di Canio Trione
Bombardare anche se per errore il Colosseo, Pompei, Venezia, il Vaticano, il Duomo di Milano, il museo archeologico di Napoli, la basilica di San Nicola di Bari e tanti altri siti dello stesso genere ovunque si trovino è o non è un crimine contro l’umanità? Lo sanno al governo guidato da una romanissima presidente che non si può rischiare che un missile intelligente faccia anche solo uno di questi disastri? Se un terrorista anziché difendersi con uno scudo umano si dovesse rifugiare dentro un monumento veneziano che si fa si distrugge il monumento come già sembra invalsa l’abitudine di uccidere lo scudo umano? La questione è molto seria.
Da un lato la nostra diplomazia deve inderogabilmente e senza ulteriori indugi lavorare ad una conferenza internazionale che dichiari in modo inequivocabile la sacralità di questi siti; dall’altro deve dichiararsi la neutralità perenne dell’Italia da ogni forma di belligeranza futura; Italia le cui forze armate devono garantire esclusivamente la inviolabilità delle frontiere nazionali anche al fine di preservare i nostri tesori culturali.
La potenza che gli altri stati cercano nella forza economica o militare, noi già l’abbiamo nella cultura; cultura che è quella cosa che indirizza i popoli e gli Stati verso un futuro migliore per tutti.
Questa nostra forza non ha prezzo e nessuno può togliercela o superarla ed è proprio quella che ci indica la via della neutralità; neutralità dalle varie brutalità in competizione tra loro. La cristianità da sempre ha espresso con estrema chiarezza la prevalenza della collaborazione inclusiva sulla competizione escludente. Si tratta di un elemento costitutivo e fondante della civiltà occidentale. Al contrario il liberissimo imperversare della competizione come regola-base (che ci viene addirittura suggerita anche nelle Università come regola buona ai fini del progresso generale) ad ogni livello della attività umana non poteva non tracimare nel confronto armato nel quale il perdente perde tout court il diritto a vivere…. tutto ciò non è altro che barbarie che noi non possiamo avallare.
Così appare chiaro come le manifestazioni pro l’uno o l’altro contribuiscono direttamente o indirettamente ad avallare la “filosofia” della legittimità delle competizioni pur nella buona fede della aspirazione pacifista. Peraltro è certamente forte dirlo: ma se barbaricamente due contendenti cercano violentemente di uccidersi a vicenda e credono in quello che fanno e lo vogliono…cosa volete che possiamo farci???
Così le rumorose manifestazioni pro Pal che hanno cercato di assomigliare a quelle francesi contro la sinistra al potere (quelle del “blocchiamo tutto”) inconsapevolmente mettono in luce alcune cose: a) i governi si assomigliano tutti quando gestiscono il potere mostrando così di obbedire ad un’etica non nostra; b) la gente dimostra contro qualcosa di profondamente ingiusto ma non si sa bene da dove viene e chi è; c) esiste un potere superiore ai governi che è in grado di sfidare i principi più elementari della umanità e della convivenza; d) le dimostrazioni pur giuste finiscono con il rafforzare chi è già forte e favoriscono uno o l’altro dei belligeranti; e) non emerge mai un’etica nuova (ma antica ed eterna) ritagliata nella nostra storia e cultura e identità nel cui ambito riformare una socialità e politica condivise.
Cioè: la strada da compiere è lunghissima e il dinosauro cannibale da uccidere è ben vivo e vegeto.
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