Alex Cotoia uccise il padre Giuseppe Pompa con 34 coltellate

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Dalla persuasione di trovarsi in pericolo deriva la legittima difesa putativa

Cinque anni di calvario, condanne ritrattate ed assoluzione piena in via definitiva

Legittima difesa putativa

Ottobre 2025. Alex Cotoia (ex Pompa) viene assolto in via definitiva dalla Cassazione. È stata accertata la legittima difesa putativa. È una casistica in cui una persona reagisce ad un pericolo che credeva sussistere, ma che in realtà non c’era. La presunta sussistenza sarebbe legata ad elementi concreti ed oggettivi che trarrebbero in inganno una persona ragionevole. 

Gelosia patologica e minacce

30 aprile 2020, Collegno (TO). Maria Cotoia ricevette 101 telefonate dal marito, Giuseppe Pompa (52 anni), perché riteneva che lei a lavoro avesse salutato un collega. Una volta a casa scatenò la sua ira su di lei prevaricandola e creando nella moglie e nel figlio Alex Cotoia una “ragionevole persuasione di trovarsi in pericolo”. Le liti in casa erano numerose, con violenza, insulti e ingiurie, e i figli di sera non uscivano di casa per non lasciare la madre da sola. Non lo avevano mai denunciato per paura di ripercussioni, ma la “gelosia patologica” quel giorno sembrò incontrollabile. L’uomo si mise a strattonare e a minacciare di uccidere tutti, così il figlio si mise a proteggere la madre facendole da scudo umano. Al persistere del pericolo prese dei coltelli e uccise il padre con 34 coltellate, in difesa della madre.  Fu proprio lui in persona a chiamare il 112, costituendosi. <<L’ho fatto per istinto di sopravvivenza>> aveva detto in aula.

Alex Cotoia, la scuola ed il lavoro

All’epoca il ragazzo aveva 18 anni, frequentava l’istituto alberghiero Arturo Prever di Pinerolo, dove non aveva raccontato a nessuno del clima drammatico in famiglia, né ai docenti né agli amici. Dopo l’accaduto si era fatto cambiare il cognome, rinunciando a quello del padre ed assumendo quello della madre. Da giugno lavora a Treviso, presso l’azienda dell’imprenditore Paolo Fassa Bortolo, luogo dove lo ha raggiunto la notizia dell’assoluzione definitiva da uno dei suoi legali, Claudio Strata. Gli altri difensori, vincitori della causa insieme a Strata, sono Giancarla Bissattini ed Enrico Grosso.

Le dichiarazioni dopo l’assoluzione

È finita. Dopo cinque anni di attese e tensioni, la sentenza è ora definitiva. Assolto. Dichiara: «Ora posso voltare pagina e vivere quella vita che a lungo mi è stata negata». Concorde la madre Maria Cotoia: «Alex ora si merita felicità e serenità. Senza di lui oggi io non sarei qui a gioire e a immaginare il suo futuro. Quando leggo storie di donne che vengono uccise penso che anch’io avrei potuto essere una di loro».

I precedenti processuali

La fase processuale iniziale lo aveva assolto, ma il ricorso decretò Alex Cotoia colpevole a causa dell’eccesso di coltellate. Il pubblico ministero chiese 14 anni di pena, il giudice ne decretò sei e due mesi. Non poteva finire così, la Suprema Corte aveva disposto un secondo processo. La Corte d’assise d’appello di Torino a gennaio 2025 lo aveva assolto poiché il ricorso presentato dalla Procura generale di Torino nel 2023 era stato giudicato inammissibile. È stata appena confermata la sentenza dell’appello bis. La Cassazione in questi giorni ha appena confermato la piena assoluzione, che era stata decisa nelle fasi iniziali.

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