Striscia di Gaza, nuovi raid israeliani: almeno 31 morti e proteste in Israele

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Bombardamenti e vittime tra civili, compresi bambini. Gli Emirati avvertono: “Annessione della Cisgiordania è una linea rossa”. Crescono le manifestazioni contro Netanyahu.

Dall’alba di oggi almeno 31 palestinesi hanno perso la vita nei raid israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo fonti mediche riportate da al Jazeera. Gli abitanti parlano di una “notte d’inferno”, segnata da bombardamenti incessanti. Parallelamente, in Cisgiordania, l’esercito israeliano ha condotto incursioni in diverse località, tra cui Nablus, dove almeno quattro persone sono state arrestate, come riferisce l’agenzia palestinese Wafa.

A Gaza, le vittime si contano in più aree. Nei pressi di Khan Yunis tre persone sono state uccise mentre tentavano di soccorrere i feriti. Nel campo profughi di Nuseirat, un attacco aereo ha distrutto le tende di alcune famiglie, causando la morte di sette membri dello stesso nucleo. Nel quartiere di Al-Sabra, a Gaza City, un bombardamento ha colpito l’abitazione di una famiglia, provocando tre morti e diversi feriti. A Tel Al-Hawa, a sud-ovest della città, un’altra esplosione ha investito una tenda che ospitava sfollati: quattro le vittime, tra cui tre bambini, e numerosi i feriti. A Deir al-Balah, invece, un civile è rimasto ucciso e altri sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco delle forze israeliane.

Sul piano diplomatico, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un avvertimento: ogni tentativo di Israele di annettere la Cisgiordania occupata rappresenterebbe una “linea rossa”, senza però chiarire le conseguenze che ciò avrebbe sul patto di normalizzazione firmato con Tel Aviv.

All’interno di Israele, intanto, si moltiplicano le proteste. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro la decisione di richiamare 60.000 riservisti per l’operazione militare, una mossa che ha sollevato critiche internazionali e accentuato l’isolamento del Paese. I manifestanti accusano il premier Benjamin Netanyahu di prolungare la guerra per calcoli politici, anziché negoziare un cessate il fuoco con Hamas che permetta la liberazione degli ostaggi catturati durante l’attacco del 7 ottobre 2023, all’origine del conflitto in corso.

Fonte immagine: Wafa News

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