Mediocrità biancorossa: il Bari si specchia nella propria impotenza

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© foto di SSC Bari

Nel suggestivo scenario del Golfo dei Poeti, dove il mare della Spezia accarezza le rive liguri cantate da scrittori e sognatori, va in scena una sfida che profuma di necessità più che di bellezza. Lo Spezia, fanalino di coda e ancora a secco di vittorie casalinghe, si aggrappa al recente arrivo di Donadoni per tentare un rilancio che finora è rimasto solo nei desideri. Mancano quattro titolari, ma la fame di punti resta intatta. Dall’altra parte il Bari, chiamato a dare continuità ai propri risultati più che al gioco, cerca di allontanarsi ancora un po’ dalla zona rossa, senza pretendere fronzoli o spettacolo. In una gara così, sul mare che ha ispirato poeti, conta soprattutto la concretezza: perché in Serie B, e ancor di più con il Bari, tutto è lecito.

Questa la formazione mandata in campo da Caserta, 3-5-2: Cerofolini, Pucino, Meroni, Nikolaou, Dickmann, Maggiore, Verreth, Antonucci, Dorval, Moncini, Gytkjaer.

Primo tempo vivace al “Picco”, dove il Bari parte con il piede giusto e dopo appena sette minuti trova il vantaggio: corner battuto da Verreth, Gytkjaer svetta di testa e insacca, firmando l’1-0. Lo Spezia accusa il colpo ma reagisce con una leggera supremazia territoriale, mentre il Bari prova a colpire in ripartenza.

Dorval ha sul destro l’occasione per il raddoppio, ma il suo tiro termina sul fondo. E come spesso accade, dopo le opportunità non sfruttate arriva la punizione: Kouda approfitta di una distrazione della retroguardia biancorossa e firma l’1-1.

Il Bari trova spazi interessanti ma non riesce a concretizzarli, confermando i soliti limiti di cattiveria e precisione sotto porta. Un rigore sembrato netto su Moncni non viene preso in considerazione dall’arbitro. L’episodio chiave arriva poco dopo: Kouda, già ammonito per un eccesso di foga nel voler riprendere il gioco dopo il gol, commette un brutto fallo su Maggiore e rimedia il secondo giallo. Espulsione inevitabile e Spezia in dieci per tutta la ripresa.

Si chiude così un primo tempo equilibrato ma denso di episodi, con il Bari avanti nei rimpianti e lo Spezia in inferiorità numerica.

Il secondo tempo si apre con un Bari che sembra voler prendere in mano la partita, approfittando della superiorità numerica. La squadra costruisce, tira, sfiora il gol in più occasioni. Sembra il preludio a una vittoria logica, quasi naturale. Ma come spesso accade, la logica con il Bari non è mai di casa.

Nel momento migliore dei biancorossi, quando la pressione sembrava finalmente produrre qualcosa di concreto, la partita si ferma. Un tifoso precipita dalla curva, il tempo si sospende, l’atmosfera si svuota. Si interrompe così anche il fragile equilibrio emotivo del Bari, che alla ripresa appare spaesato, svuotato, come se la sfortuna avesse deciso di sedersi in panchina con loro.

Arrivano i cambi: Cerri per Gytkjaer, Castrovilli per un Maggiore spento, poi Braunoder, Rao e infine Partipilo. Tutti nomi che avrebbero dovuto dare nuova linfa, trasformare la partita. Invece, nulla. Lo Spezia, in dieci uomini, riesce addirittura a impensierire di più: Vlahovic corre per cinquanta metri palla al piede, salta un avversario e solo Cerofolini – finalmente miracoloso – evita il disastro.

Il Bari, incredibilmente, non reagisce. Non pressa, non costruisce, non morde. I cambi, pensati per aggredire, finiscono per addormentare la squadra. Corner battuti male, palloni persi con leggerezza, idee assenti. Castrovilli ha persino la palla buona, ma la calcia debolmente, come se anche lui si fosse arreso alla mediocrità del momento.

E nel finale, beffa nella beffa, è il Bari – in superiorità numerica e contro l’ultima in classifica – a sprecare al centesimo minuto l’occasione clamorosa per vincere la partita, con Nikolaou che fallisce incredibilmente sotto porta.

Finisce così, nel nulla. Zero emozioni vere, zero vittoria, zero reazione. Il Bari esce da La Spezia con l’amara sensazione di aver mancato l’ennesima occasione, di non aver mai davvero provato a vincere contro una squadra allo sbando. E la verità, quella che fa più male, è che in undici contro undici probabilmente l’avrebbe anche persa.

Un’altra occasione sprecata. Il Bari torna da La Spezia con un punto che sa di resa, non di salvezza. In superiorità numerica per oltre un tempo, i biancorossi non hanno saputo imporsi, anzi, a tratti è sembrato che a essere in dieci fossero proprio loro.

Nel secondo tempo, lo Spezia, ultimo in classifica, ha mostrato più orgoglio e più voglia di vincere. Il Bari, invece, ha continuato a galleggiare nella confusione, lasciando autostrade agli avversari e affidandosi ancora una volta ai riflessi di Cerofolini per evitare la disfatta. Di Serio ha sprecato la seconda occasione per chiuderla, e i cambi – Cerri, Castrovilli, Partipilo – non hanno portato nulla di concreto, solo ulteriore caos.

I “baresi” del gruppo, da cui ci si aspettava il guizzo dell’appartenenza, si sono spenti nella mediocrità generale. La squadra non ha mostrato rabbia, né fame, né personalità. Come se la maglia pesasse più delle gambe, e la paura di sbagliare valesse più della voglia di vincere. E allora viene in mente Italo Svevo: “L’uomo si abitua a tutto, anche al peggio”. Forse è questo il vero male del Bari: si è abituato al suo stesso limite, alla propria mediocrità cronica.

Nikolaou, simbolo di una difesa fragile, ha collezionato un’altra prestazione da dimenticare. Si è fatto superare con facilità, disarmante per chi, in teoria, dovrebbe essere il pilastro del reparto, ha sbagliato una clamorosa occasione al centesimo per vincere la partita. Ma la verità è che questa squadra non ha struttura, non ha carattere, non ha nemmeno l’ombra di una mentalità vincente.

Oggi si poteva sognare la zona playoff, invece il Bari non ha nemmeno bussato a quella porta. È una squadra che, pur cambiando uomini e interpreti, resta sempre la stessa: remissiva, molle, incapace di trasformare la superiorità in dominio. Una squadra “ibrida”, come sospesa tra ambizione e rassegnazione.

Tolstoj scriveva che “tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.” E il Bari, nel suo modo unico e inconfondibile, continua a essere infelice: fragile, inconsistente, disorientato.

Se non si riescono a vincere partite come questa, contro l’ultima in classifica che merita questa posizione e in superiorità numerica, allora è inutile illudersi. L’obiettivo non può essere altro che la salvezza, e nemmeno quella sarà scontata. Perché stasera sarebbe bastata una Carrarese per sbancare il ”Picco”. E forse anche la derelitta Sampdoria. Poi ci si chiede il perchè lo Spezia è ultimo ed il Bari è così scarso: bastava guardare la partita di oggi.

Perché come ricordava Albert Camus, “a lungo andare, la più dolorosa delle tragedie è l’abitudine.”
E il Bari, purtroppo, sembra essersi abituato a deludere.

Massimo Longo

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