Forse una vittoria cosi netta del candidato del centrodestra Francesco Acquaroli nelle Marche, che il centro sinistra ancora fino a qualche settimana fa considerava contendibile, non se l’aspettava nemmeno il piu ottimista militante di Fratelli d’Italia. Ma la vittoria di Acquaroli e del partito della premier, che diventa il primo partito in regione, premia non solo come dice Carlo Ciccioli, eurodeputato marchigiano ed esponente di spicco di Fdi in regione, “Lavoro serio, dedizione e vicinanza al territorio premiano sempre. La riconferma di Francesco Acquaroli a presidente della Regione Marche ne è la prova concreta.” Il voto premia anche il lavoro di un governo che dopo tre anni continua ad avere la fiducia degli elettori. Ma il voto dice anche che il campo largo ancora non è una coalizione adatta a governare, o almeno questo è il pensiero che di esso ne danno gli elettori, troppe differenze e troppi contrasti tra le varie anime, ne fanno un unita solo elettorale. E nelle Marche esce sconfitta l’idea della Schlein di portare il suo partito verso quelle posizioni massimaliste, che una buona fetta del partito mal digerisce. La sua testarda idea di inseguire l’unità, ha costretto i dem ad accettare molti diktat da chi come Giuseppe Conte ha nel suo mirino piu l’ambizione personale che la vera volontà di battere le destre al governo.
“Gli elettori hanno premiato una persona che ha lavorato senza sosta per la Regione. Sono certa che continuerà con la stessa passione e determinazione. Complimenti Francesco e buon lavoro”. “Agli insulti e alle polemiche della sinistra, i marchigiani hanno dato una risposta chiara: grazie”, ha scritto sui social la premier Meloni. Una premier che è riuscita nella impresa quasi impossibile di avere, dopo tre anni di governo, un maggiore consenso, rispetto a quando ha vinto le elezioni. Un risultato che ha dello straordinario e che mostra chiaramente come una valida alternativa a lei ancora non si sia formata nel paese. Ed è davvero impietoso il paragone tra la premier e la Schlein, che è la grande sconfitta di questa tornata elettorale. Perche quello che doveva essere un testa a testa si è trasformato in un tonfo per la coalizione di centrosinistra che, fatta eccezione per Azione di Carlo Calenda, si presentava unita comprendendo al suo interno Pd, M5S, Avs e Italia Viva. A perdere, dunque, non è stato solo Matteo Ricci, ma anche Elly Schlein e il suo progetto di campo largo che ottiene la decima sconfitta in 13 tornate elettorali in cui i “giallorossi” si sono presentati uniti. Progetto che è risultato vincente solo in Umbria con la vittoria dell’ex sindaco di Assisi, Stefania Proietti, una candidata indipendente che rappresentava tutta la coalizione e non un’iscritta del Pd.
La riconferma di Acquaroli e del suo buon governo sfata anche un altro dei falsi miti che certa stampa vorrebbe far passare, come ha giustamente sottolineato Arianna Meloni, sorella della premier e capo della segreteria politica di FdI: “È la smentita che FdI non ha classe dirigente locale”.
Il Pd scende di 2 punti, dal 25 al 23 per cento, pur restando il principale partito dell’opposizione, e il capo pentastellato, Giuseppe Conte, si blocca a poco oltre il 5 per cento. Non si vedono neppure i presupposti per fare un vero fronte alternativo. Matteo Ricci che doveva essere ( e probabilmente lo era ) il miglior candidato possibile ha perso malissimo e la sua reazione dopo la sconfitta è stata piena di livore e rabbia, arrivando a incolpare della sconfitta la sua causa giudiziaria, di cui con grande fair paly il suo sfidante non ha mai parlato.
Appare abbastanza evidente che questa sconfitta cosi larga ponga in una situazione di forte imbarazzo la segretaria del Pd, la cui linea politica troppo spostata a sinistra non sta pagando sia in termini di consenso che di risultati politici. Ora probabilmente si attenderà l’esito delle altre Regionali, ma certamente sono davvero pochi anche all’interno dello stesso pd che sono pronti a scommettere che sara proprio lei a sfidare Giorgia Meloni tra due anni. Ed una inaspettata debacle in una delle tre Regioni date per certe da mesi al centrosinistra( Campania, Toscana, Puglia) decreterebbe probabilmente la fine della parabola politica di una leader che convince sempre meno.














