“Transizioni, Economie e Comunità” – Il ruolo dell’Immobiliare nell’Italia che cambia

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In un momento segnato da sfide decisive per il futuro delle città, quali cambiamento climatico, transizione digitale, emergenza abitativa, domanda di rinnovate infrastrutture, e fine della spinta dei fondi PNRR, il real estate italiano si interroga sul proprio ruolo, sulla sua reputazione e sul contributo che può offrire allo sviluppo urbano ed economico del Paese.

A valle di un 2025 segnato dalla battuta d’arresto di Milano, locomotiva del settore negli ultimi anni, Platform Real Estate ha riunito al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo  i protagonisti della filiera: investitori, sviluppatori, asset manager, rappresentanti istituzionali, progettisti, consulenti e imprese.

L’evento è stato ideato da Platform e coprodotto con PPAN, advisor scientifico, communication e content partner dell’edizione 2025 e restituisce una fotografia aggiornata dello stato dell’arte del settore immobiliare, evidenziando come l’integrazione della filiera sia oggi condizione imprescindibile per attivare processi di reale rigenerazione urbana, innovazione sostenibile e sviluppo economico, in una fase di profonda transizione che richiede nuove forme di partenariato pubblico-privato, certezza di tempi e regole, strumenti finanziari ibridi, e un cambio di passo sul fronte della trasparenza e dell’impatto sociale.

L’appuntamento, con oltre 40 relatori, si è proposto come una piattaforma per leggere le traiettorie dell’economia immobiliare e urbana italiana attraverso un approccio interdisciplinare e una prospettiva di filiera. Un’occasione per mettere a sistema visioni, competenze e strumenti per costruire una nuova stagione del real estate in Italia, capace di coniugare impatto, innovazione e qualità urbana.

«Non un evento chiuso fra addetti ai lavori, ma un osservatorio aperto, dove la filiera immobiliare si narra, si mette in relazione e si ingaggia per costruire un linguaggio nuovo, capace di parlare alle istituzioni, alle comunità e al mondo finanziario con la credibilità del dato e la forza del progetto. Una galassia che può giovare del contributo del mondo dell’architettura e dell’ingegneria, solo si rafforza la conoscenza e fiducia reciproca», ha dichiarato Simona Finessi, founder Platform Network e co-editorial director Platform architecture.

Il programma della seconda edizione, curato con la regia editoriale e scientifica di PPAN, ha riunito le principali voci del settore per tratteggiare i nuovi paradigmi di un mercato in rapida evoluzione.

«Un’inchiesta giornalistica live – ha commentato Paola Pierotti, co-founder PPAN e moderatrice della due giorni – frutto di un dialogo con gli stessi protagonisti, che con la loro esperienza e competenze, diventano fonte per contenuti, progetti e programmi, tracciando tendenze che sono servizio per operatori economici e Pubblica amministrazione».

Tra i temi al centro del confronto: governance pubblico-privato, finanza d’impatto, evoluzione dell’abitare, frontiere ESG, ruolo delle nuove generazioni, trasformazione tecnologica, valore reputazionale del settore, nuove metriche di sostenibilità applicata al costruito.

Rigenerazione urbana: strategia, impatto e reputazione
La rigenerazione si conferma l’asse portante dell’immobiliare contemporaneo: non solo trasformazione fisica, ma azione con impatto reputazionale, sociale e culturale. Operazioni di lungo periodo che premiano la qualità del progetto e il coinvolgimento della comunità, mettendo in discussione i paradigmi consolidati della rendita e della pura valorizzazione edilizia.

ESG: dal racconto ai dati, dalla visione al capitale
Le politiche ESG superano la logica della compliance e diventano fattore di posizionamento industriale e finanziario. Si afferma una nuova cultura della misurazione e della trasparenza: dal retrofit energetico ai criteri di investimento green, al recupero del patrimonio dismesso traguardando la sfida della decarbonizzazione.

Tra Gen X e Gen Alpha: abitare e lavorare cambiano pelle
Le generazioni evolvono e con esse cambia la domanda: l’immobile non è più bene, ma servizio — flessibile, ibrido, tecnologico. La casa diventa piattaforma, lo spazio di lavoro si fa relazione, lo student housing e il senior living assumono il ruolo di nuove infrastrutture sociali. La sfida? Innovare, creando cultura, considerando l’impatto sul territorio e la comunità allargata.

Infrastrutture resilienti e città “pronte”: il real estate come integratore di sistema
Gli investimenti immobiliari guardano a un orizzonte più ampio: infrastrutture sociali, logistica di prossimità, digitalizzazione, nuova mobilità.

Competenze 4.0 e dialogo continuo tra pubblico e privato
Il settore riconosce il valore del capitale umano: progettisti, manager, advisor, legali, economisti, tecnologi. Ruoli che si ibridano, costruendo un’alleanza tra professionalità diverse ma accomunate da un obiettivo: definire modelli operativi credibili, sostenibili e replicabili.

