“Tempo Sospeso”

Lazio

Di

Teatro sociale e riabilitazione nelle comunità terapeutiche di Marino

Nel Lazio la presa in carico dei giovani con disturbi psichiatrici gravi è un sistema complesso, segnato da percorsi disomogenei tra ASL, scuole, comunità terapeutiche e servizi per la disabilità. Gli ultimi dati regionali evidenziano una difficoltà strutturale nel quantificare in modo uniforme il numero di adolescenti e giovani con disabilità psichiche severe a causa della varietà delle diagnosi e della frammentazione delle segnalazioni. Tuttavia, i Dipartimenti di Salute Mentale dell’area romana registrano negli ultimi anni un aumento delle richieste di intervento nella fascia 14–25 anni, soprattutto in relazione agli esordi psicopatologici.

 

E’ in questo contesto che si inserisce la seconda annualità del progetto “Tempo Sospeso”, ideato da Sabina Barzilai e realizzato dall’Associazione Artemista in collaborazione con la Cooperativa Sociale Gnosis, attiva dal 1990 nel campo della riabilitazione psichiatrica. Il progetto è sostenuto dalla Regione Lazio, Direzione Cultura e Politiche Giovanili, e il cofinanziamento dell’Unione Europea nell’ambito del programma Officine Culturali e Teatro Sociale 2024–2026.

 

Le Comunità terapeutiche

Il percorso coinvolge le strutture residenziali di Gnosis, nel comune di Marino, Castelluccia e La Grande Montagna, quest’ultima rivolta in particolare a giovani con disturbi psichiatrici agli esordi. La permanenza media nelle strutture è di circa due anni, un periodo considerato necessario per lavorare sulla stabilizzazione clinica e rendere questi pazienti autonomi nella vita quotidiana.

 

Al via la seconda annualità del progetto (ph: U.S.)

Il laboratorio teatrale proposto da Artemista non è pensato in vista di uno spettacolo, ma come spazio di relazione e sperimentazione. La seconda annualità introduce un maggiore lavoro sul corpo e sul gesto, con l’obiettivo di ampliare le modalità espressive e sostenere la percezione di sé nel rapporto con gli altri. I materiali elaborati dai partecipanti ruotano attorno al tema della proiezione nel proprio futuro, momento cruciale in strutture dove l’uscita non è un concetto astratto, ma un passaggio programmato nel percorso di cura.

 

Sabina Barzilai, ideatrice del progetto, sottolinea che la continuità è una componente non secondaria. “Proseguire il lavoro – chiarisce – consente di approfondire sia il metodo sia le relazioni costruite nel  tempo. Nel passaggio dal primo al secondo anno molti operatori hanno scelto di essere più coinvolti. Questo rafforza il sostegno psicologico degli utenti e rende il percorso più solido”.

 

Un lavoro di gruppo

Per Gnosis, l’officina teatrale è parte del lavoro riabilitativo quotidiano, non un elemento accessorio. La presidente, Angela D’Agostino, osserva che l’efficacia non risiede nell’esito finale, ma nel processo condiviso in comunità. “Il laboratorio – aggiunge – offre uno spazio protetto in cui lavorare sulle emozioni e sulle relazioni. Lo scorso anno abbiamo osservato impegno e disponibilità a mettersi in gioco, nonostante fragilità e limiti. Riprendere il percorso permette di consolidare il gruppo, che per noi è il principale strumento di lavoro terapeutico”.

 

Una questione strutturale: la continuità

L’esperienza mette in luce quanto sia importante la stabilità dei percorsi, una questione centrale nelle politiche regionali sulla salute mentale. Molti interventi efficaci nelle attività ordinarie delle comunità, come i laboratori, le attività di gruppo, i progetti di espressione e socialità, dipendono ancora da bandi a scadenza biennale. L’effetto è una condizione di incertezza che rischia di interrompere i processi relazionali che, per loro natura, hanno bisogno di tempo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube