Populismo climatico

Ambiente, Natura & Salute

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Il populismo climatico nega le evidenze scientifiche , i Rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)  il gruppo delle Nazioni Unite che,  valuta le ricerche scientifiche , tecniche ed economiche sui cambiamenti climatici a livello mondiale. Le più autorevoli  riviste scientifiche mondiali giudicano il negazionismo climatico un pericoloso diversivo che,  serve al populismo per ragione non scientifiche. Nature, Science, New England Journal of Medicine, Scientific American e ultima in ordine di tempo l’inchiesta del New York Times denunciano la pericolosa involuzione del negazionismo climatico e ambientale. 

Il terremoto populista travolge anche le politiche climatiche. In sequenza:  Brexit nel Regno Unito nove anni fa poi  il  Trump Uno, e altri sommovimenti in Francia e Germania mentre nel Regno Unito si ipotizza il voto in primavera con primo ministro Nigel Farage.

Una nuova “maggioranza silenziosa” in Occidente, ripudia  un’élite fuori dal mondo, sorda alle  sofferenze causate dalle proprie politiche o del tutto indifferente a esse. Globalizzazione,  deindustrializzazione e  crisi finanziaria hanno alimentato il malcontento causando l’ondata populista. Ora un nuovo fronte populista con centro nell’America trumpiana del Make America Great Again (in italiano “Rendiamo l’America di nuovo grande”), spesso abbreviato con la sigla MAGA, prende di mira con disprezzo le politiche climatiche finalizzate a scongiurare il riscaldamento globale.

Negazionismo climatico

Politiche climatiche che rappresentano il bersaglio di elezione della retorica populista e le tesi sul complottismo. La riduzione delle emissioni di carbonio si basano su rapporti di scienziati (IPCC), comportano costi, ma salvano vite, prevengono danni e richiedono una cooperazione multilaterale. Non a caso Trump odia le COP (Conferenza le Parti) che annualmente vede capi di Stato, Associazioni e scienziati a confrontarsi ed elaborare azioni per limitare globale.

Populisti con a capo Trump che  contestano i costi della transizione dai combustibili fossili.

Nel 2017, Trump ha twittato che il cambiamento climatico era una bufala “creata da e per i cinesi al fine di rendere non competitiva l’industria manifatturiera statunitense” , giorni fa all’Assemblea delle Nazioni Unite  ha definito il cambiamento climatico «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo».

Il partito di estrema destra spagnolo Vox ha etichettato l’agenda climatica delle Nazioni Unite come “marxismo culturale”. Il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland ha  accusato i partiti tradizionali di “dittatura climatica”. Pochi leader populisti incarnano meglio la svolta contro le politiche climatiche di Nigel Farage, l’agitatore britannico che ha guidato la campagna per l’uscita dall’Unione Europea. Nel 2022, ha criticato aspramente i piani del governo conservatore per l’azzeramento delle emissioni nette. Alle elezioni europee dello scorso anno, ha vinto un seggio parlamentare per il partito di estrema destra Reform UK, dopo aver trascorso gran parte della sua campagna elettorale a inveire contro le politiche climatiche.

Alle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2024, nonostante la larga maggioranza del centro abbia vinto, i partiti di estrema destra, scettici sulla lotta contro il cambiamento climatico, hanno guadagnato seggi e influenza, mentre i partiti verdi hanno perso voti e seggi.

Le denunce  delle politiche verdi

Il Green Deal europeo, che mira a rendere l’UE climaticamente neutrale entro il 2050, rischia di essere ridimensionato. E le perturbazioni politiche probabilmente si intensificheranno con l’avvicinarsi delle scadenze per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette: i piani prevedono che il mondo abbandoni il carbone entro il 2030, il petrolio entro il 2045 e il gas entro il 2050.

Hanno valore zero gli argomenti razionali perché la destra è  convinta  della negatività  della transizione verde e tanto meno possono  placare le lamentele che alimentano il fermento populista in Occidente. I governi possono ottenere il sostegno delle politiche climatiche quando tali misure promettono di fare una differenza tangibile per le persone nel presente, non semplicemente di salvare il pianeta in futuro. L’ascesa del populismo climatico rappresenta una prova durissima oggi per le democrazie liberali occidentali, poiché i cicli elettorali brevi rendono difficile per i politici promuovere programmi a lungo termine.

Ecco perché l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore ha definito il riscaldamento globale nel 2009 “il più grande fallimento della governance democratica nella storia” e lo scienziato britannico James Lovelock ha affermato che per affrontare il cambiamento climatico “potrebbe essere necessario mettere la democrazia in pausa per un po’”.

I decisori politici dei paesi occidentali considerano la crisi come un’emergenza imminente ,che richiede azioni  politiche immediate  Combattere il cambiamento climatico rappresenta  un obbligo  che tutte le società devono sopportare perché la scienza lo impone loro. I  populisti, al contrario, hanno successo sposando la politica della volontà rispetto a quella della necessità.

