Per la commissione Europea l’ Italia potrebbe uscire dalla procedura di deficit eccessivo, già dal prossimo anno

Economia & Finanza

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Italia potrebbe uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo già nella prossima primavera. A dirlo è stato il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis che ha però anche sottolineato che la crescita della nostra economia rimarrà modesta nonostante i fondi del Pnrr. Il nostro Paese era finito sotto la lente della Commissione insieme ad altri membri Ue a giugno 2024 dopo aver superato per diversi anni la fatidica soglia del 3% tra entrate e uscite. La procedura ha comportato il rientro nei parametri attraverso una riduzione del rapporto tra deficit e Pil dello 0,5%.

Secondo la commissione europea ad aiutare questo processo dovrebbe esserci l’inflazione, che  dovrebbe rimanere contenuta nel 2025-26 grazie al calo dei prezzi dell’energia, e tornare a circa al 2% nel 2027. Il disavanzo pubblico dovrebbe quindi scendere invece al 3% nel 2025, e con un piccolo sforzo in più l’Italia potrebbe uscire dalla procedura d’infrazione già nel 2026 (basta andare sotto il 3%). Il deficit diminuirà al 2,6% del pil nel 2027 ma il rapporto debito/pil dovrebbe salire al 137,9% nel 2026 e poi ridursi solo al 137,2% nel 2027 perché «l’avanzo primario sarà ancora insufficiente a compensare l’impatto dei differenziali tra tassi di interesse e tassi di crescita, che aumentano il debito, e degli aggiustamenti stock-flussi».

Dombrovskis ha messo in chiaro che l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione sarà possibile a patto che le stime di crescita autunnali vengano confermate in aprile. Il commissario Ue ha però rimarcato che l’economia italiana resta sostanzialmente stagnante. “Per quanto riguarda la crescita economica”, ha aggiunto, “prevediamo una crescita modesta dello 0,4% quest’anno e dello 0,8% nei prossimi due anni”.

Come in altri Paesi, ha detto ancora Dombrovskis, la tendenza italiana è “trainata dai consumi delle famiglie e dagli investimenti”, con il Recovery Fund che rimane “il principale motore degli investimenti pubblici”. Tuttavia, ha spiegato ancora, la scadenza del Recovery Fund nel 2026 coinciderà con un incremento dei finanziamenti e degli investimenti di coesione, previsti nel contesto del prossimo budget europeo, “che aiuteranno a sostenere il livello degli investimenti pubblici”.

Allargando l’orizzonte a tutta l’Unione la Commissione europea prevede che l’economia Ue cresca dell’1,4% sia nel 2025 che nel 2026, prima di salire all’1,5% nel 2027. Il dato relativo al 2025 è migliore rispetto alle aspettative perché deriva da un’impennata delle esportazioni avvenuta in previsione dell’aumento dei dazi. Secondo Dombrovskis la crescita avvenuta nel terzo trimestre “dimostra la resilienza complessiva dell’economia dell’Ue nel navigare un ambiente altamente difficile e incerto”.

“Abbiamo anche rivisto al rialzo le prospettive per il 2026, tenendo conto anche dell’impatto dello stimolo fiscale tedesco e di una maggiore distribuzione dei fondi dal Resilience and recovery Facility”, il fondo europeo per supportare le economie dei Paesi membri dopo la pandemia. “Nel complesso – ha concluso Dombrovskis -, il contributo delle esportazioni nette alla crescita è previsto essere negativo nel 2025 e 2026, prima di diventare neutrale nel 2027”.

 

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