Una sana Direzione di Longevità va intrapresa con il mangiare sano e leggendo bene le etichette

La spesa al supermercato va fatta con attenzione non solo ai prezzi ma anche alle etichette sulle confezioni, le sorprese non mancano con aggiunta di zuccheri anche ai boccacci di peperoni e pomodori.
Quando troviamo la scritta “Senza” vuol dire che l’alimento contiene quel nutriente in quantità vicina allo zero (esempio: formaggio senza grassi); la dicitura “A basso contenuto di…” vuol dire che l’alimento contiene quel nutriente in quantità inferiore rispetto alla versione standard (formaggio a ridotto contenuto di grassi). Se c’è “A ridotto contenuto di…” significa che l’alimento contiene il nutriente indicato in quantità inferiore del 30% rispetto alla versione classica (esempio: formaggio a ridotto contenuto di grassi). Vediamo in dettaglio:
• “Senza zuccheri”: il prodotto non può avere più di 0,5 g di zucchero per etto.
• “Senza zuccheri aggiunti”: il prodotto non ha zucchero o altri sostituti.Se lo contiene di per sé,deve esserci scritto “contiene naturalmente zuccheri”.
• “A basso contenuto di zuccheri”: il prodotto non presenta più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g/100 ml per i liquidi;
• “Senza grassi”: non deve superare lo 0,5 g di grassi su 100 g di prodotto.
• “A basso contenuto di grassi”: i limiti variano a seconda del prodotto, per i liquidi sono ok 1,5 g/100 ml (il latte 1,8 g/100 ml), mentre per i cibi solidi massimo 3 g ogni 100 g.

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Altro nutriente in etichetta al quale prestare attenzione dopo i 50 anni,quando aumenta anche per le donne il rischio cardiovascolare, sono i grassi o lipidi, che si suddividono in grassi insaturi (monoinsaturi e polinsaturi) o saturi.
I primi sono quelli considerati “buoni”, di cui sono ricchi gli oli di girasole, di semi, d’oliva, di lino; i grassi saturi sono i “cattivi”, perché alla lunga innalzano i livelli di colesterolo. Maggiori quantità di grassi saturi li troviamo nel burro, nello strutto, ma anche nell’olio di palma, di cocco e nella margarina. Per resistere meglio all’ossidazione possono essere sottoposti a un processo di idrogenazione (che va segnalato in etichetta) che forma i grassi trans, pericolosi per il cuore.Altre fonti lipidiche da evitare sono l’olio di palmisti, cotone, colza e karité. L’ideale è scegliere prodotti in cui, per 100 g, i grassi complessivi siano inferiori a 10 g, di cui quelli saturi meno della metà del totale.
Prestare attenzione anche agli additivi alimentari nelle buste dei salumi con i conservanti E249- E250 (Nitriti) E251-E252 (Nitrati) da contenere in consumi occasionali preferendo i prosciutti al banco “senza conservanti”.
Umberto Palazzo
Esperto In Educazione Sanitaria














