Nuovi raid israeliani ieri a Gaza, a seguito di un incursione di Hamas contro soldati dell’Idf.
Domenica ad alta tensione a Gaza. Dopo un attacco di Hamas, (secondo quanto riferito da Israele) costato la vita a due soldati israeliani, sono ripresi i raid israeliani su Rafah.
Sino a questo momento sarebbero circa 45 le vittime tra i palestinesi, come riferito dall’agenzia di protezione civile e dagli ospedali di Gaza. Escalation di violenza dunque, cui ha fatto seguito la decisione del governo israeliano di bloccare tutti gli aiuti umanitari diretti all’interno dell’enclave.
La decisione, comunque, grazie alle pressioni dell’amministrazione Trump, è stata sospesa e sembra tornato il cessate il fuoco.
Un cortocircuito momentaneo?
C’è da augurarsi di sì. Di certo il clima di tensione non sembra allentarsi e il rimpallo di accuse tra Israele ed Hamas induce ad una notevole diffidenza sulla durata di questa tregua che trova l’ostilità dei ministri dell’estrema destra israeliana.
Non lasciano ben sperare infatti le parole dell’ormai noto ministro Ben Gvir in merito alla decisione di ripristinare aiuti umanitari per la Striscia, indubbiamente determinata dalle pressioni statunitensi.
“Un crollo vergognoso da parte dell’Ufficio del primo ministro“, ha tuonato Ben-Gvir, che non usa mezzitermini, come suo costume, sulla necessità di un’intensa ripresa dei combattimenti, adducendo, come giustificazione, presunte violazioni della tregua da parte di Hamas. Sia in ordine all’uccisione dei due soldati dell’Idf che per la mancata consegna di tutti i corpi degli ostaggi israeliani deceduti.
Le rassicurazioni
Ma le rassicurazioni arrivano oggi da Kushner, genero di Trump ed importante pedina nel difficile rapporto di mediazione per una risoluzione definitiva di questo sanguinoso conflitto.
Kushner, oggi in Israele, unitamente a Witkoff, per incontrare Netanyahu e i suoi ministri, rassicura sulla fine della guerra ed invita Israele ad aiutare i palestinesi nel miglioramento della loro qualità di vita, al fine di una sua piena integrazione nel Medio Oriente.
Una presenza fondamentale, dunque, in questo clima incandescente, che sarà consolidata dall’arrivo, previsto per domani, del vicepresidente Vance.
Le dichiarazioni di Trump
Trump, dal canto suo, stempera gli animi sulle effettive responsabilità di Hamas nelle vicende di ieri, e, in risposta ai giornalisti presenti sul suo Air Force One, dichiara di ritenere che l’uccisione dei due soldati dell’Idf non sia da imputare alla leadership di Hamas, ma a probabili ribelli, presenti al suo interno.
Il presidente Usa inoltre assicura che la situazione verrà gestita ‘in modo appropriato. Con durezza, ma correttamente’.
Le reazioni
Intanto Hamas fa sapere che, dall’inizio della tregua, almeno 97 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane. Inoltre accusa pubblicamente Israele di aver commesso 80 violazioni del cessate il fuoco. Tutte, a suo dire, documentate. Sparatorie contro civili, bombardamenti ed attacchi, nonché detenzione di diversi palestinesi.
Ed anche Parigi insorge contro la violazione del cessate il fuoco da entrambe le parti, deplorando sia i raid israeliani che l’attacco di Hamas. Conseguentemente propone di rafforzare la missione UE al valico di Rafah.
Conclusioni
Un quadro decisamente poco confortante, dunque, che non rassicura nessuno. Men che meno i protagonisti, o meglio le vittime, di questa escalation di violenza e di tensione: gli abitanti di Gaza.
Donne, anziani, bambini, privati della loro innocenza, che, dopo aver inneggiato al cessate il fuoco, cercano tra le macerie del loro passato quel barlume , quello spiraglio di luce che possa schiarire il loro orizzonte
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