Stufa medievale, il calore era venale?

Cento domande sulla sessualità

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Viaggiatori benestanti medievali,  potevano sostare in locande con locali riscaldati chiamati étuwes, ovvero “le stufe”

Qui uomini facoltosi uomini potevano farsi riservare un “bagno a due piazze” in modo da poter stare tranquilli e tradire la moglie nell’oscurità di un anfratto confortevole e al riparo di occhi indiscreti.

Stufe da Amori Medievali di U.Palazzo

I Bagni pubblici erano istituzioni sociali di primo piano dal XII secolo, Firenze ,Norimberga e nel 1255 a Parigi una strada porta il nome di “étuves” dove uomini e donne quasi nudi si bagnano insieme e consumano il loro pranzo in acqua. Un viaggiatore a Basilea racconta che:
<<c’è l’abitudine di lanciare monete d’argento in acqua, le ragazze si tuffano e le prendono con la bocca, si può immaginare cosa mostrano quando si tuffano di testa>>.

Una città di circa 70.000 abitanti come Parigi, nel 1292, ne conta ben ventisei, Bruxelles e Bruges quaranta, Baden Baden (Germania) trenta.

In Italia, i bagni pubblici di Ravenna, Pavia, Lucca, Gaeta, Napoli, erano conosciuti e rinomati fin dallʼVIII secolo; nel Basso Medioevo, famosi quelli di Pisa, Firenze, Roma, Palermo. Salerno, dal canto suo, ne contava almeno tre, molto apprezzati da chi arrivava in città da tutta Europa.  La descrizione che Boccaccio fa della stufa di Palermo è dettagliata:

è composta da stanze che possono esser prese in affitto da singoli clienti, stanze in stile moresco, con la grande piscina e una lettiera per il bagno di vapore su cui possono esser stesi materassi e lenzuoli, in unʼatmosfera di sapone aromatizzato al muschio e al garofano, e di asciugamani alla rosa, ed essenze orientali che creano unʼatmosfera esoticamente erotica.

Donna che si lava le mani con acqua d’argento in un bordello di Eglon Van der Neer XVI sec.

Le stufe giocano sempre più su questo aspetto per attirare i clienti: le inservienti sono rappresentate giovani e belle, dai capelli sciolti, vestite di abiti succinti e quasi trasparenti. Le si può vedere nelle miniature della Bibbia di Vencesilao re di Boemia (1390): i loro attributi sono una spugna di crine o di piume che serve per sfregare i clienti e una specie di secchio di legno per far lavare i capelli.

Quello della “ragazza da stufa” non è sicuramente un bel mestiere: quasi sempre è lʼanticamera della prostituzione mentre la bellezza sfiorisce rapidamente come ci descrive il cardinale Du Bellay:

“ A dieci anni verginella / a quindici puttanella/ a vent’anni puttana perfetta/
a venticinque puttana corrotta/ a trent’anni puttana scaltrita/ a trentacinque
puttana abusata / a quarant’anni perpetua del prete/ a quarantacinque
prosseneta/ a cinquant’anni ostessa mezzana/ a cinquantacinque ruffiana/ a
sessanta a mendicare il pane. Ecco la fine di una puttana”

 

 

Umberto Palazzo

Cultore di Storia della Sessualità

 

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