Secondo 27 studi coordinati da Neuromed, l’ora legale riduce il sonno di 15–30 minuti e porta dal 1,7 al 13,6% la quota di chi dichiara di dormire male. Gli effetti interessano milioni di persone e mettono in discussione i suoi reali benefici
L’ora legale, adottata in oltre settanta Paesi con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici e ottimizzare l’uso della luce naturale, continua a sollevare interrogativi sugli effetti che lo spostamento artificiale dell’orologio può avere sulla salute, in particolare sul sonno.
Un recente studio, coordinato dal Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Università di Pavia, la Fondazione Mondino, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Università Uninettuno e l’Università di Genova, affronta il tema con un approccio sistematico.
La revisione, pubblicata su Sleep Medicine Reviews, raccoglie e analizza criticamente i risultati di 27 studi condotti in vari Paesi, offrendo un quadro aggiornato e comparativo degli effetti del cambio d’orario sul sonno e sui ritmi biologici.
Il sonno dopo il cambio d’orario
Il quadro che emerge è articolato, ma coerente. Il passaggio all’ora legale in primavera comporta una riduzione della durata e della qualità del sonno, un incremento della frammentazione notturna e una maggiore sonnolenza diurna.
Gli effetti sono più marcati nei cosiddetti “cronotipi serali” (persone con tendenza ad addormentarsi e svegliarsi più tardi), che faticano maggiormente ad adattarsi allo spostamento in avanti dell’orologio. La revisione segnala invece conseguenze più contenute, talvolta persino lievemente favorevoli, nel passaggio autunnale all’ora solare, quando l’organismo guadagna un’ora di riposo.
Cosa mostrano gli studi
I dati confermano una tendenza già documentata in numerose ricerche internazionali. Studi basati su dispositivi indossabili, come smartwatch e braccialetti per il monitoraggio del sonno, indicano che, nel passaggio in primavera all’ora legale, la durata del sonno si riduce in media di circa mezz’ora. Altri lavori, basati su diari del sonno o su registrazioni elettrofisiologiche, segnalano perdite più modeste ma costanti, tra i 15 e i 20 minuti, che possono protrarsi per alcuni giorni.
Le rilevazioni soggettive confermano questa tendenza. Molte persone denunciano una peggiore qualità del sonno, con maggiori difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti e una minore sensazione di riposo al mattino. In uno studio condotto su oltre quattrocento partecipanti, la quota di chi dichiarava di aver “dormito male” era passata dall’1,7 al 13,6 per cento.
Ritmi circadiani e disallineamento biologico
Il meccanismo alla base di queste variazioni è legato ai ritmi circadiani, l’orologio interno che regola il ciclo sonno-veglia in relazione all’esposizione alla luce. Spostare in avanti di un’ora l’orario ufficiale anticipa l’inizio della giornata, ma non sincronizza da subito i tempi del nostro organismo.
La luce del mattino, principale sincronizzatore del ritmo circadiano, viene percepita più tardi, generando un disallineamento tra tempo interno e tempo esterno. Per chi tende a coricarsi tardi, questo scarto è più difficile da colmare, con effetti che si traducono in sonno ridotto e maggiore stanchezza diurna.

Mezz’ora di sonno in meno: il passaggio all’ora legale influisce sul riposo di milioni di persone (ph:
Denys Mikhalevych)
Effetti diurni e ricadute sulla sicurezza
Gli studi esaminati non evidenziano solo conseguenze sul sonno, ma anche sulle funzioni diurne come vigilanza, concentrazione e tempi di reazione.
Alcune ricerche hanno segnalato un aumento degli incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro, nei giorni successisi al passaggio all’ora legale, anche se l’entità di questi effetti resta modesta e spesso difficile da isolare da altri fattori stagionali.
Tuttavia, la ripetizione annuale del fenomeno e la sua diffusione su larga scala sollevano l’interesse della sanità pubblica, soprattutto per categorie più vulnerabili come lavoratori turnisti, studenti e persone con disturbi del sonno.
Dal disturbo temporaneo al jet lag
Lo studio di Neuromed sottolinea che gli effetti osservati sono in genere transitori, ma la loro ricorrenza nel tempo potrebbe contribuire a un disallineamento cronico tra i ritmi biologici e quelli sociali.
Tale condizione, nota come jet lag sociale, è stata associata a insonnia, affaticamento persistente, alterazioni metaboliche e aumento del rischio cardiovascolare. Sebbene la revisione non si concentri su questi esiti, i dati suggeriscono che il cambio d’orario rappresenti un piccolo ma misurabile stress per la fisiologia del sonno.
I limiti della ricerca
Un limite importante della ricerca riguarda le metodologie impiegate. La maggior parte degli studi analizzati si basa su questionari o dispositivi indossabili, mentre pochi utilizzano la polisonnografia, la tecnica di riferimento per valutare in modo oggettivo le fasi e l’efficienza del sonno.
Inoltre, i campioni osservati sono spesso di dimensioni ridotte e non sempre rappresentativi della popolazione generale, il che rende difficile confrontare i risultati e stimare con precisione l’entità degli effetti.
Un impatto lieve ma collettivo
Nonostante tali limiti, le evidenze convergono su un punto: il passaggio all’ora legale comporta un lieve ma sistematico perturbamento del ritmo sonno-veglia, più marcato nella transizione primaverile.
L’impatto sul singolo individuo può sembrare modesto (una mezz’ora di sonno in meno per alcuni giorni) ma su scala collettiva coinvolge milioni di persone. È per questo che la comunità scientifica guarda con crescente attenzione alla questione, chiedendosi se i benefici energetici ed economici dell’ora legale giustifichino ancora il suo mantenimento.













