Ci ha provato fino all’ultimo Elly Schlein. È corsa in soccorso del suo candidato nelle Marche, Matteo Ricci, sperando di riconquistare la regione che sulla carta appariva quella più contendibile. Decine di comizi su e giù per le Marche, non sono serviti a far vincere l’eurodeputato ed ex sindaco di Pesaro. Ed adesso i cocci sono tutti di Elly. La sconfitta più bruciante e secca. Acquaroli ha conquistato nettamente la Regione, addirittura aumentando i voti rispetto a cinque anni fa. Si tratta forse della sconfitta più dura di questi primi due anni e mezzo di segreteria. Una sconfitta che dimostra ancora una volta la distanza che esiste tra la premier Meloni, e quella che dovrebbe essere la sua competitor. Secondo un recente sondaggio realizzato per il giornale online Affaritaliani, da Roberto Baldassari, direttore generale dell’Istituto demoscopico Lab21, prima delle elezioni nelle Marche, Il 64,1% degli italiani – quasi due su tre – giudica positivamente l’operato di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio a tre anni dalle elezioni politiche che hanno visto il trionfo del Centrodestra e in particolare di Fratelli d’Italia. Giudica negativamente l’azione della premier solo il 35,9% del campione. Nello stesso sondaggio si evidenzia con la domanda su chi voterebbero come presidente del Consiglio gli italiani oggi in caso di elezioni politiche: Ebbene qui il paragone pare davvero umiliante per la segretaria del Pd: il 69,8% , infatti, voterebbero per la leader di Fratelli d’Italia e solamente il 30,2% per la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Un quadro insomma che appariva già impietoso prima delle elezioni, e che ora mette in dubbio anche la validità vincente della formula dell’unità del centrosinistra. E soprattutto appare come una sconfitta tutta sua, che aveva voluto metterci la faccia, convinta che il suo uomo potesse fare il miracolo. Ma il fatto è che la gente sembra avere perso la fiducia che aveva riposto in lei due anni fa. Ma il risultato delle Marche nel suo piccolo è una sconfitta tutta della segretaria, non solo perché il partito scende e si fa superare da Fdi, ma anche perché il candidato prende più voti della stessa coalizione. Mentre la fiducia nella Meloni rimane stabile o cresce, quella nella leader della opposizione risulta ormai asfittica da mesi. I fedelissimi della segretaria raccontano off records di averla vista in questi giorni assai tesa. Da qualche settimana nel partito si percepiva che la battaglia delle Marche, considerata quasi campale per lei e per il partito, si avviava verso la sconfitta. Ma certo si sperava almeno in un testa a testa. È naturale che ora all’interno del partito ma anche della stessa coalizione di centrosinistra, che esce sconfitta duramente non solo nelle Marche ma anche nella stessa Valle d’Aosta (anche se lì, la situazione elettorale è assi particolare e differente) e che quindi perde molte delle certezze che aveva forse troppo ottimisticamente riposto nella unità dei partiti che lo compongono. Ad oggi il centrodestra è ancora vincente anche con il centrosinistra compatto (si fa per dire) ed unito. Il risultato deludente anche del Pd, che diventa secondo partito in regione, proprio a scapito del partito della premier, è la plastica dimostrazione che ormai la Schlein pare davvero aver esaurito del tutto quella spinta propulsiva che aveva permesso al partito di risalire nei sondaggi. Una battuta di arresto che certamente metterà la segretaria sul banco degli imputati da parte dei riformisti e non solo. Qualcuno addirittura preconizza che un risultato così deludente potrebbe anche spingere la parte più critica del partito a chiedere quel congresso, che invece sembrava essere stato ormai congelato. Alla segretaria e anche a Ricci si addebita una campagna elettorale puntata troppo su temi nazionali e pochissimo su quelli locali “ Noi nelle Marche ci siamo anche sentiti un pò preso in giro per come è stata gestita questa campagna elettorale. Ma è possibile” con tutto il rispetto” per la tragedia di Gaza e dei palestinesi, incentrare una campagna elettorale regionale su Gaza invece che sulla sanità, trasporto pubblico e lavoro? è chiaro che così si perde. Ma questa è la linea che ha impresso la Schlein, che a mio avviso dovrà prima o poi fare un sereno esame di coscienza e valutare un suo passo indietro. Mia pare ormai cristallino che non potrà essere lei la leader in grado di sfidare Giorgia Meloni” dice un dirigente marchigiano del Pd. Ora per Schlein quindi si apre una fase molto delicata, considerando che le vittorie in Toscana Puglia e Campania sono praticamente certe e che quindi non potrebbe cambiare la sua situazione (anzi in Toscana nelle ultime settimane il candidato del centrodestra avrebbe recuperato quasi dieci punti a Giani). Il governo si rafforza non solo a livello nazionale, ma anche locale e lo fa in maniera omogenea. Perché, se Fratelli d’Italia rimane stabilmente largamente il primo partito, anche Lega e Forza Italia crescono un poco nei consensi. La credibilità internazionale della premier, la stabilità del governo e la rinnovata fiducia sui nostri conti pubblici, non possono che togliere materiale e appeal ad una opposizione, che rimane ancorata al tema di Gaza, su cui il governo potrebbe oggettivamente fare ben poco. I cittadini evidentemente percepiscono, al di là della sicumera con cui Conte e Schlein attaccano la premier, una sostanziale mancanza di argomenti e di soluzioni a quelli che ancora rimangono i problemi quotidiani. Ed è per questo che è assai probabile che nel Pd, nelle prossime settimane si possa accelerare quel processo che dovrebbe portare a trovare un nuovo candidato che possa guidare la coalizione nel 2027 (qualcuno addirittura prevede che in mancanza di alternative interne, si punti su Giuseppe Conte). La nuova sconfitta netta nelle Marche, una regione storicamente di sinistra, può avere un effetto devastante per Schlein e per il suo nuovo corso, sicuramente più spostato a sinistra. L’unione di partiti assai divisi su quasi tutto, evidentemente non basta per vincere, come invece credeva la segretaria. Ed a questo punto rischia di diventare davvero imbarazzante il paragone tra Schlein e Meloni. E il rischio che si corre è anche nelle Regioni, dove la vittoria è praticamente al sicuro, si possano verificare sorprese in negativo per il partito e per la segretaria. Sarebbe la chiara dimostrazione che in qualche modo il “popolo” dei dem non si fiderebbe più della sua segretaria. E se dopo avere perso la fiducia ormai di metà classe dirigente del partito, perdesse anche quella dei militanti e degli elettori, diventerebbe quasi inevitabile un suo passo indietro. La sua volontà di proseguire in un cammino che appare ormai segnato e che la vede sempre più inadeguata a sfidare Giorgia Meloni alle prossime politiche, potrebbe avere il solo effetto di allungare la sua agonia.














