In vista della scadenza del PNRR l’Italia ha bisogno di un piano industriale triennale che possa garantire la continuità delle misure economiche e la stabilità degli investimenti, elementi fondamentali per la competitività: è questo l’appello che lancia il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
Orsini, intervenuto nell’ambito della presentazione del Rapporto di previsione autunno 2025 del Centro Studi Confindustria (CSC) ha sottolineato l’esigenza di dare continuità alle misure di incentivazione per le imprese (come Transizione 4.0 e Transizione 5.0) garantendo semplificazione, tempi rapidi e certezza del diritto. La sfida più immediata per il governo, secondo il presidente Emanuele Orsini, è dare certezze al sistema produttivo, evitando il vuoto che si creerebbe con la scadenza imminente delle misure cruciali.
Ma durante il suo intervento, il presidente di Confindustria ha voluto incentrare la sua attenzione soprattutto su una misura del governo che sta contribuendo a far diventare il sud Italia la locomotiva economica del paese: la Zes unica. “La Zes unica del Sud è la via per far uscire il Paese dalla sindrome dello zero virgola e spingere il Pil verso l’obiettivo di una crescita molto piu consistente, tra l’1,5% e il 2%”. D’altra parte i numeri della misura fortemente voluto da Raffaele Fitto e brillantemente guidata dall’avvocato Giosy Romano, parlano chiaro: 5,6 miliardi stanziati in due anni, investimenti per 22 miliardi per un impatto economico c0omplessivo per 28 miliardi e 34 mila nuovi posti lavoro. Numeri da record superiori alle piu rosee aspettative.
Per quanto riguarda Transizione 5.0, Orsini ricorda come sia stato necessario un lavoro, non semplice, di correzione rispetto all’impostazione iniziale – troppo focalizzata sul Green Deal -, permettendo alla misura di contribuire concretamente al sistema produttivo.
I dati, presentati dal Ministro Adolfo Urso in un precedente intervento, rivelano infatti che dopo le difficoltà iniziali l’incentivo sta assorbendo circa 300 milioni al mese e che il governo conta quindi di chiudere l’anno con una quota di risorse impiegate pari a 2,5 miliardi di euro.
“Non dobbiamo dimenticare che le risorse stanziate per la misura ammontano a 6,3 miliardi di euro e che quindi c’è un patrimonio che dobbiamo ancora sfruttare”, aggiunge.
Questo risultato è stato ottenuto, spiega il presidente, perché si è riusciti a “neutralizzare la pubblica amministrazione” garantendo all’investitore chiarezza nei processi e tempi ridotti a 30-60 giorni, rispetto ai 2-3 anni necessari altrove per uno stabilimento greenfield.
Tale rapidità, essenziale per recuperare il gap competitivo con paesi come gli Stati Uniti, deve essere estesa a livello nazionale. Confindustria accoglie positivamente le rassicurazioni sulla ZES Unica avanzate da esponenti del governo sulla continuità dello strumento, purché la misura da temporanea diventi strutturale e, soprattutto, continui a funzionare come prima.















