di Domizia Di Crocco
Roma – In una maggioranza che finora aveva mostrato un volto compatto, la proposta di legge sullo Ius Italiae è bastata a incrinare l’immagine di unità della destra di governo. Forza Italia ha scelto di rimettere sul tavolo il tema della cittadinanza per i figli degli immigrati, e Giorgia Meloni, sorpresa dalla mossa, ha risposto con il gelo dei leader che non vogliono aprire nuovi fronti.
Il progetto firmato da Antonio Tajani – cittadinanza per i minori nati all’estero che abbiano completato dieci anni di scuola in Italia con profitto – non è una rivoluzione. È, semmai, un tentativo di portare razionalità in un sistema che da anni lascia migliaia di giovani in una terra di nessuno: italiani di fatto, stranieri per legge. Ma in un governo che ha costruito buona parte del proprio consenso sulla difesa dei confini e sul linguaggio dell’identità, l’iniziativa suona come una nota stonata.
Meloni ha provato a chiudere la questione in poche parole, invitando tutti a concentrarsi sulle ‘priorità’. Tradotto: non se ne parla. Salvini, prevedibilmente, ha colto la palla al balzo per ribadire la linea dura, accusando Tajani di voler ‘rendere la cittadinanza più accessibile agli stranieri’. La Lega, peraltro, non può permettersi cedimenti: la concorrenza interna sul fronte sovranista è feroce, e ogni apertura rischia di essere letta come un tradimento dell’elettorato.
Tajani, invece, ha giocato una partita diversa. Da tempo Forza Italia cerca di recuperare un profilo moderato, europeo, più vicino ai popolari che ai patrioti. Lo Ius Italiae è il suo modo di dire: noi non siamo come loro. È un messaggio rivolto all’interno e all’esterno, ma anche un tentativo di dare un respiro civile a un governo che vive di emergenze e contrapposizioni.
In fondo, questa piccola frattura racconta una verità più grande: la destra italiana non è un blocco monolitico. È una coalizione in cui convivono tre anime diverse – il nazionalismo di Meloni, il populismo di Salvini e il moderatismo europeista di Tajani – unite più dal potere che da una visione comune del futuro.
Lo Ius Italiae difficilmente passerà in questa legislatura, ma ha già ottenuto un risultato politico: ha mostrato i limiti della compattezza meloniana. E ricordato al Paese che, prima o poi, anche la destra dovrà fare i conti con un’Italia che cambia — e con una generazione di ragazzi che italiani lo sono già, con o senza un pezzo di carta.
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