Sei Gradi

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Tre serate dedicate al pianoforte ai Casali di Borghetto San Carlo

La rassegna “Sei Gradi” torna a Roma con tre appuntamenti dedicati al pianoforte, tutti concentrati a novembre. Gli eventi si svolgono ai Casali della Cooperativa Coraggio di Borghetto San Carlo, in via Cassia 1420. Il progetto, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, è risultato vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365 e si svolge in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

 

La formula mette in dialogo la musica dal vivo e il territorio, grazie ai laboratori di co-creazione condotti da Piermaria Cecchini insieme alla comunità locale. L’intreccio tra esecuzione dal vivo e racconto collettivo diventa così parte integrante della rassegna, che cerca di andare oltre la semplice fruizione musicale.

 

Raphael Gualazzi in piano-vocal

Il primo appuntamento, sabato 8 novembre, vede protagonista Raphael Gualazzi nella formazione essenziale di pianoforte e voce. Nato a Urbino, Gualazzi ha costruito la sua carriera su una fusione di jazz tradizionale, ragtime, blues e canzone d’autore. La svolta arriva nel 2011 con la vittoria nella sezione Giovani del Festival di Sanremo con “Follia d’Amore” e il secondo posto all’Eurovision, che gli danno visibilità internazionale.

 

Il suo stile è caratterizzato da un pianismo energico ma misurato, armonie di matrice jazz e melodie dirette. La voce ha un timbro caldo, vagamente blues, facilmente riconoscibile. Tra i suoi lavori, “Reality and Fantasy” e “Happy Mistake” segnano collaborazioni con musicisti jazz e orchestre sinfoniche, spesso in arrangiamenti con richiami al repertorio degli anni Venti e Quaranta.

 

Nella serata romana, insieme a Luca Damiani, Gualazzi propone un percorso che attraversa composizioni per il cinema, riletture di arie d’opera, omaggi alla tradizione afroamericana e incursioni nella canzone italiana e internazionale. La formula piano-voce mette al centro la struttura essenziale dei brani.

 

Gloria Campaner: repertorio classico e progetti sociali

Il secondo appuntamento, sabato 15 novembre, è dedicato a Gloria Campaner. Vincitrice di oltre venti primi premi in concorsi nazionali e internazionali, ha compiuto i suoi studi tra Italia, Inghilterra e Germania. Ha collaborato con direttori e solisti come Salvatore Accardo, Yuri Bashmet e Alexander Vedernikov.

 

Il suo repertorio si concentra sul romanticismo e tardo-romanticismo (Chopin, Schumann, Rachmaninov). L’approccio interpretativo è dichiaratamente emotivo e narrativo, lontano da una dimensione puramente tecnica. Accanto all’attività concertistica, Campaner sviluppa progetti interdisciplinari che coinvolgono danza, teatro, fotografia e collaborazioni con musicisti jazz.

 

Parallelamente all’attività concertistica, porta avanti un lavoro sociale e formativo. Ha fondato C# – See Sharp, laboratorio dedicato al benessere psico-fisico dei giovani artisti, che integra psicologia, coaching mentale e yoga. Il metodo, affinato anche attraverso studi con Umberto Galimberti, viene applicato in scuole, ospedali e comunità in difficoltà.

 

Danilo Rea chiude la rassegna con un concerto in piano solo (© Luigi Ceccon)

Danilo Rea chiude in piano solo

L’ultimo appuntamento, sabato 22 novembre, è affidato a Danilo Rea. Tra i protagonisti del jazz italiano contemporaneo, il pianista vicentino esordisce negli anni Settanta con il Trio di Roma insieme a Roberto Gatto ed Enzo Pietropaoli. Ha suonato con Chet Baker, Lee Konitz, Phil Woods, John Scofield e Michel Petrucciani, collaborando stabilmente con Mina, Roberto Vecchioni, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Gino Paoli.

 

Il suo stile, melodico e narrativo, parte spesso da temi riconoscibili (standard jazz, arie d’opera, canzoni pop), che trasforma in tempo reale, mantenendo sempre leggibile la linea melodica.

 

In piano solo, trova la massima libertà d’improvvisazione. Come ha spesso ricordato, preferisce non avere scalette fisse, ma costruire ogni concerto istante per istante, nota dopo nota. Tra i suoi progetti più noti ricordiamo “Lirico”, dedicato a riletture jazz dell’opera, e “A Tribute to Fabrizio De André” realizzato con Gino Paoli.

 

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