In una città dell’hinterland milanese, le forze di opposizione di centro sinistra hanno lanciato una petizione popolare per revocare l’intitolazione di una piazza a Silvio Berlusconi. Un gesto che, più che rappresentare una battaglia di principio, suona come l’ennesimo segnale del vuoto politico e culturale in cui sembra sprofondare la sinistra italiana, anche ai livelli locali.
Silvio Berlusconi, nel bene e nel male, ha segnato trent’anni della nostra storia politica. È stato un protagonista assoluto, un innovatore nel linguaggio, nella comunicazione e nella concezione stessa del rapporto tra cittadini e istituzioni. È stato, prima ancora, un grande imprenditore: ha creato migliaia di posti di lavoro, ha costruito un impero economico e mediatico che ha contribuito in modo decisivo alla modernizzazione del Paese e per molti anni è stato il primo contribuente d’Italia.
Oggi, a distanza di tempo dalla sua scomparsa, persino molti dei suoi avversari riconoscono la bontà della sua visione in politica estera — dall’ancoraggio euro-atlantico all’apertura verso la Russia in chiave strategica, fino alla sua attenzione per il Mediterraneo e per la stabilità internazionale.
Quanto alle vicende giudiziarie, resta ormai evidente che Berlusconi fu vittima di un accanimento politico-mediatico senza precedenti. Persino il direttore dell’Unità, testata simbolo della sinistra italiana, ha recentemente ammesso che sul piano giudiziario Berlusconi fu perseguitato.
Eppure, di fronte a questa complessità storica e umana, una parte della sinistra continua a rispondere con il riflesso dell’odio ideologico, incapace di distinguere tra il giudizio politico e la damnatio memoriae. Oggi è Berlusconi, ieri altri leader di centrodestra, e non manca chi prova a ripetere lo stesso schema con Giorgia Meloni.
La democrazia, tuttavia, si nutre di memoria, non di cancellazioni. Intitolare una piazza a Silvio Berlusconi non significa condividere ogni sua scelta, ma riconoscere il peso che ha avuto nella storia del nostro Paese. È un atto di maturità civile, un segno di rispetto verso la verità storica e verso milioni di italiani che in lui si sono riconosciuti.
Revocare quell’intitolazione, invece, significherebbe solo ribadire la crisi di una sinistra che, non avendo più idee nuove da offrire, si limita a combattere simboli e persone. Ma la politica, quella vera, non si fa contro qualcuno: si fa per qualcosa. E questo, forse, è ciò che in molti a sinistra sembrano aver dimenticato.
Francesco Magisano














