Il mito di bellezza e sessualità mediterranea tra profumi e opere d’arte

Heraklion Museum foto autore
Le immagini di donne nei reperti storici del Museo di Heraklion ci consentono di apprezzare la bellezza delle donne bianche e di tipo mediterraneo, con capelli lunghi e neri, corpo snello e seno scoperto tipico nelle sacerdotesse del Palazzo di Cnosso con serpenti avvolti alle braccia. Sembra che intorno alla metà del II millennio la bellezza cretese abbia avuto occhi grandi, vita di vespa e seno opulento.
Per le sacerdotesse il seno scoperto era la regola, con i lunghi capelli che ricadevano sulle spalle in ciocche ondulate e riccioli sollevati sulla sommità della fronte, grazie anche a parrucchieri di cui si sono trovati attrezzi in bronzo e rasoi per depilazione dei maschi.
Si sa che la pratica del matrimonio collettivo endogamico, era celebrato obbligatoriamente dopo l’iniziazione della gioventù tra i membri di gruppi di uno o due clan, una scelta ripensata prevedeva una nuova offerta all’intera tribù di appartenenza della donna che poteva aspirare a un nuovo marito solo dopo trenta giorni.

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Mentre nella Grecia classica le donne, spesso sposate all’età di dodici anni, andavano subito a vivere nella casa del marito, a Creta gli uomini portavano nella loro dimora le ragazze che avevano sposato, soltanto quando esse erano in grado di risolvere da sole i loro problemi domestici, rimanendo nel frattempo a casa dei loro genitori.
Un mestiere ampiamente esercitato, risulta quello del fabbricante di profumi, di unguenti e di belletti, dato che i cretesi vivendo spesso in altura si lavavano poco o non si lavavano affatto, ma erano diventati padroni delle virtù di numerosi vegetali che attizzavano i sensi e vendevano anche in Egitto.
Sul suolo di Creta troviamo materie prime sufficienti a spiegare come i cretesi esportassero in tutto il Mediterraneo orientale profumi e cosmetici. La parola preellenica brenthys designava un olio aromatico tratto da una specie di mandragora. I fabbricanti di profumi, uomini o donne, tagliavano con il trincetto e poi schiacciavano in un mortaio le parti aromatiche dell’iris, dello zafferano, del giglio, della maggiorana, del mirto.
I miti disegnati sugli affreschi o rappresentati sulle ceramiche dagli artisti, non hanno mai smesso di accompagnarci. Già riempivano lo spirito del cretese antico nel corso della sua giornata e un Mediterraneo nato non poteva certo vivere senza immagini e senza narrazioni.
(per saperne di più P.Faure-La vita quotidiana a Creta)

Heraklion Museum foto autore
Umberto Palazzo
Cultore di Storia della Sessualità














