Tra Italia e Francia: il caso Sarkozy e il ricordo del furto della Gioconda

Arte, Cultura & Società

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Negli ultimi giorni, tra Italia e Francia si è tornato a parlare con insistenza di Nicolas Sarkozy. L’ex presidente francese è infatti diventato il primo presidente dell’Unione Europea ad essere arrestato.

A settant’anni, dovrà scontare una pena di cinque anni di reclusione, una notizia che ha suscitato grande clamore non solo in Francia, ma in tutto il continente.Il caso giudiziario ha riportato alla memoria un altro episodio che, più di un secolo fa, sconvolse Parigi e fece il giro del mondo: il furto della Gioconda dal Museo del Louvre. Una vicenda che, ancora oggi, intreccia curiosamente le sorti di Francia e Italia.

Era il 1911 quando Vincenzo Peruggia, un imbianchino italiano alle dipendenze del Louvre, decise di compiere quello che sarebbe diventato il furto d’arte più celebre della storia, lavorava come manutentore all’interno del museo e conosceva bene gli ambienti, i passaggi e le abitudini del personale. Approfittando di un giorno di chiusura, Peruggia rimase nascosto all’interno del Louvre dopo il turno di lavoro, attese che le luci si spegnessero e che il silenzio riempisse le sale, poi si avvicinò al celebre dipinto di Leonardo da Vinci, con gesti rapidi e decisi rimosse la tela dalla cornice, la avvolse con cura e, celandola sotto la giacca, uscì indisturbato dal museo. Per due anni, la Gioconda rimase nascosta nella sua piccola stanza parigina, avvolta nel mistero. Nel 1913, convinto di compiere un gesto patriottico, Peruggia tentò di restituire il capolavoro all’Italia, proponendone la vendita alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Sosteneva che l’opera dovesse tornare “a casa”, nella patria di Leonardo. Fu proprio a Firenze che il suo sogno finì. Un antiquario, insospettito, denunciò l’accaduto e l’imbianchino fu arrestato, la Gioconda venne prima esposta in Italia, accolta da folle entusiaste, e poi restituita ufficialmente alla Francia nel 1914, tra onori e sollievo. Vincenzo Peruggia fu condannato a un anno e quindici giorni di reclusione, pena poi ridotta, dopo pochi mesi venne liberato, morì anni dopo, in Italia, lontano dai riflettori, ma la sua storia rimase impressa per sempre nella memoria collettiva.

Ancora oggi, il suo gesto è ricordato come uno dei più audaci e romantici furti d’arte di tutti i tempi  un episodio che, come tante altre volte nella storia, unisce indissolubilmente le strade di Francia e Italia.

Prof. Ing. Ec. Angelo Sinisi

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