L’ultima notte di Francois Bayrou

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 Si inasprisce la crisi di governo in Francia e l’Eliseo inizia a valutare due opzioni: Scioglimento delle camere o indire nuove elezioni.

Cade il governo in Francia, e nel frattempo, Emmanuel Macron passeggia pensieroso nelle stanze dell‘Eliseo, meditando sulla sua incapacità(?), di ridare ai francesi quello che la Francia e lui stesso avrebbero voluto. Sembra il tormentone d’estate, dopo una lunga ed estenuante riunione in sede parlamentare, voluta dal centrista Francois Bayrou, capo del governo, dell’ala moderata, scelto dal presidentissimo Macron, non esistono più le condizioni per poter governare. La situazione è sfuggita di mano all’incerta e titubante corrente centrista, scelta in qualche modo da Macron è data in pasto alle proteste di piazza. Complici anche quelle scelte scellerate da parte di Bayrou sulla politica relativa alla riforma delle pensioni, cavallo di battaglia delle proteste dal parte del popolo francese, in rivolta e allarmati da quel piano Bayrouiano lacrime e sangue e che prevede tagli sostanziosi per 44 miliardi di euro( Giorgia Meloni al confronto può fare sonni tranquilli), al fronte di un allarmante debuto pubblico al 114% del PIL(prodotto interno lordo) e con un deficit pari al 6% del PlL. Un disastro preannuciato con un monito lanciato dai partiti al presidente Macron, con la totale sfiducia all’ala centrista e la difficile scelta del presidente, indaffarato non più, alle scellerate proposte di inviare truppe in Ucraina, ma nella scelta del nuovo primo ministro, con i fantasmi del trapasso politico francese che aleggiano tra le stanze dell’Eliseo.

Manovre politiche in corso, con i Fronti Popolari guidati da Jean Luc Melenchon, i repubblicani e i socialisti, ultimi possibili e probabili successori al presidente uscente Francois Bayrou? 

Inizia l’altalenante scelta del nuovo primo ministro, chiaro che il presidente Macron abbia orientato le sue scelte, guardando verso il suo partito di appartenenza, il Renaissance, guidato dal macroniano Gabriel Attal, che avrebbe chiesto un negoziatore ancor prima di arrivare alla scelta del nuovo premier, una richiesta che la dice lunga sul trapasso politico francese e sul travaglio interno che in politica interna ha portato profonde divisioni sociali e politiche. Gli analisti guardano oltre un probabile ritorno di Attal alla guida del governo, ma  ci  sarebbero da valutare le scelte dei repubblicani divisi nelle loro scelte politiche e con 27 deputati su 49 che hanno votato la fiducia a Bayrou, confermando l’orientamento centrista. Restano gli ultimi baluardi del Partito Socialista francese, coloro che per ultimi avevano votato la sfiducia all’esecutivo Bayrou, guidati dal capogruppo Boris Vallaud che ha letteralmente escluso qualsiasi coinvolgimento dell’ala centrista nella futura formazione di governo. Le consultazioni vedono anche in ballo il Fronte Popolare, quella coalizione di sinistra, guidata da Jean Luc Melenchon e che potrebbe far parte della nuova coalizione di governo(?), quest’ultimo ha puntato il dito proprio sul presidente Macron ritenendolo responsabile dl disastro politico in corso. In ultima analisi, il delicato trapasso politico francese, spiazza l’Europa pensata e immaginata da Ursula Von der Leyen, fiduciosa nella più breve e possibile soluzione della situazione politica in Francia.

All’orizzonte, tra la scelta dello scioglimento delle camere e le possibili elezioni,  appare l’agenzia di Rating di New York, che tirerà le somme sull’andamento dell’ economia francese.

Nel frattempo, disordini e manifestazioni di protesta sconvolgono la Francia, con i fantasmi dei Gillet Gialli che aleggiano sulla Rue de Champ Elysees di Parigi. La Francia si prepara all’ennesima transizione di governo e non solo. Nel giro di 51 anni, la Francia non ha mai avuto il bilancio in equilibrio, strano a dirsi, ma anche a pensarlo, ma secondo Francois Bayrou, premiere uscente e dimissionario dopo aver incassato 364 voti a sfavore e solo 184 favorevoli, questi sono i numeri su cui versa la condizione di bilancio statale francese. All’orizzonte si intravvede l’analisi dettagliata dell’agenzia di rating newyorkese Fitch, che tirerà le somme a breve. La legge di bilancio è stata la spada di damocle dell’esecutivo guidato da Bayrou, ma le prossime stime si scala internazionale e nazionale, come verranno prese dal nuovo esecutivo? Sarà più facile indire le elezioni, ma sarà difficile vedere Macron in scadenza di mandato nel 2027, rassegnare le dimissioni. Eppure, quest’ultima sarebbe una soluzione gradita anche al fronte della destra guidata da Marine Le Pen.

 

 

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