Otto tavole rotonde e tre dialoghi a più voci compongono il programma della due giorni, affrontando temi strategici per il futuro dell’immobiliare.

Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, ha aperto i lavori con un messaggio chiaro: «È evidente che ciò che è accaduto a Milano ha lasciato un segno sull’intero Paese. Alcuni interventi, talvolta già conclusi, sono stati rimessi in discussione: il punto di fondo è che viene meno la certezza. E se viene meno a Milano, l’onda lunga può colpire la reputation di tutto il sistema. Per questo a Roma noi vogliamo garantire un quadro chiaro di regole per favorire la trasformazione urbana: lo facciamo con una delibera nelle prossime settimane che definisce con certezza le modalità di applicazione della legge regionale sulla rigenerazione urbana, e con le nuove norme tecniche del PRG a cui stiamo lavorando da tempo proprio perché avevamo intuito da subito che l’evoluzione delle norme di piano sono lo strumento migliore per superare le sovrapposizioni e le contraddizioni fra norme locali e nazionali che spesso, invece di semplificare, hanno generato un’incertezza normativa diffusa. A Roma il 60% del costruito, realizzato nella seconda parte del ‘900, presenta una qualità edilizia insufficiente, ed è qui che ci aspettiamo le proposte dai privati. Abbiamo un deficit di circa 70mila abitazioni nei prossimi dieci anni da colmare: se andassero tutte sul mercato libero, due terzi resterebbero invendute perché il ceto medio oggi non può permettersele. Questa è la sfida che ci aspetta: garantire sostenibilità economica a queste operazioni, rivedendo ad esempio anche il nostro regolamento per il social housing».

Su cosa fare e come farlo, Stefano Scalera (Invimit) ed Emanuele Caniggia (DeA Capital) si sono confrontati con un approfondimento sulla visione pubblica e l’apporto che gli operatori economici possono dare per una scommessa condivisa.

«Riguardo alla regia pubblica nel settore dell’immobiliare, è importante puntare sulla Cabina di regia sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico del MEF, coordinata dal Sottosegretario Albano (in calendario domani mattina alle ore 10, in dialogo con Davide Albertini Petroni, presidente Assoimmobiliare), che sta facendo un importante lavoro di coinvolgimento diplomatico, non coercitivo, dei vari enti a lavorare insieme nello sviluppo del territorio e quindi ad evitare che si affronti, ad esempio, il tema della casa ciascuno per conto suo. Fondamentale per la SGR è, infine, il supporto del Dipartimento Economia del MEF, senza il quale la società non potrebbe in concreto effettuare le proprie attività», ha dichiarato Stefano Scalera, amministratore delegato Invimit.

«Un dialogo efficiente tra pubblico e privato si concretizza quando si discute su cosa dobbiamo e possiamo realizzare insieme, non solo sul come. Questo vuol dire che la politica ha chiaro il quadro e la direzione che vuole imprimere allo sviluppo della società e il privato collabora con le sue competenze e caratteristiche. Oggi le società cambiano e si sviluppano ad una velocità sempre crescente. Per questo è fondamentale saperne interpretare i trend, raccogliendo i suggerimenti di tutte le istituzioni che studiano la società, dalle scienze sociali, a quelle economiche, condividendo insieme al pubblico la visione delle città. La rigenerazione urbana si inquadra in questo contesto, ed è sbagliato considerare gli interventi dei privati solo in chiave speculativa. Rigenerazione urbana vuol dire riqualificare un intero quadrante, un quartiere di una città, migliorandone la vivibilità, i trasporti, le infrastrutture, la sicurezza. Il sinonimo di rigenerazione urbana per me è riqualificazione di un territorio», ha commentato Emanuele Caniggia, amministratore delegato di Dea Capital.

Camimi Weber (CDP) e Silvia Viviani (TES) hanno discusso di rigenerazione come infrastruttura sociale, oltre la sola leva urbanistica, per mettere a fuoco quanto il rapporto tra pubblico e pubblico sia propedeutico alla virtuosa relazione tra pubblico e privato. Riferimenti diretti alla capacity building delle Pubbliche Amministrazioni e al coraggio di sperimentare e innovare in un virtuoso dialogo tra pubblico e pubblico. Tra gli altri speaker Nicola Plescia (Ardian), Giuseppe Pizzuti (BNP Paribas Real Estate), Massimiliano Marzo (Agenzia del Demanio) e Paolo Gencarelli (Poste Italiane) ampliano la discussione sul tema dell’immobiliare a impatto ESG e sull’evoluzione della domanda tra le nuove generazioni.

Sono intervenuti anche Giuseppe Amitrano (Dils), Valeria Falcone (Colliers) e Domenico Bilotta (Investire SGR), con un focus sul ruolo dell’immobiliare nelle iniziative di rigenerazione urbana.

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