Il governo Meloni è il terzo piu longevo della storia repubblicana

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Fanno un po sorridere i proclami della opposizione quando tre anni fa pronosticava vita brevissima per il governo Meloni, che in preda alle pressioni dei mercati internazionali e delle cancellerie europee si sarebbe dimesso dopo pochi mesi. Oggi il governo Meloni diventa il terzo piu longevo della storia repubblicana. Ha appena incassato la terza promozione dalle agenzie di rating e i complimenti del Fmi, che ha definito la traiettoria del governo sui conti pubblici ” fantastica”, Lo spread è ormai da settimane intorno agli 80 punti, e nella terza manovra appena varata da 18 miliardi di euro c’è grande attenzione alle imprese ai lavoratori e alla sanità. Con 1.093 giorni di durata dal giuramento, il 22 ottobre del 2022, il governo guidato da Giorgia Meloni eguaglia la durata del governo Craxi (4 agosto 1983-primo agosto 1986).

Ai primi due posti ci sono due dei quattro governi Berlusconi: il Berlusconi II ha il record di durata con 1.412 giorni in carica (11 giugno 2001-23 aprile 2005) seguito dal Berlusconi IV e ultimo con 1.287 giorni (8 maggio 2008-16 novembre 2011).
Sul podio della longevità nei quasi 80 anni dalla Repubblica ci sono quindi tutti governi di centrodestra, mentre l’esecutivo presieduto da un esponente del centrosinistra con la vita più lunga è al quinto posto il governo Renzi (22 febbraio 2014-12 dicembre 2016) con 1.024 giorni. Meloni è inoltre nona nella classifica dei presidenti del Consiglio per durata dell’incarico tra vari governi guidata da Berlusconi con 3.339 giorni, seguito da Andreotti (2.219), De Gasperi (2.458), Moro (2.279), Fanfani (1.659), Prodi (1.608), Craxi (1.353) e Rumor (1.104).

Una coalizione quella di centrodestra  che negli ultimi trent’anni, al contrario del centrosinistra, ha saputo individuare anzitutto un metodo di lavoro per perseguire obiettivi programmatici di lungo periodo, nonostante le differenti sensibilità dei partiti della coalizione. La stabilita politica creata dai governi di centrodestra si dimostra un elemento di grande rilevanza, se solo pensiamo a quanto è accaduto in passato nel nostro Paese o a quanto sta accadendo in questo frangente storico in Francia, solo per fare un esempio. È proprio in nome della stabilità politica che la Meloni è tornata ad insistere da qualche giorno sul premierato, legando a questa riforma la produzione di effetti non solo politici, ma anche economici. Il governo tende a fare quel che può, senza ricorrere a promesse roboanti e ad esercizi di doping comunicativo che, in altri contesti politico-istituzionali, hanno creato pericolosi corto circuiti, contribuendo all’indebolimento progressivo del modello della democrazia rappresentativa.

Una stabilità, quella conquistata dall’esecutivo, che frutta, come detto, a Meloni anche una promozione da parte delle agenzie di rating: dopo i pareri positivi di S&P, Moody’s e Fitch, anche Dbrs Morningstar ha alzato il rating dell’Italia da BBB ad A con trend stabile. Un riconoscimento che, secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è il “frutto del lavoro costante di questi tre anni di governo” e che consente all’Italia di tornare “in serie A con grande orgoglio”.

 

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