militare, mantenendo le truppe “all’offensiva” lungo l’intero fronte.
In parallelo, Mosca ha sferrato un nuovo massiccio attacco con oltre 500 missili e droni, che ha causato almeno nove vittime e interrotto la fornitura elettrica a migliaia di abitazioni. “Non vediamo alcun segnale di reale disponibilità da parte russa a porre fine alla guerra”, ha dichiarato Zelensky a Parigi, aggiungendo però di essere fiducioso che l’Europa e gli Stati Uniti intensificheranno le pressioni su Mosca per spingerla verso una soluzione diplomatica.
Fonte immagine: ANSA









