Niente sesso e tutti santi?

Cento domande sulla sessualità

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La Chiesa cristiana si schiera sin dai primi tempi contro la sessualità, la santità esalta castità e verginità

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Una storia antica quella dei santi che riempie gli archivi tra verità e agiografia, a fine duecento si assiste in Italia a una “fabbrica dei santi” con nomi nuovi e antichi sino alla metà del trecento:

san Tommaso d’Aquino, Francesco e Chiara d’Assisi, Antonio da Padova, Agostino Novello , Francesco da Fabriano con fedeli che preferiscono sempre di più santi moderni e santi locali.

Nei primi anni della Chiesa gli unici santi erano stati i martiri, che avevano professato la fede irremovibili e sino alla morte che era l’unico criterio della canonizzazione,

All’età dei martiri segue quella dei confessori e tra i primi a beneficiarne furono grandi dottori della Chiesa, sant’Atanasio morto nel 373, San Giovanni Crisostomo morto nel 407 e sant’Agostino morto nel 430.

 Ma tra i fedeli erano pochi a poter seguire un discorso teologico, soprattutto i nuovi convertiti barbari, attratti  soprattutto dalla devozione per le reliquie sull’ esempio di Sant’Ambrogio che facwndo esumare nel 383 i resti dei santi Gervasio e Protasio, fa scuola sul culto dei resti dei martiri.

La santità diventa locale con il culto dei vescovi defunti che essendo stati benvoluti e protettivi da vivi, continuavano a farlo da morti. Questa devozione comincia a far aumentare in maniera esponenziale e preoccupante il numero dei santi, gli abati prendono così l’iniziativa di far venerare i santi della comunità facendo leva sull’uso generalizzato della parola sanctus per chi avesse ricoperto un ruolo apicale nell’ordine, senza particolare merito di fede.

Il problema diventava quindi quello del riconoscimento dei miracoli dato che Pierre de Castelnau, un cistercense inizialmente dichiarato santo martire, era stato in verità assassinato da sicari e la gente lamentava l’assenza di miracoli quando si pregava sulla sua tomba.

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Innocenzo III rivendica allora con autorità il riconoscimento di santi e miracoli, solo se avvalorati dalla vox populi, nasce una inquisitio con postulatori che devono indagare sulla vita e i miracoli del candidato. Fino a metà del XIII secolo non vi è differenza tra sanctus o beatus sia nei testi agiografici che liturgici ma poi  nel 1336, nella sacrestia di Santa Maria Novella compaiono le prime effigi di gruppi di santi con l’aureola a differenziate i servi di Dio non canonizzati dai beati.

Da quel momento nelle raffigurazioni religiose solo i santi riconosciuti dalla Chiesa romana hanno aureola o raggi intorno al capo. Il vaglio severo dei santificandi, spesso annacquato dal rispetto delle famiglie di origine facevano emergere il santo eremita come san Nicola da Tolentino o il più popolare San Rocco canonizzato solo alla fine del cinquecento.

I santi pellegrini erano numerosi soprattutto a Santiago di Campostela o in Terra Santa, erano venerati nel luogo d’origine come San Pellegrino in Alpe, San Rocco oriundo di Montpellier che morì in Italia settentrionale dove si mostrò intercessore di moltissime grazie.

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L’alta nobiltà diventa prodiga nel fornire santi, dai santi re, san Luigi IX, san Ludovico d’Angiò alle sante principesse: santa Elisabetta di Turingia, santa Edvige, santa Margherita d’Ungheria, santa Agnese di Boemia.

Tra il 1150 e il 1500 sono conteggiati 212 santi dell’alta, piccola e media nobiltà, mentre alcuni santi risultano modesti lavoratori, Raimondo faceva il calzolaio, Alberto da Villa d’Ogna il vinaio, Lucchese da Poggibonsi vendeva derrate alimentari e Pietro il pettinaio, pettini. 

Gli ordini mendicanti erano preoccupati per tutti questi santi intorno a loro per cui cominciano a favorire la santità delle donne che erano nella loro orbita, a Firenze due francescani descrivono vita e miracoli della beata Umiliana de Cerchi che dopo la morte del marito era rimasta reclusa in casa con aspre penitenze, Margherita da Cortona, Angela da Foligno, Michelina da Pesaro e altre sante donne laiche che attiravano la gente con fenomeni paranormali di levitazione o estasi.

il rapporto tra santi e sessualità è un argomento complesso e variegato, che comprende matrimoni non consumati, lotta alla tentazione del peccato  tra vocazione alla castità e il ruolo della sessualità umana. Sebbene la tradizione cattolica abbia spesso esaltato la verginità e la rinuncia al sesso come via privilegiata verso la santità, la questione include diverse sfumature ed eccezioni come la santa laica Delfina di Puimichel che prima fece accettare al marito una rinuncia completa al rapporto carnale e dopo quando questi pretese da lei il debitum conuigale, la santa non aveva mai provato nessun piacere.

per saperne di più “La Santità nel MedioEvo” di A.Vauchez

Umberto Palazzo

Cultore di Storia della Sessualità

 

One Reply to “Niente sesso e tutti santi?”

  1. Giacomo Pastore ha detto:

    Chissà chi saranno i prossimi santi! Sicuramente i papi perché si santificano reciprocamente!
    Il sesso è un altro discorso, come molti papi e cardinali hanno dimostrato!

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