Meloni, Salvini e Tajani: il triangolo delle Bermude della coerenza

Politica

Di

 “Politici allo specchio”)

Di Domizia Di Crocco

ROMA – Dopo giorni di polemiche sul presunto sostegno dell’Italia a Israele durante la crisi di Gaza, Giorgia Meloni ha chiarito tutto con una frase destinata a entrare nei libri di storia:

“Noi non vendiamo armi. Le prestiamo per amicizia.”

Antonio Tajani, ministro degli Esteri e collezionista di frasi prudenti, ha confermato:

“Sì, ma solo armi che sparano in modalità ‘difensiva’. Come i fucili che ti abbracciano dopo aver sparato.”

Matteo Salvini, invece, ha preferito una strategia comunicativa diversa: pubblicare una foto di sé con una bandiera israeliana, una pizza e un post in cui promette di “portare la pace a colpi di selfie”.

Fonti di Palazzo Chigi raccontano che, durante il Consiglio dei Ministri, i tre abbiano discusso su come chiamare la loro linea politica:

  • Meloni propone “solidarietà responsabile”;
  • Tajani suggerisce “equilibrio atlantico”;
  • Salvini insiste per “armi sì, ma col rosario”.

Nel frattempo, l’opinione pubblica resta confusa: si può davvero essere “a favore della pace” e al contempo “a favore delle forniture”?

Il governo risponde con una nuova formula diplomatica:

“Siamo per una pace armata, ma gentile.”

Rumors da Bruxelles parlano già di un nuovo motto ufficiale per la politica estera italiana:

“Pace, amore e mitragliatrici Made in Italy.”

In fondo, la coerenza non sarà il forte del governo, ma almeno l’ironia è a tiro.

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