La Favola della meraviglia perduta

Equitazione

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La Favola della meraviglia perduta
C’era una volta un Regno fatto di cavalli, di persone e di sogni.
Ogni giorno, i cavalieri si allenavano per conquistare coppe, medaglie, e altri
per ottenere privilegi servendo il potere, ma pochi ricordavano il profumo
della Natura, il colore della terra, o il battito del cuore degli animali che li
accompagnavano.
A capo del Regno c’era un uomo, che credeva che di tenere tutto sotto
controllo con la paura, l’autorità, l’ordine e le regole applicati rigidamente.
Era convinto che la forza fosse nei numeri, negli incarichi, nei proclami e nelle
punizioni esemplari. Pensava che per fare crescere la comunità nel Regno
bastasse comandare, e che il potere fosse lo strumento più forte per
mantenere la grandezza del suo regno. E non si accorgeva che, piano piano,
il Regno stava perdendo la sua Meraviglia.

In un villaggio ai confini del Regno viveva una donna che parlava ai bambini,
ai giovani, alle persone, e che parlava agli animali ed ascoltava il vento.
Non portava medaglie sul petto, ma nel suo sguardo abitava una luce antica.
Lei sapeva che ogni essere vivente custodisce un frammento di perfezione,
una scintilla che poteva illuminare “l’invisibilità” del silenzio e dell’umiltà.
Un giorno, guardando il cielo mormorò:
“ la perfezione è ovunque, ma occorrono occhi per vedere e un cuore per
ascoltare”
Il vento raccolse le sue parole e le portò fino al palazzo del Re.
L’uomo infastidito da quella voce gentile che parlava di Bellezza invisibile, di
merito, di verità, ordinò che fosse messa a tacere.
Ma le parole, come i semi, quando cadono in terra fertile, germogliano.

Una notte il Re sognò di camminare in un deserto dove tutto era grigio: i
cavalli non nitrivano, le persone avevano smesso di sorridere, gli alberi non
avevano foglie, neppure il suo cuore batteva e non riusciva a capire perchè.
In lontananza vide la donna con un mantello colore del tramonto che portava
con sé una piccola lanterna. Quando il Re le chiese cosa cercasse, lei

rispose sorridendo: “ cerco la Meraviglia, Maestà. Mi dicono che qui si è
smarrita”.
Il Re rise: “la meraviglia non serve per governare. Qui contano l’obbedienza,
le punizioni e la fedeltà a me, cui conseguono privilegi.” Ma la donna lo
guardò negli occhi e disse piano: “ forse quello che dici può essere vero, ma
c’è anche una strada più semplice che è quella del rispetto, dell’ascolto
profondo e della gentilezza. E così parlando, gli porse una ciotola di acqua
limpida.
“ Bevi-gli disse- è l’acqua della Meraviglia. Chi la beve non comanda, ma
custodisce.”
Il Re infastidito lanciò via la ciotola e ordinò che la donna fosse allontanata.
Ma quella notte non riuscì a dormire. Dal giardino giungeva un suono lieve,
come di campanelli. Uscì vide la lanterna della donna che era rimasta
accesa, ed attorno ad essa i cavalli del Regno si erano raccolti in cerchio,
silenziosi, come se custodissero un segreto.
La donna era lì. “ Guarda meglio”, lei gli disse sussurrando verso l’alto, “ non
tutto ciò che è fragile è debole… il silenzio della verità parla di più di molte
parole e la vera grandezza è uno stato della coscienza che non si vede ma si
sente.”
Al suo risveglio, il Re sentì nel petto qualcosa di nuovo: non più il peso del
potere, ma il desiderio di vedere davvero.
Allora uscì dal palazzo, si inginocchiò accanto ad un cavallo, e lo guardò
negli occhi.
Fu in quel momento che capì che chi parla di verità non va temuto, ma
ascoltato. Perché la verità anche quando scomoda, è il seme da cui nasce la
saggezza.

Da quel giorno, il Regno non fu più lo stesso e riprese a fiorire. Il Re non si
fece più chiamare Re, ma Custode.

E la donna che fu messa a tacere riprese il suo cammino ma, prima di partire,
lasciò al Custode solo prima di partire lasciò al Custode solo una frase incisa
su tre pietre.
Sulla prima c’era scritto: “ le persone si manifestano per come sono davvero
quando gestiscono un potere. Pensaci”.

Sulla seconda si leggeva: “La magnificenza di un Regno si basa su un potere
esercitato in modo inclusivo che coinvolge e responsabilizza. Non su un
potere che corrompe e che si impone”.
Sulla terza, infine, era incisa questa frase:” Dietro ad ogni scelta che si fa
esercitando un potere c’è sempre la grande opportunità di rispettare la
sacralità della vita e la dignità di ciascuno, che non deve essere vilipesa per
nessun motivo.
Il Re finalmente permeato di saggezza, comprese la differenza tra un Grande
Re e colui che invece indossa temporaneamente un abito regale. E’ così tutto
cambiò.
Da quel giorno il Regno dei Cavalli imparò che il governo è la sapienza di chi
guida con sguardo limpido e riesce a supportare, a fare crescere, e ad unire
tutta la sua comunità. E da quel giorno ricomparve la Meraviglia e i cavalli
cominciarono a nitrire.

Clara Campese

2 Replies to “La Favola della meraviglia perduta”

  1. Antonella Tosti ha detto:

    Sei fantastica!
    Parodia perfetta dello status quo

  2. Fabio ha detto:

    Animo nobile, parole delicate, tesoro di saggezza, sussurri indirizzati a chi solitamente ha orecchie sorde e cuore duro… con l’auspicio che possano riecheggiare nell’aria ed essere percepite da tutti…

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