Un nuovo studio italiano collega l’aumento dell’ozono atmosferico all’incidenza della malattia nei più giovani. E il clima c’entra.
Di Enrica Marcenaro
C’è un tipo di inquinamento che non si vede, non si tocca, non lascia residui neri sui davanzali, ma che, silenziosamente, si insinua nei polmoni, nel sangue, e forse nel sistema nervoso: è l’ozono troposferico, un gas che si forma in presenza di luce solare e temperature elevate, e che sta crescendo anche in Italia con l’aumentare delle ondate di calore.
Un recente studio italiano, presentato a Barcellona, Seoul e Padova in occasione dei principali congressi di neurologia del 2025, lancia un segnale d’allarme: nei bambini esposti ad alti livelli di ozono, il rischio di sviluppare sclerosi multipla aumenta del 10%. Lo dimostra la ricerca condotta nell’ambito del progetto PEDIGREE, promosso da AISM (l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla sua Fondazione FISM), in collaborazione con 29 centri di riferimento in tutta Italia.
Il progetto ha coinvolto 150 ragazzi e ragazze con sclerosi multipla pediatrica, una malattia rara ma in crescita, che esordisce prima dei 18 anni. L’età media del campione è di 14 anni, e la malattia dura in media da tre. Per misurare l’effettiva esposizione agli inquinanti, i ricercatori hanno confrontato i dati relativi a 113 pazienti e 117 coetanei sani, utilizzando sistemi di monitoraggio satellitare della qualità dell’aria, incrociati con le aree di residenza.
A differenza degli adulti, che si spostano frequentemente tra casa e lavoro, i bambini trascorrono la maggior parte del tempo nella zona dove abitano. Questo rende più affidabile la stima dell’inquinamento a cui sono realmente esposti. È proprio questa permanenza nel “microclima” locale a rendere l’ozono un fattore di rischio insidioso.
“Tra tutti gli inquinanti analizzati – polveri sottili, ossido di azoto e ozono – solo quest’ultimo ha mostrato una correlazione significativa con l’aumento del rischio”, spiega il dottor Roberto Bergamaschi, responsabile della ricerca e neurologo dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia. La correlazione si mantiene anche quando si tiene conto di altri fattori come il sesso (la SM colpisce più spesso le femmine), l’esposizione al fumo passivo, i livelli di vitamina D (influenzati dal tempo passato all’aperto) e il contesto socio-economico, stimato attraverso il grado di istruzione della madre.
A rendere il quadro più complesso è la dinamica climatica che sta trasformando l’aria che respiriamo. L’ozono non è emesso direttamente, come accade per altri gas inquinanti, ma si forma in seguito a reazioni chimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite da alte temperature e forte irraggiamento solare. In altre parole: più fa caldo, più ozono si forma. E negli ultimi decenni, in Italia come nel resto d’Europa, le giornate con alte concentrazioni di ozono sono in aumento.
Questo significa che l’ozono può essere considerato non solo un indicatore di inquinamento, ma anche una delle prime sostanze a risentire dell’effetto combinato tra smog urbano e cambiamento climatico.
I ricercatori non indicano l’ozono come causa diretta della sclerosi multipla, ma lo considerano un possibile co-fattore ambientale, che può sommarsi ad altri elementi di rischio come obesità infantile e fumo passivo nei soggetti predisposti.
In un quadro in cui la prevenzione è sempre più centrale, evidenze come queste rafforzano l’importanza di monitorare l’impatto dell’ambiente sulla salute. Anche perché affrontare l’inquinamento e il cambiamento climatico significa, sempre più spesso, intervenire su fronti che riguardano direttamente la salute dei più giovani. E delle generazioni a venire.
foto web















