La civiltà dei nativi indiani si manifestava nella cura dell’ambiente e nel rispetto del diverso orientamento sessuale

Civiltà indiana, c.1833 Dipinto da: George Catlin
L’omosessualità era considerata parte della natura ed era riconosciuto il terzo sesso dei bardache . I maschi Cherokee con l’arrivo dei bianchi si videro trasformati da cacciatori in agricoltori, un lavoro tradizionalmente femminile e deportati attraverso il cosiddetto Trail of Tears , il“sentiero delle lacrime”. in una riserva per far posto ai coloni, un dramma riassunto da un loro Capo con queste parole:
“Siamo stati costretti a bere l’amaro calice dell’umiliazione […]; la nostra patria e le tombe dei nostri padri ci sono state strappate […], contempliamo un futuro in cui i nostri discendenti saranno forse estinti”
Bardache deriva dalla parola araba bardai e indica un partner omosessuale passivo e bello. Il termine fu usato dai conquistatori spagnoli come termine insultante e poi dagli antropologi americani . Tra i nativi indiani, i maschi devono dimostrare aggressività e coraggio, chi non ne era dotato da giovane cominciava a vestire abiti femminili e avviato alle attività domestiche.
Avendo in sè gli attributi del maschio e della femmina , erano accettati come terzo genere (Callender e Kochema 1983), però potevano essere entrambi i sessi biologici selezionati attraverso una specializzazione produttiva.
Artigianato per berdache maschi, e guerra e caccia per la berdache femmina. Venivano indicati con diversi termini: tibasa (metà donna) mixu’gura (istruito dalla luna) panaro (due sessi).

da Sessualità Tribale di U.Palazzo














