Sfatato il mito della presunta mancanza di classe dirigente in Fdi

Politica

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La nettissima vittoria di Francesco Acquaroli, un fedelissimo della Meloni, sfata un vecchio adagio caro alla sinistra e a certa stampa schierata. Si tratta della considerazione piu volte espressa che Fratelli d’Italia dietro alla premier Giorgia Meloni, non avrebbe una classe dirigente all’altezza. Ecco che come in Abruzzo con Marco Marsilio, anche lui confermato alla guida della Regione Abruzzo lo scorso anno, anche Acquaroli, un altro dei politici di quella “generazione Atreju” su cui molti ironizzano, ma che invece andrebbe studiato con molta attenzione e senza farsi influenzare da inutili strumentalizzazioni e steccati ideologici. La generazione Atreju vuole rappresentare un gruppo di giovani attivisti politici, che sono cresciuti all’inizio degli anni 90  e che nel tempo è diventato un vero e proprio laboratorio umano e politico, una palestra in cui confrontarsi e imparare da leader e politici navigati, un’officina in cui esercitare e misurare le proprie idee e, perché no, le proprie ambizioni, senza rinunciare al senso di comunità e all’amore per la goliardia. Nati sotto la guida di Fabio Rampelli, nella ormai mitica sezione di Colle Oppio, i ” gabbiani”, un gruppo di cui facevano parte Francesco Lollobrigida, Giovanbattista Fazzolari, Marco Marsilio, Arianna Meloni, Federico Mollicone, Alessandro Giuli e ovviamente lei Giorgia, definita simpaticamente Calimero ( mai nome fu meno azzeccato). Una fucina di appassionati della politica che già alla fine degli anni 90 puntavano a conquistare spazio e cariche all’interno di Alleanza Nazionale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti d’allora, ma quel gruppo è rimasto compatto ed unito, perchè aveva la consapevolezza di poter fare grandi cose e perchè amavano profondamente quello che facevano ed erano soprattutto uniti da un grande spirito identitario che faceva leva su tre capisaldi, Dio, patria e famiglia. Un gruppo che nel tempo ha generato amministratori locali come il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, o quello di Pistoia Alessandro Tommasi, ora candidato per il centrodestra alle Regionali. E poi Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno risultato il più amato di tutta Italia: eletto nel 2019 al ballottaggio con il 59,3% dei voti la prima volta, Fioravanti è stato riconfermato nel 2024 con il 73,9% dei voti. Ma all’interno di fdi ci sono anche Nicola Procaccini, copresidente dell’Ecr al Parlamento europeo, c’è Giovanni Donzelli, il capo organizzazione del partito, e poi Andrea del Mastro delle Vedove, sottosegretario alla giustizia, Carlo Fidanza, capo delegazione al parlamento europeo, e poi ancora Carlo Ciccioli, eurodeputato ed ex capgruppo in Regione Marche di Fdi. Insomma una generazione che ha costruito e realizzato un percorso dal basso e senza avere spinte od aiuti da chicchessia. Una famiglia, perchè cosi loro si considerano, che adesso sta cercando di cambiare il paese, senza steccati e barriere ideologiche. «Nel centrodestra non c’è un uomo solo, o una donna sola, al comando, come non c’è nel nostro partito. Ci sono tanti amministratori, c’è una classe dirigente solida, ci sono persone capaci di governare con un progetto da realizzare senza urla e polemiche, ma con i fatti. Non solo FdI ha una grande leader, ma ha radicamento, è presente sul territorio e sa governare anche a livello locale. Perché proprio questa è stata la forza di Acquaroli», ha detto Arianna Meloni in un’intervista al Corriere della Sera commentando il voto nelle Marche e citando anche Marsilio. Ecco forse il segreto di Fratelli d’Italia e del suo successo che sta crescendo nei consensi anche dopo tre anni di governo, e che sa dialogare e governare sia a livello locale che nazionale. Ed ecco che, come accaduto nelle Marche, quando i maestrini della sinistra, con quel complesso di superiorità che non ha alcuna giustificazione nella realtà de fatti, si pongono sul piedistallo e vogliono sfidare la premier, perchè pensano che i suoi dirigenti locali non meritano la loro attenzione, subiscono delle sonore lezioni. In politica come nella vita la presunzione e i complessi di superiorità difficilmente portano risultati, Prima lo capisce la sinistra e meglio è per loro.

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