L’Inconscio è Strutturato Come Un B…ilancio?

Economia & Finanza

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Lacan e la Manovra 2026: Quando la Psicoanalisi Incontra i 16 Miliardi. Tra Significanti, Godimento (Fiscale) e l’Oggetto a che è sempre la Tassa Sulle Banche. Il Governo si riunisce per la Legge di Bilancio, ma le vere forze in campo non sono i leader, bensì le pulsioni oscure del Fisco. Un’analisi lacaniana (molto libera) delle tensioni tra IRPEF, rottamazione e l’irriducibile ‘Oggetto a‘ chiamato ‘contributo bancario’.

 


Ci risiamo. La Maggioranza tira le fila (o forse, le catene significanti) sulla Manovra 2026, e i titoli ci raccontano di vertici serali, IRPEF, pensioni e, immancabilmente, il «nodo banche». Ma se Jacques Lacan avesse ragione, e l’inconscio fosse strutturato come un linguaggio, allora questa non è una mera trattativa economica: è un dramma psichico collettivo messo in scena con miliardi di euro e aliquote percentuali.

Per Lacan, la nostra psiche è un capitolo censurato della storia del soggetto, dove la Parola (o, in questo contesto, la “legge di bilancio”) tenta disperatamente di ripristinare la trascrizione dell’inconscio.

1. La Funzione della Parola (della Maggioranza)

Il Governo si affanna a “dare una forma definitiva” alle questioni fondamentali. È il tentativo disperato di dare coerenza narrativa al Godimento Fiscale che l’elettorato (il “Soggetto”) brama. Il taglio IRPEF (per 440 euro l’anno!) è il significante più cristallino, la Parola che dovrebbe sanare le ferite del ceto medio. La Pace Fiscale spalmata su nove anni (108 rate!) è invece la sintassi contorta del nostro rapporto con l’Agenzia delle Entrate: una rottamazione che non risolve, ma posticipa il trauma. È la parola sussurrata che promette: “Non ti dimentico, ma ne riparliamo nel 2035.”

E i Significanti e le Pulsioni? La Lega preme per la rottamazione e le pensioni, Forza Italia per il ceto medio. Ciascuno è una pulsione parziale che cerca di agganciarsi al sistema del linguaggio (il testo della Manovra). Il “compromesso di massima” è il punto in cui i significanti riescono, per un pelo, a non collassare in un urlo inarticolato. La manovra da 16 miliardi, “la più leggera dal 2014”, è l’equivalente di un’analisi frettolosa: si sta sul leggero per paura di affrontare il vero, mastodontico, non significantizzabile problema.

2. Il Nodo Banche: L’Oggetto a del Desiderio

Veniamo al pezzo forte, l’elemento che resiste a ogni tentativo di pacifica integrazione: il contributo di banche e assicurazioni.

Questo, signore e signori, è l’Oggetto a in azione.

L’Oggetto a (per Lacan, objet petit a) è l’oggetto perduto, la causa inafferrabile del nostro Desiderio che sfugge all’ordine simbolico del linguaggio. È il residuo irriducibile del Godimento (in questo caso, quello degli extraprofitti).

La Maggioranza vuole le entrate (2,5 miliardi), ma non vuole la tassa sugli extraprofitti. Il desiderio c’è, è palese. Ma non può essere detto. Deve essere camuffato in un “contributo concertato”, un “dialogo costruttivo”, una “proroga sulle Dta”.

Il Governo desidera gli utili delle banche, ma non può nominarli come “bottino”, pena l’ira dell’Altro (il Mercato, Tajani, i presidenti delle Associazioni). Così, l’Oggetto a – il cash – viene inseguito attraverso circonlocuzioni linguistiche degne del miglior seminario di Lacan. La manovra, interamente costruita sulla lingua e sui numeri, inciampa proprio su ciò che resiste al numero se non è giustificato da un significante rassicurante.

L’inconscio economico, insomma, è questo: un corpo governativo che vuole il godimento (i miliardi), ma lo vuole senza parola punitiva (la tassa). E la tensione tra il dire (“dialogo costruttivo”) e il fare (prendere 2,5 miliardi) è la nevrosi della nostra Legge di Bilancio.

Finché non si accetterà che l’inconscio non è solo “parola”, ma anche quella pulsione irrefrenabile a mettere le mani su ciò che non dovrebbe essere significantizzabile (l’utile altrui), il “nodo banche” resterà, scintillante e opaco, l’eterno, fastidioso, ma indispensabile Oggetto a della politica economica italiana. Magari Meloni ne parlerà con l’Altro (il Faraone?) in Egitto. Forse, il Desiderio è un lungo fiume Nilo.

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