I ​​partiti anti-establishment guadagnano popolarità proprio perché promettono ai loro elettori un’azione, spesso mettendo in dubbio l’accuratezza delle prove raccolte da esperti e decisori politici e definiscono  gli sforzi per combattere il cambiamento climatico come un progetto elitario per privare le persone sia di potere che di denaro.

La posizione della scienza

Considero questa posizione antiscientifica e il prezzo che pagheremo sarà altissimo. Un recente studio di 88.125 articoli scientifici RELATIVI AL CLIMA dimostra che il 99.9% di questi ARTICOLI e RICERCHE SUL CLIMA concorda che i cambiamenti climatici sono PRINCIPALMENTE  causati dall’uomo. Nel 2013 la concordanza riguardava il 97% degli articoli. (https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ac2966).

Eppure  gli shock climatici sono  in aumento in tutto il mondo ! La strategia negazionista e di minimizzazione  dei populisti ? Lo fanno sfruttando la propensione degli esseri umani a dare priorità , a ricompense e soddisfazioni immediate rispetto ai benefici futuri.

Nell’economia comportamentale, questo pregiudizio psicologico è noto come sconto iperbolico.

Il fatto che le persone non si preoccupino del futuro quanto del loro presente plasma il modo in cui reagiscono alla prospettiva di un mondo che si riscalda. Per ottenere voti, i politici opportunisti possono assecondare questo impulso respingendo le richieste di azioni immediate per il clima e deplorando i costi di tali politiche.

È così che funziona il populismo climatico : attraverso l’adozione di politiche miopi che si rivelano altamente dannose nel medio e lungo termine. Il populismo climatico bisogna distinguerlo: populisti di sinistra sono Jean-Luc Mélenchon in Francia e Bernie Sanders negli Stati Uniti. Costoro  sostengono l’azione per il clima perché ritengono che tali misure siano necessarie per frenare le avide multinazionali , che utilizzano combustibili fossili e inquinano l’ambiente a scapito della gente comune.

Il miliardo di dollaro erogato dalle multinazionali fossili 

Secondo il  Washington Post, Trump si è impegnato con  l’industria fossile a  smantellare le politiche green dell’amministrazione Biden in cambio di un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. I donatori ? Mike Sabel, fondatore della compagnia di gas liquefatto Venture Global, rappresentanti  di Chevron, Exxon Mobile, Occidental Petroleum oltre al plurimiliardario Harold Hamm, presidente della  Continental Resources, che secondo  le fonti raccolte dal Washington Post sarebbe il punto di contatto tra gli interessi dell’industria fossile e Trump.

Secondo Trump un miliardo di dollari rappresenta  un affare per   Tutti, in primis per l’Oil & Gas che con lui  non devono più preoccuparsi di regolamenti e tasse ambientali. Il populismo di sinistra è tradizionalmente più cosmopolita, mentre il populismo di destra è spesso nazionalista.

I lobbisti delle industrie ad alta intensità di carbonio contribuiscono spesso, a fomentare le argomentazioni conservatrici contro la transizione verde. Comunque la maggior parte dell’opinione pubblica ora crede nella necessità di politiche contro il cambiamento climatico. Secondo un recente sondaggio globale condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, l’80% degli intervistati desidera che i propri paesi rafforzino gli impegni ,per affrontare il cambiamento climatico. E secondo il sondaggio Pew del 2024, persino il 54% dei repubblicani negli Stati Uniti afferma di sostenere la partecipazione del proprio paese agli sforzi internazionali per contribuire ,a ridurre gli effetti del cambiamento climatico globale.

Attacco e bugie all’Assemblea ONU 

Trump nel discorso di 57 minuti all’Onu ha attaccato tutti: la stessa Onu, l’Europa, il riconoscimento della Palestina, le politiche climatiche, le energie rinnovabili e infine il paracetamolo (principio attivo della tachipirina) come responsabile dell’autismo.

La dura risposta della scienza 

Una posizione contro la scienza e non a caso già nella prima presidenza le maggiori riviste scientifiche lo attaccarono. La rivista inglese Nature nella ricerca «Come Trump ha danneggiato la scienza». E di come occorreranno decenni per ricostruire tutto quanto è stato distrutto. Minato alla base l’attività di ricerca e le istituzioni scientifiche. «Alcuni di questi guasti potrebbero essere permanenti», sostenne Nature.

E ancora l’altra grande rivista scientifica, Science, che appartiene all’American Association for the Advancement of Science e la prestigiosissima  New England Journal of Medicine (NEJM) che per la prima volta in 208 anni di storia ha preso una posizione politica netta e, in un editoriale dal titolo eloquente, Morire in un vuoto di leadership”, chiese  un cambio di amministrazione, perché quella di Trump era  costituita da persone «pericolosamente incompetenti»  Anche lo Scientific American ruppe un’antica tradizione che durava da 175 anni.

Nel Trump II sono quasi 2.500 i progetti scientifici cancellati o congelati nei primi mesi del 2025 oggetto di un’inchiesta del New York Times sui tagli alla ricerca biomedica pubblica, coordinata da una  giornalista scientifica, e raccontata anche in un podcast della testata. Riprenderemo questo conflitto tra Trump e la Scienza

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